Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, è attualmente presidente di Volere la Luna e del Controsservatorio Valsusa. E', inoltre, portavoce del Coordinamento antifascista torinese. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell’ambiente e della società dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l’altro, "Forti con i deboli" (Rizzoli, 2012), "Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa" (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012), "Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli" (Edizioni Gruppo Abele, 2015) e "Il potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo" (con Nello Rossi, Edizioni Gruppo Abele, 2019).
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La campagna elettorale per le elezioni del 2027 è ormai iniziata e il suo terreno principale sarà, ancora un volta, quello della sicurezza. E già risuonano le voci dei maîtres à penser della “sinistra di governo” che chiedono interventi di polizia più duri e rigorosi. A torto, ché il sicuritarismo aumenta le paure, le cui cause sono ben più profonde della criminalità e dell’immigrazione, e la sicurezza del potere non è quella dei cittadini.
Gli scontri al cantiere del TAV di Chiomonte hanno riacceso i riflettori sulla linea ad alta velocità Torino-Lione. Con alcuni elementi di novità: l’ulteriore stretta repressiva contro l’opposizione, la sempre più evidente inutilità e irrealizzabilità dell’opera, la necessità di una riorganizzazione del movimento no Tav, per tenere insieme radicalità e capacità di aggregare. Ci aspetta una stagione impegnativa, in gran parte da inventare.
La morte di Abderrahim Fakir non è stata un incidente né una fatalità. Le indagini faranno il loro corso ma non occorrono accertamenti ulteriori per dimostrare l’ingiustificata brutalità dell’intervento di polizia e la colpevole inerzia degli astanti, documentate da decine di filmati. Intanto si muove la macchina dell’impunità propiziata dagli input del Governo e dall’introduzione dello scudo penale, una novità che sa di antico.
La mobilitazione istituzionale a sostegno del gioielliere di Grinzane Cavour condannato, in via definitiva, alla pena di 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’omicidio di due rapinatori in fuga si fa sempre più intensa e fuorviante. Da essa emerge un disegno della destra che va oltre la vicenda specifica e prevede un attacco al ruolo del presidente della Repubblica e una ristrutturazione del diritto penale centrata sulla tutela della proprietà.
Ci sono eventi che segnano le vite delle donne, degli uomini e di un intero Paese. Per la mia generazione il riferimento naturale è la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Poco più di trent’anni dopo, i fatti di Genova del 19-22 luglio 2001 hanno di nuovo segnato un’epoca e le generazioni che la abitavano. Ripercorrere quegli eventi è necessario, non solo per ricordare ma anche per andare avanti.
Mauro Moretti, già amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, viene condannato per disastro ferroviario. Il mondo delle imprese insorge. E non è la prima volta. Strana concezione della responsabilità: invocata per giustificare emolumenti spropositati e respinta pregiudizialmente quando – in verità assai di rado – viene accertata in sede giudiziaria o contabile. Superfluo dire che ciò non ha nulla a che fare con il garantismo.
Le imprese della Global Sumud Flotilla sono state uno dei fatti maggiormente innovativi degli ultimi anni e lasciano una lezione suscettibile di sviluppi importanti. In esse hanno contato l’entusiasmo, la fantasia, l’assenza di interessi individuali, l’universalismo, la radicalità e l’approccio rigorosamente non violento. Ma anche il coraggio e la disponibilità a sacrificare qualcosa di sé, che sono il vero motore di ogni possibile cambiamento.
Il referendum è passato. Ha vinto il no, evitando che il sistema autoritario voluto dalla destra si arricchisse di una nuova tessera. Ma i problemi della giustizia penale, delle garanzie nel processo, del carcere, della repressione indiscriminata di migranti, marginali e dissenzienti restano inalterati. Occorre aprire al riguardo una stagione di riflessione e di mobilitazione. Volere la Luna ci prova con un incontro a Napoli il 6 giugno.
Quest’anno, il 25 aprile ci richiama a tre questioni, fondamentali nel 1945 e oggi di prepotente attualità: la liberazione dal fascismo, la fine della guerra voluta da Hitler e Mussolini e l’adozione della Costituzione repubblicana. Il fascismo è di nuovo nelle istituzioni, la guerra dilaga nel mondo, la Costituzione è sotto attacco. Il 25 aprile, lungi dall’essere una vuota celebrazione, deve essere il richiamo a una nuova resistenza.
Un cambiamento degli assetti politici e sociali del Paese non è dietro l’angolo. Per prepararlo occorre una grande mobilitazione dal basso, una rivoluzione politica ed etica, pratiche sociali mutualistiche, una cultura non subalterna a quella della destra, l’aggregazione delle molteplici realtà di movimento al di fuori di logiche istituzionali. È un progetto di lungo periodo ma è l’unico praticabile. Noi ci proviamo…