Enzo Scandurra, urbanista, saggista e scrittore; già ordinario di Urbanistica presso Sapienza di Roma, più volte direttore del dipartimento di Architettura e Urbanistica e Coordinatore nazionale del Dottorato in Architettura e Urbanistica, si occupa di problemi legati all’ambiente e alle trasformazioni della città. È autore di numerosi testi, ultimi dei quali: “Muri” (manifestolibri, 2017, con M. Ilardi), “La città dell’accoglienza” (in collaborazione, manifestolibri, 2017), “Splendori e miserie dell’urbanistica” (con I. Agostini), (DeriveApprodi, 2018), “Biosfera. Il luogo che abitiamo” (DeriveApprodi, 2020, con G. Attili e I. Agostini), “Contronarrazioni” (curatela con T. Drago, Castelvecchi, 2021), “La svolta ecologica. Ultima chance per noi e il pianeta” (DeriveApprodi, 2022), “Cambiamento o catastrofe? La specie umana al bivio” (a cura di T. Drago, E. Scandurra, Castelvecchi, 2022), “Roma o dell’insostenibile modernità” (DeriveApprodi, 2024).

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Le città non possono morire

Le città, e il loro patrimonio di civiltà, sono a rischio. In Medio Oriente, sotto bombardamenti sistematici e terribili; ma anche in Occidente, a causa della devastazione neoliberista fatta di privatizzazione degli spazi pubblici, cacciata dei vecchi abitanti, speculazioni e via dicendo. Eppure le città non possono morire, per usare le intense parole di Giorgio La Pira al Convegno mondiale di Sindaci di Firenze del 2 ottobre 1955.

Il movimento e la scintilla

La situazione è disperata. A salvarci – come scrive Marco Revelli – può essere solo qualcosa di straordinario. Un movimento dal basso, un’insorgenza universale e trasversale dei popoli, una mobilitazione oceanica. Un fenomeno che si forma per accumulazioni successive e poi, magari all’improvviso, esplode. Eppure qualcosa sta a noi: creare le precondizioni perché quella mobilitazione avvenga.

L’impossibile Politica che resiste

Ci aspetta il futuro di un pianeta governato da poche decine di uomini con una riserva infinita di schiavi al seguito? Ci sono molte ragioni per essere pessimisti, ma altrettante per pensare a un cambiamento: la bellezza di un mondo che resiste alla distruzione e una politica che sopravvive nel dissenso dei giovani che non si riconoscono nel vecchio mondo e nelle donne che sanno ormai di contare e di saper cambiare.

Harry è passato, ma è solo un avvertimento

Il ciclone Harry ha devastato Calabria, Sicilia e Sardegna. Onde alte fino a nove metri hanno travolto tutto quanto hanno trovato sulla loro strada lungo decine di chilometri. Mentre contiamo i danni, abbiamo due certezze: che altri cicloni si abbatteranno sul Mediterraneo con effetti ancora più devastanti e che ciò accade non per colpa della natura ma per l’azione irresponsabile dell’uomo.

Città in vendita: Firenze e non solo

“Firenze alienata. Vendita dello spazio pubblico e finanza immobiliare” (a cura di Ilaria Agostini e Francesca Conti) è un atto d’accusa che dimostra plasticamente le conseguenze sociali devastanti della svendita del patrimonio delle città ai fondi privati e dell’abbandono della cifra politica dell’urbanistica. Ma che getta lo sguardo, anche, sulle tante proposte e lotte per uno sviluppo alternativo della città.

L’aria della città non rende (più) liberi

L’attitudine delle città ad essere luoghi di autentica convivenza civile, e non meri spazi attraversati da flussi di merci, è logorata dall’omologazione prodotta da globalizzazione e ideologia neoliberista. La politica, soprattutto di destra, si occupa delle città come teatri delle paure o vetrine per un turismo di lusso. Ai cittadini rimane un senso di solitudine, cavalcato da retoriche della sicurezza che non risolvono i problemi.

Cercare il socialismo nella vita, non nelle teorie

Piuttosto che cercarlo nelle teorie, il socialismo va trovato dove di fatto si è già realizzato: nella vita quotidiana e attenta dei piccoli paesi quasi abbandonati, nel ritorno a pratiche ormai desuete e fondate su un’economia che abbia come fine non il profitto, ma la produzione di beni materiali necessari alla vita di tutti i giorni. Ovviamente non basta. Ma da queste esperienze occorre partire.

S’affaccia l’ennesimo condono

Con l’approssimarsi delle elezioni si riaffaccia lo spettro di un quarto condono edilizio. La successione dei condoni ha provocato nel territorio nazionale disastri (alluvioni, frane, esondazioni di fiumi etc.) simili a quelli prodotti da una guerra. Ma il partito della premier propone di riaprire i termini della sanatoria del 2003, così realizzando, sostanzialmente, un condono.

La Milano da bere si è ubriacata di liberismo

La storiaccia che scuote Milano è l’epilogo della vicenda, iniziata negli anni Ottanta, che ha cancellato l’urbanistica (intesa come veicolo per una città a misura d’uomo), sostituendola con la liberazione da lacci e lacciuoli in vista dell’edificazione di un’avveniristica città per ricchi. Una follia insostenibile, fondata anche su favori e compiacenze tra “quelli che contano”, che ha sedotto la sinistra non solo a Milano.