La Mostra del Cinema di Venezia volta le spalle al presente?

Dopo la Mostra del 2025, dominata dalle polemiche suscitate dalla lettera del collettivo “Artists for Palestine Italia” e nella quale non mancavano opere dal contenuto politico, quest’anno in concorso prevalgono film dedicati alla famiglia, alla coppia e alle relazioni interpersonali. Pareva fosse rimasta fuori dal coro la sola voce di Ali Asgari che racconta cos’è oggi vivere in Iran. Ma poi…

L’Odissea di Nolan e la guerra alla fine della civiltà

L’“Odissea” di Nolan è una versione tragica e senza eroi, dove Ulisse non torna a Itaca a causa della colpa per la distruzione di Troia. Le polemiche sulla fedeltà della trasposizione non hanno senso ché la funzione del mito è quella di raccontare all’infinito la stessa storia in situazioni nuove. E in epoca di ritorno della guerra il racconto si oppone alla rivalutazione del modello virile e violento dell’eroe.

“Ampio appartamento in palazzo di pregio”

Il documentario di Tiziano Locci e Tito Puglielli riflette sulla gentrificazione dei centri storici, raccontando lo sfratto dei condomini da un antico e fatiscente palazzo nel cuore di Palermo. Non lo fa con gli strumenti del cinema di denuncia, ma con lo sguardo rispettoso e pudico che si addice a un luogo sacro, sacro perché la casa contiene l’essenza delle persone e delle loro relazioni.

“Gioia mia” e il ritorno dei film carini

Gioia mia è un film fuori dal tempo, ripescato dalla memoria della regista esordiente Margherita Spampinato, che ricorda con nostalgia le sue estati di bambina degli anni Ottanta, mandata in vacanza in Sicilia dalla nonna. Proprio questa nostalgia costituisce un limite di un film comunque piacevole, nascondendo le asprezze della realtà sotto una spolverata di zucchero.

Quanto è rischiosa l’autofiction tradotta al cinema!

Due film (“Love me tender” e “La più piccola”) con parecchi punti in comune: registe donne, presentazione al Festival di Cannes 2025 e tematica queer. Entrambi i film scontano però il peso del libro da cui sono tratti e le registe non riescono a trovare la giusta distanza tra la voce che dice “io” nel libro e la sua traduzione cinematografica. Restano le buone interpretazioni delle attrici protagoniste.

“Portobello” di Marco Bellocchio

Nella sua serie in sei puntate sul caso Tortora, Marco Bellocchio ci racconta che la verità è un castello di carte e che la finzione, la maschera, il racconto ormai si sono mangiati la realtà. Il bersaglio del regista, dunque, non è tanto quello più ovvio della malagiustizia, quanto quello più ampio e profondo dell’inautenticità del mondo in cui siamo immersi.

“La gioia”: indagine prima di un delitto

“La gioia” è ispirato all’assassinio di Gloria Rosboch, mite professoressa di mezza età, raggirata e uccisa da un suo ex studente nel 2016, in un piccolo comune del torinese. Nicolangelo Gelormini sceglie di raccontare tutto ciò che viene prima del delitto e la vera indagine è sui costumi di provincia e sui rapporti familiari, dove disperazione e voglia di evasione sono le due facce di una stessa medaglia.