Creso

L’infausta profezia di Creso e la fine dell’Impero d’Occidente

Come Creso, ricchissimo ma ottuso re della Licia fraintese la profezia di Delfi e credendo di distruggere l’impero persiano ne fu invece distrutto, allo stesso modo il vertice dell’Impero d’Occidente, decidendo la guerra all’Iran, accelera la crisi che da tempo ne mina le basi. Crisi di costume, di leadership, di cultura, ma soprattutto crisi strutturale che segna un passaggio di egemonia mondiale.

Referendum: Radiografia di un miracolo

Il 22 e 23 marzo ci ha salvato il voto delle donne, dei giovani e dei cittadini che non tollerano la manomissione della Costituzione e l’arroganza del governo. Qui analizziamo quel miracolo alla luce di tre fattori: quello territoriale (il NO ha vinto nelle metropoli e nelle grandi città), quello anagrafico e quello culturale. Con una conclusione: nessuno pretenda di intestarsi questo successo, maturato soprattutto dal basso.

Oggi è una bella giornata!

Oggi è una bella giornata. Una giornata di festa. In 14.461.074 (il 53,7 per cento dei votanti) abbiamo detto che la Costituzione si può cambiare ma non stravolgere. E la riforma costituzionale della giustizia – un attacco alle fondamenta del progetto costituzionale – va nel dimenticatoio. Ha vinto la partecipazione, e il mito della invincibilità della destra si è sgretolato. C’è ancora molta strada da fare ma la direzione è quella giusta.

Senza limiti

Lo smisurato, illimitato e impunito genocidio di Gaza ha aperto la porta a una guerra senza limiti: morali, giuridici, umanitari. L’insieme di rapporti e l’antropologia del potere emersi, in parallelo, dagli “Epstein Files” ne hanno dimostrato l’intreccio con le politiche interne degli Stati Uniti e non solo. È sempre più evidente come ciò che limita il potere limita anche la guerra. Quella guerra che, appunto, divampa oggi senza limiti.

Il terzo escluso: i popoli, privati del diritto all’autodeterminazione

Tra la storia della civilizzazione e la storia della barbarie c’è qualcosa in comune, ed è che nessuna delle due coincide con la storia delle vittime. Io sto con le vittime, per questo mi oppongo disperatamente alle guerre e ai suoi coriferi. Eccolo, i terzi esclusi: gli oppressi, le vittime. Come se non sapessimo che in guerra a morire non sono soprattutto i soldati, ma gli innocenti, gli ignari, i poveri, i capitati lì per caso.

Strumentalizzare i migranti: quando la vergogna non ha limiti

Nella campagna referendaria per il Sì si è superato ogni limite. I migranti sono stati deumanizzati e trasformati in oggetti, in strumento per colpire i giudici e le regole. Il messaggio è: “migranti delinquenti liberati da giudici politicizzati”. Ma che valore può avere una riforma che ha come fondamenta l’odio, il razzismo, il culto del nemico alle porte e del traditore della patria in casa?

Epstein e i confini morali delle democrazie

I milioni di documenti contenuti nei cosiddetti Epstein files rappresentano una delle tracce più consistenti per ricostruire dall’interno una storia economica, politica e morale del neoliberismo, nonché del suo sadismo e della sua capacità di smantellare le democrazie e orientare l’ordine del mondo. Per questo non conviene né minimizzarne né ignorarne gli effetti morali e politici.

Giovani e violenza. Se la forza riscrive il mondo

La violenza giovanile, come la violenza in genere, non è un dato di natura ma un problema pedagogico, esito di una cultura diffusa che esalta forza, guerra e repressione. La risposta securitaria (metal detector, controlli, pene) non fa che distogliere dalle sue cause profonde: brutalizzazione delle coscienze, linguaggi bellici, modelli di potere e di costituzione della soggettività. E aumenta il controllo sul dissenso.

Il premier canadese e il cartello del fruttivendolo

Il discorso del premier canadese a Davos è stato nettissimo. Ci ha ricordato che non possiamo illuderci di stare dove siamo stati e che il suicidio dell’Occidente e del suo mondo è irreversibile. Tuttavia non abbiamo idea di dove stiamo andando. E ciò ha consentito al potere di fare quadrato, accantonando la verità e cercando di ridurre la situazione a una difficoltà contingente. Anche se è un tentativo disperato.

Contrastare l’antisemitismo o reprimere il dissenso?

Con i disegni di legge Gasparri e Delrio, il termine “antisemitismo” sta conquistando un posto nel lungo elenco delle parole distorte: la sua condanna, in quanto pratica e tesi aberrante, oltraggio alla dignità e all’uguaglianza, diviene mezzo per giustificare violazioni e repressione dei diritti e per screditare e delegittimare chi oggi critica violenze perpetrate su base razzista e coloniale.