Piero Bevilacqua, già professore di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, è scrittore, saggista e politico.

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L’Europa e la convenienza della pace

I governanti europei preparano la guerra, anche se il solo ipotizzarla, contando su una campagna di manipolazione e di menzogne e inventando qualche provocazione per aizzare l’odio contro il nemico, è una assoluta follia. Sembra difficile oggi staccarsi dall’abbraccio servile come UE, ma si può. La Spagna mostra la strada. Cacciare il governo Meloni costituirebbe un buon passo per farlo anche noi.

Le condizioni per tornare a parlare di socialismo

La sconfitta del movimento operaio organizzato alla fine del secolo scorso è stata provocata da due processi convergenti: il successo incontrastato del capitalismo in Usa e Gran Bretagna e il crollo dell’Unione Sovietica. La Sinistra non lo ha capito o lo ha rimosso. Ma, per tornare a parlare di “socialismo” in un mondo attraversato dalla fine del primato Usa e dall’affermarsi di nuovi attori, con quei processi occorre fare i conti.

Il genocidio è americano

Il cessate il fuoco a Gaza ottenuto da Trump è un sollievo per tutti ma, per una pace duratura, occorre evitare rimozioni e prendere atto che l’annientamento del popolo palestinese non è un disegno folle e solitario di Netanyahu ma l’obiettivo dell’intero fronte sionista e che il genocidio perpetrato non sarebbe stato possibile senza l’appoggio militare, politico e mediatico degli Usa.

Il pregiudizio democratico

C’è in molti analisti, esponenti politici, giornalisti occidentali una sorta di “pregiudizio democratico”, in forza del quale la politica estera di uno Stato viene giudicata in base al suo regime interno e la storia di un Paese si sovrappone all’attualità. Ciò consente a quegli analisti di schierarsi acriticamente con Israele o con gli Stati Uniti e di sottovalutare le potenziali positive di un’alleanza come quella dei Brics.

Palestina: un genocidio in nome di Dio

Ci sono, nell’informazione sul genocidio in atto in Palestina, due omissioni gravissime. La prima riguarda il fatto che quello di Israele è, a differenza del colonialismo classico, un “colonialismo d’insediamento” che non si limita a sfruttare i nativi ma li caccia dai loro territori. La seconda è l’occultamento della circostanza che la cacciata dei palestinesi e il loro genocidio sono realizzati, ed è la cosa più terribile, in nome di Dio.

La guerra in Ucraina e le bugie dell’Europa

L’Europa ha perso la guerra contro la Russia, condotta con il sangue ucraino e in appoggio subalterno agli USA, e ora si trova umiliata da Trump, che ha cambiato strategia e la tiene lontana da ogni trattativa di pace. A ciò reagisce con il devastante errore di un ulteriore riarmo, fondato su due bugie: che la Russia abbia mosso guerra all’Ucraina per mire imperiali e che minacci di invaderci. Ma le cose non stanno così.

È per l’Europa che dobbiamo mobilitarci o per la pace?

Michele Serra ci esorta a mobilitarci per l’Europa. Ma di quale Europa parliamo? Di quella che, per oltre quattro secoli, ha saccheggiato i paesi di gran parte del globo, che nel secolo scorso ha scatenato due guerre mondiali e che, negli scorsi decenni, ha demolito i pilastri delle democrazie costituzionali postbelliche? Forse, guardando anche al presente, non è per l’Europa ma per la pace che dobbiamo mobilitarci.

Israele ha distrutto Gaza ma sta perdendo la guerra

Può sembrare paradossale affermarlo, ma Israele, nonostante i successi militari e l’uccisione di circa 45 mila palestinesi, politicamente sta perdendo la guerra. Emergono, infatti, agli occhi del mondo il suo progetto di polizia etnica e la politica coloniale del suo alleato americano. Quel che occorre ora è la capacità dei movimenti e del mondo del pacifismo di costituire un’alleanza a sostegno della resistenza palestinese.

Gli interessi degli Stati Uniti e quelli dell’Europa

Negli ultimi anni la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa è stata univoca: staccarla dalla Russia, anche a costo di guerre e menzogne. Il ceto politico europeo ha risposto delegando la propria politica estera alla Nato. Ciò sta precipitando l’Europa in uno scenario di crisi che diventerà insostenibile se non riprenderà un’iniziativa politica, per esempio con la proposta di una conferenza internazionale di pace.