Dal referendum una lezione per la sinistra

Download PDF

Molte sono le considerazioni possibili a seguito della netta vittoria del No al referendum, ma qui vorrei soffermarmi solo su due questioni.

Una riprende quanto da me sostenuto in un precedente intervento, la cui sostanza mi pare confermata. E ciò in riferimento diretto a chi pensava fosse sufficiente esibire “lucide, profonde, competenti” analisi di autorevoli giuristi e costituzionalisti (quelli a loro favorevoli, ovviamente) per convincere a votare Sì; cioè tutti coloro che postavano immaginette di grandi “esperti” (possibilmente proveniente dalle fila della “sinistra”) come somme auctoritates, quasi fossero santini, per convincere il popolo ignorante su quanto fosse giusto votare per il Sì. Una strategia perdente e del tutto inefficace, perché – come appunto ho sempre sostenuto che si sarebbe fatto che e si doveva fare – la gente ha operato una valutazione complessiva del significato della riforma nell’attuale contesto politico e, tirando le somme, ha preferito votare No. O pensate che le milionate di persone che hanno detto No abbiano letto il testo della riforma, siano scese nelle sue technicalities, si siano informate con giuristi ed esperti per decidere il proprio voto? In effetti costoro hanno fatto una valutazione globale, hanno letto la riforma in trasparenza, ne hanno giudicato il retroterra, il personale politico che la proponeva, quale potevano essere i suoi esiti e l’hanno soppesata in base alla concordanza o meno con la propria “visione del mondo”. Sarebbe pertanto un errore pensare che tale voto sia stato semplicemente il frutto di una appartenenza politica, tanto per votare “contro”: è piuttosto ispirato a considerazioni di carattere complessivo e a quei valori che sono incarnati nella carta costituzionale, che non a caso è sempre stata vista di traverso dall’attuale centro-destra. E costoro si sono domandati: la vittoria del Sì contribuirebbe e realizzarli, oppure segnerebbe per essi un ulteriore arretramento? Hanno guardato non solo l’albero (il testo della riforma in quanto tale) ma la foresta. E si sono detti: cosa posso fare per ostacolare chi vuole andare contro di essi? E hanno scelto di conseguenza. La questione tecnica della legge di riforma – se essa effettivamente realizza ciò che il governo prometteva oppure no – è passata in secondo piano: c’erano in ballo questioni di gran lunga più fondamentali della semplice separazione delle carriere o del sorteggio o meno.

Ma v’è una questione ancora più importante che corrobora quanto detto e costituisce un ammonimento per la sinistra: il disallineamento tra città, province e regioni governate dal centrodestra e voto per il No, che ha lì conquistato una percentuale maggiore rispetto alla media nazionale (si veda il caso della Sicilia e in particolare di Palermo e Catania). Il suo significato mi pare chiaro e costituisce una brutale sconfessione di coloro che avevano sostenuto fosse favorevole al Sí un’alta affluenza al voto: laddove è mancato il richiamo clientelare (aveva visto bene quel deputato di FdI che invitava a usare i “soliti sistemi clientelari”), nonché di appartenenza e sono invece emersi interessi profondi e valutazioni complessive, che hanno travalicato gli schieramenti politici, allora si è realizzato un doppio fenomeno: da una parte una indifferenza al voto (non si capiva neanche a che servisse), dall’altra una chiamata a raccolta di coloro che si sono sinora astenuti perché disgustati e sfiduciati verso il sistema partitico (“sono tutti gli stessi”), ma che ora – che non dovevano votare per questo o quel partito – hanno capito l’importanza della posta in gioco e si sono decisi di andare alle urne.

Sarebbe un errore madornale della sinistra pensare ora di poter capitalizzare questo risultato facendo quel che ha sempre fatto e alimentando in seno la serpe del dissenso, come tutti coloro che si sono riconosciuti nella “sinistra per il Sí”. Si tratta per la sinistra di capire che chi è uscito dall’astensione per tornare a votare, ritornerà facilmente ad essa se non avverte un segno di mutamento, se non capisce che si può di nuovo avere fiducia per i partiti, se non intende che le speranze alimentate dalla Schlein non sono andate a perdersi nella palude del conformismo e del politichese, ma sono ancora lievito per un rinnovato impegno teso alla riaffermazione dei valori e principi che sono già scritti tutti nella nostra Costituzione.

Gli autori

Francesco Coniglione

Francesco Coniglione, nato a Catania nel 1949, è stato professore ordinario di Storia della filosofia all’Università di Catania e Presidente della Società Filosofica Italiana (2017-2019), membro del Consiglio scientifico dell’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia (2015-2022), nonché Research Fellow al Social Science Research Center della Mississippi State University (USA). Si è interessato di storia della filosofia scientifica, con speciale riguardo per la scuola polacca, e ha anche condotto una ricerca sulla società della conoscenza all’interno del 7° Programma Quadro dell’EU (Through The Mirrors of Science, New Challenges for Knowledge-Based Societies, Ontos Verlag, Heusenstamm 2010). Tra le sue più recenti pubblicazioni v’è l’edizione italiana dei saggi dell’epistemologo polacco Ludwik Fleck ("Stili di pensiero. La conoscenza scientifica come creazione sociale", Mimesis, Milano-Udine 2019), nonché i due volumi che esplorano il significato umano dell’itinerario spirituale di san Francesco d’Assisi ("L’uomo venuto da un altro mondo. Francesco d’Assisi", Bonanno Editore, Acireale-Roma 2022; "La perfetta Letizia. L’itinerario spirituale di Francesco d’Assisi", Tipheret, Acireale-Roma 2023). Ha recentemente pubblicato un’ampia ricostruzione del dibattito filosofico sulla scienza dal secondo dopoguerra a oggi ("Lontano da Popper. L’epistemologia post-positivista e le metamorfosi della razionalità scientifica", ETS, Pisa 2025).

Guarda gli altri post di:

One Comment on “Dal referendum una lezione per la sinistra”

  1. Concordo perfettamente con questa lettura, in modo particolare sui due punti nodali: 1) “hanno letta la riforma in trasparenza, ne hanno giudicato il retroterra, il personale politico che la proponeva”… 2) “Sarebbe un errore madornale della sinistra pensare ora di poter capitalizzare questo risultato”. Tra tutte le analisi della vittoria del NO mi pare però che manchi questa (ma forse me la sono persa): i ricchi hanno votato SI mentre tutti gli altri hanno votato NO. Basta vedere le mappe del voto nelle grandi città: le zone ricche/benestanti hanno votato SI, le periferie marginalizzate hanno votato NO. Mi piacerebbe sentire qualche esperto riflettere su questo fenomeno. Da parte mia la risposta è questa: i ricchi temono la legge uguale per tutti, quella veramente uguale per tutti, perchè in cuor loro sanno che la loro ricchezza nasconde da qualche parte cose non del tutto lecite. I “non ricchi” a loro volta si aggrappano alla giustizia per vedere salvaguardati i loro diritti, cosa che i partiti di “sinistra” non fanno. Abbandonare il neoliberismo e abbracciare il socialismo di Mamdani è la via maestra se la sinistra vuole finalmente essere di sinistra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.