Metti una sera a teatro, al Carignano di Torino, per rivedere l’opera Mistero Buffo di Dario Fo portata in scena dal bravissimo Matthias Martelli, e ti si accende una miscellanea di pensieri ed emozioni e ricordi personali e politici. Nell’attesa dell’inizio dello spettacolo sullo schermo scorre un’anteprima di immagini degli anni 70: le lotte operaie e studentesche, i cortei e gli inevitabili scontri con la polizia, sempre schierata contro le richieste di cambiamento e in granitica difesa dell’ordine costituito. Forse – sia come sinistra storica, sia come nuova sinistra – non si era maggioranza, ma certamente non si era minoritari… E allora ti chiedi, rispetto al grigiore del presente, in quali strade si siano disperse le moltitudini che parteciparono a quella straordinaria stagione di lotte sociali. Forse è andata come l’ha cantata Guccini in Canzone delle osterie di fuori porta: «qualcuno è andato per età, qualcuno perché già dottore, e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po’ peggiore»; oppure come l’ha cantata Venditti «compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu».
Mio padre raccontava che a volte Dario Fo passava, in tarda serata, al bar gestito fine anni 50, dai miei genitori in Piazza Insubria a Milano. Io ascoltavo… e ho ascoltato la sua amarezza nel dirmi della censura che colpì Dario Fo e Franca Rame, estromessi dalla conduzione di Canzonissima nel 1962, per uno sketch che denunciava la mancanza di sicurezza nei cantieri dei lavoratori edili. Si… perché Dario Fo e Franca Rame erano due grandi artisti di teatro che non hanno mai disgiunto l’arte dall’impegno sociale, dalla denuncia, con una feroce satira, delle ingiustizie sociali e nel 1977 Dario Fo ricevette il Nobel per la letteratura proprio con la motivazione: «Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi». L’opera artistica di Dario Fo è enorme: drammaturgo, scrittore, autore, regista. Abbiamo amato il Fanfani rapito o Morte accidentale di un anarchico ma il suo capolavoro è sicuramente Mistero buffo che usando il grammelot, una lingua inventata con un mix di dialetti padani e comprensibile solo grazie alla gestualità del corpo, con l’arte dei giullari medioevali esprime una radicale critica verso l’ipocrisia e la corruzione della Chiesa sempre più lontana dai valori fondanti del cristianesimo.
Per molti di noi della “Nuova Sinistra” era un importante punto di riferimento culturale e anche un esempio per l’impegno politico profuso nel Soccorso Rosso, con la raccolta fondi per le fabbriche occupate dagli operai in lotta o per garantire il supporto legale a compagni incarcerati. Ho avuto l’incredibile fortuna di incontrare Dario Fo, a casa sua, quando siamo andati a ritirare le 120 copie della serigrafia Contatto che Fo disegnò dopo lo sgombero violento della polizia del presidio di Venaus il 5 dicembre 2005, per una vendita e sottoscrizione a favore del Movimento No Tav. Di quel pomeriggio ho l’immagine di un genio dell’arte che, contemporaneamente, parlava con noi della lotta No Tav, personalizzava tre copie della serigrafia, rispondeva al telefono, discuteva con Franca Rame, che entrava e usciva dalla stanza, della truffa che li aveva derubati di parte dell’importo, legato al premio Nobel per la Letteratura del 1997, che volevano devolvere a favore delle famiglie di disabili. Il ricordo corre al Palazzetto dello Sport di Torino nel 1973 per lo spettacolo Guerra di popolo in Cile, all’indomani del golpe sostenuto dagli Usa e realizzato dal generale Pinochet, nel 1975 per la commedia Il Fanfani rapito e per la coraggiosa denuncia nella commedia Marino libero! Marino è innocente… le 120 bugie del pentito Marino, le prove mai provate contro Sofri, Bompressi e Pietrostefani di Lotta Continua per l’uccisione del Commissario Calabresi. Brevi ricordi di una storia collettiva che rimandano agli anni delle “strategia della tensione” camuffati dai media con l’etichetta “gli anni di piombo” che rimandano l’immaginario collettivo direttamente alla stagione della lotta armata delle Brigate Rosse e di Prima Linea, mettendo però sottotraccia le stragi neofasciste avvenute in piena collusione con i servizi segreti e i tre tentativi dei colpi di Stato praticamente omessi dalla storia della Repubblica.
Il Potere presentò il conto a Franca Rame e Dario Fo per la loro militanza culturale e politica nel modo più abbietto, con il rapimento e la violenza su Franca avvenuti il 9 marzo 1973 da parte di un commando di cinque fascisti il cui filo nero rimandò ad alcuni responsabili della Divisione Pastrengo, il Comando Interregionale dei Carabinieri, con sede a Milano. «Il brindisi non ci fu solo perché sul momento mancava lo spumante, ma l’alto ufficiale gioì era appena arrivata la notizia che lo stupro di Franca Rame era stato eseguito» (dalla testimonianza del Generale Nicolò Bozzo, all’epoca capitano). L’alto ufficiale era il generale dei carabinieri Giovanni Battista Palumbo, comandante della Divisione Pastrengo e affiliato, come altri ufficiali dell’Arma, all’eversiva Loggia Massonica P2 di Licio Gelli. «“Anche il probabile coinvolgimento quali suggeritori dell’azione di alcuni ufficiali della Divisione Pastrengo”, scrisse nel febbraio 1988 il giudice istruttore Guido Salvini, “alla luce delle complessive emergenze istruttorie di questi ultimi anni, non deve certo stupire. Si ricordi che […] il Comando della Divisione Pastrengo era stato pesantemente coinvolto, nella prima metà degli anni Settanta, in attività di collusione con strutture eversive e di depistaggio delle indagini in corso”» (il manifesto, 10 marzo 2021). Franca Rame, mancata il 29 maggio 2013, drammaturga, fortemente impegnata politicamente, femminista, traspose con forte coraggio la denuncia del terribile episodio dello stupro subito nell’opera teatrale Tutta casa, letto e chiesa. Nessuno pagò per questa spregevole violenza: salvati dalla prescrizione del reato gli autori materiali, e dai depistaggi i carabinieri della Divisione Pastrengo coinvolti, anche perché, come sostenne il generale Nicolò Bozzo «l’iniziativa doveva per forza venire dall’alto» (intervista al settimanale l’Espresso del 26 febbraio 1998).
Il 24 marzo 2026 ricorre il centenario della nascita di Dario Fo. Difficile che questo Governo a trazione neofascista lo ricordi e in ogni caso Fo non gradirebbe una commemorazione ipocrita. Spetta a chi li ha amati e apprezzati ricordare e rivivere il contributo culturale e politico di due grandi e impareggiabili interpreti dell’arte italiana che seppero unire cultura e impegno sociale.

Bravo Giovanni come sempre. Faccio girare ciao
Nel bellissimo articolo di storia e di narrazione che coinvolge Dario Fo e Franca Rame raccoglie la vita e le vicende di due persone che non possiamo dimenticare!