Carcere, dipendenze, comunità: i numeri a caso del ministro Nordio

Ci sono, in carcere, 20mila persone con problemi di dipendenza. Il Governo vara un disegno di legge che estende i casi di detenzione domiciliare e il ministro Nordio promette la scarcerazione e la cura in comunità di 10mila tossicodipendenti. In realtà, con gli stanziamenti previsti, saranno forse 500, il provvedimento presenta molte criticità e restano fermi i reati, di comprovata inefficacia, connessi con gli stupefacenti.

E adesso? Sull’inserimento lavorativo degli ex detenuti

C’è una domanda che tormenta chi, in carcere, fa l’educatore. Quante delle persone incontrate tra quelle mura, una volta libere si sono reinserite nella società? La risposta è, purtroppo, sconsolante: assai pochi, quasi nessuno. Solo chi aveva una stabilità già prima della detenzione ha qualche chance. E non parliamo di chi ha delle dipendenze. La ragione? Tra le molte, la pressoché titale mancanza di possibilità lavorative.

Noterelle dal carcere: un incontro inatteso

L’inizio dell’anno scolastico in carcere riserva sempre delle sorprese. Non sai mai se i tuoi allievi saranno ancora quelli dell’anno scorso e chi saranno i nuovi. Ma possono esserci anche delle sorprese aggiuntive. Come quella di ritrovarti nei banchi un vicino di casa del tutto inatteso. Con imbarazzo reciproco e, forse, con l’apertura di un dialogo…

“Voci lontane”: diario di un professore in carcere

Un libro, l’ennesimo libro, su un carcere in cui i detenuti continuano ad aumentare anche se i reati diminuiscono. Un libro, questa volta, di un professore che nel carcere insegna e che attinge alle parole, ai pensieri, ai sentimenti delle persone detenute incontrate. E una riflessione anche sull’organizzazione e sul senso della scuola all’interno di una struttura carceraria.

Il reato più comune

“Il crack è così. Prima fumavo una volta ogni due settimane, ero contento perché riuscivo a gestirmi. In settimana lavoravo, venerdì sera compravo e nel weekend dicevo agli amici che ero stanco e non uscivo. Fumavo poco, ma di continuo, in modo che gli effetti perdurassero. Poi ho aumentato la frequenza. Così mi sono lentamente isolato, perdendo anche gli amici. E sono cominciati i furti e il carcere…”

Noterelle dal carcere: “Vorrei sapere”

«Dopo sei anni in carcere, non so ancora se per lo Stato sono definitivamente colpevole o innocente. Intanto le mie attività sono fallite, non sono più aggiornato sul lavoro e, se anche dovessi uscire, come mi presenterei sul mercato? A oltre 50 anni devo ripartire da solo e da zero, per di più con il dispiacere di avere perso mio padre senza aver potuto fare nulla per lui»: lo sfogo di un detenuto e i tempi della giustizia.

Noterelle dal carcere: “A testa alta!”

Compito in classe in carcere. Un allievo, parlando del figlio, scrive che ogni colloquio con lui in videochiamata termina con un saluto reciproco: “A chèpa jèlt!” (A testa alta!). Difficile proposito per entrambi: per il padre, che vorrebbe trasmettere sicurezza, ma denuncia impotenza; per il figlio che vorrebbe superare lo stigma sociale del padre detenuto, ma non ci riesce. Il carcere è anche questo…

Noterelle dal carcere: «Cose che succedono…»

«Niente, prof., cose che succedono». Così, all’insegnante, un ragazzo sceso a scuola con il volto tumefatto. Succede, appunto, in carcere. Ci si picchia per sgarbi, per il potere in sezione, per debiti contratti. Parlarne non conviene. I lividi da blu divengono giallognoli, fino a confondersi con le cromie della pelle. E tutto passa. Tutto, salvo le dinamiche carcerarie che restano sempre le stesse.