Il movimento e la scintilla

La situazione è disperata. A salvarci – come scrive Marco Revelli – può essere solo qualcosa di straordinario. Un movimento dal basso, un’insorgenza universale e trasversale dei popoli, una mobilitazione oceanica. Un fenomeno che si forma per accumulazioni successive e poi, magari all’improvviso, esplode. Eppure qualcosa sta a noi: creare le precondizioni perché quella mobilitazione avvenga.

“Portobello” di Marco Bellocchio

Nella sua serie in sei puntate sul caso Tortora, Marco Bellocchio ci racconta che la verità è un castello di carte e che la finzione, la maschera, il racconto ormai si sono mangiati la realtà. Il bersaglio del regista, dunque, non è tanto quello più ovvio della malagiustizia, quanto quello più ampio e profondo dell’inautenticità del mondo in cui siamo immersi.

Dal referendum una lezione per la sinistra

Due indicazioni emergono chiare dal voto referendario: la diffusa percezione che la posta in gioco era tutta politica e non semplicemente tecnica e il ritorno al voto di quote di elettori disgustati e sfiduciati nei confronti del sistema partitico. Alla sinistra comprendere che chi è uscito dall’astensione per tornare a votare, ritornerà facilmente ad essa se non avverte un segno di mutamento.

Argentina 24 marzo ’76: un golpe che ha fatto scuola

50 anni fa il golpe argentino aprì una una stagione di repressione feroce e indiscriminata con esecuzioni extragiudiziali, sequestri, carcerazioni in luoghi sconosciuti, torture sistematiche, dispersione finanche dei cadaveri. Fu, insieme al precedente cileno, uno spartiacque politico ed etico, conseguenza di scelte economiche liberiste, le cui conseguenze si avvertono tuttora. Ben oltre l’America Latina.

Chi non vuole l’energia pulita?

Mentre la guerra all’Iran sta facendo precipitare ovunque la crisi energetica, l’Italia resta la maglia nera in Europa per produzione di energia. Negli ultimi due anni, infatti, ha tagliato di soli 7 punti la dipendenza dall’estero (passando dal 79% al 72% nel 2024) e, quanto alla produzione da rinnovabili, è rimasta ben al di sotto della media europea. In compenso, mentre la produzione resta ferma, il consumo energetico aumenta.

Oggi è una bella giornata!

Oggi è una bella giornata. Una giornata di festa. In 14.461.074 (il 53,7 per cento dei votanti) abbiamo detto che la Costituzione si può cambiare ma non stravolgere. E la riforma costituzionale della giustizia – un attacco alle fondamenta del progetto costituzionale – va nel dimenticatoio. Ha vinto la partecipazione, e il mito della invincibilità della destra si è sgretolato. C’è ancora molta strada da fare ma la direzione è quella giusta.

Ha vinto il no, non l’immobilismo

In questa campagna elettorale i magistrati sembrano aver ritrovato una consonanza con la Repubblica: non il consenso, ma una legittimazione costruita sul rispetto delle regole, sulla fatica del giudizio, su un controllo da parte di quel popolo in nome del quale la giustizia viene amministrata. Sarebbe un errore imperdonabile leggere questo voto come un’autorizzazione a restare immobili o, peggio, a chiudersi nel corporativismo.

In ricordo di Dario Fo e Franca Rame

Il 24 marzo è il centenario della nascita di Dario Fo. Difficile che questo Governo a trazione neofascista lo ricordi e in ogni caso Fo non gradirebbe una commemorazione ipocrita. Spetta a chi ha amato e apprezzato lui e Franca Rame ricordare e rivivere il contributo culturale e politico di due grandi e impareggiabili interpreti dell’arte italiana che seppero unire cultura e impegno sociale.

Umberto Bossi: un no che investe anche il presente

Il giudizio politico su Bossi non può che essere pesantemente negativo. Ma questo giudizio deve necessariamente essere formulato attraverso una lettura generale della catena di eventi politici che hanno riguardato l’Italia tra gli anni Settanta e Novanta. Dire No a Bossi significa, in altre parole, esprimersi non semplicemente contro un personaggio del passato, ma contro una parte significativa dell’Italia attuale.

L’Europa e la convenienza della pace

I governanti europei preparano la guerra, anche se il solo ipotizzarla, contando su una campagna di manipolazione e di menzogne e inventando qualche provocazione per aizzare l’odio contro il nemico, è una assoluta follia. Sembra difficile oggi staccarsi dall’abbraccio servile come UE, ma si può. La Spagna mostra la strada. Cacciare il governo Meloni costituirebbe un buon passo per farlo anche noi.