L’autonomia differenziata: ultima spiaggia per Meloni

Dopo il parere della Conferenza Stato-Regioni sulle preintese tra Governo e regioni del Nord, l’iter dell’autonomia differenziata prosegue dinanzi al Parlamento. Forse, dopo la bocciatura referendaria della riforma della magistratura e dopo il tramonto del premierato, questo strappo della coesione nazionale incontrerà degli ostacoli. Ma i colpi di mano sono sempre possibili. Per questo occorre vigilare.

Öcalan: la democrazia oltre lo Stato

La nozione di “società democratica” di Öcalan implica un ripensamento profondo del rapporto tra individuo, comunità e potere. In contrapposizione alla centralità dello Stato-nazione inteso come dispositivo di omogeneizzazione e controllo, Öcalan propone una visione fondata sull’autonomia locale, sulla pluralità delle identità e sulla partecipazione diretta.

Genocidio a Gaza, farisei a Roma

Il Governo di Israele impedisce al Patriarca di Gerusalemme di celebrare la messa della domenica della Passione del Signore al Santo sepolcro. I governanti italiani protestano. Ma se lo ‘sdegno’ contro Israele è la reazione a un odioso divieto, cosa avrebbero dovuto dire contro il genocidio? Hanno taciuto perché di quel genocidio sono complici: e le mani sporche di sangue non si lavano difendendo le pietre delle chiese.

Il caso Salis: controllare e intimidire

L’irruzione di agenti di polizia in un albergo romano per un “controllo” su Ilaria Salis è surreale. L’asserita inconsapevolezza del suo status di europarlamentare è, a dir poco, ridicola. E, se mai fosse vera, rivelerebbe un’incompetenza da brividi, pari solo a quella dimostrata nel proseguire, anche dopo l’identificazione, un “controllo” evidentemente illegittimo. Difficile non vedere in ciò un avvertimento e un’intimidazione.

Umberto Bossi: non folklore, veleno per la democrazia

Bossi se ne è andato e c’è chi lo considera uno statista. Dimenticando i fucili contro Roma, l’astio contro i terroni, il più rum meno rom, i “bingo bongo”, la garrota per gli omosessuali, le pallottole di gomma sugli immigrati travestiti da leprotti. Eppure in un tempo di genocidi e di guerre non si può ridurre al pittoresco questa spregiudicatezza. Non erano battute di un uomo in canottiera, ma ferite profonde alla democrazia.

Chi ha vinto nel referendum?

Quella referendaria non è stata la vittoria dei partiti di opposizione. Certo essi hanno avuto un peso rilevante: ma il loro apporto è arrivato per ultimo, dopo quello, decisivo, dei magistrati, della società civile e del sindacato. Mentre la campagna referendaria ha segnato il riavvicinamento alla politica di settori che si erano fatti da parte delusi: i giovani, il Sud, le periferie. È un segnale da cogliere.

Il filo rosso che lega referendum e no alla guerra

La Costituzione è stata salvata dai giovani: quegli stessi che, nei mesi scorsi, hanno detto no al genocidio e alla complicità del Governo italiano con le politiche di guerra che stanno sconvolgendo il mondo. Ora bisogna mettere a frutto la lezione: respingendo ogni ipotesi di premierato, rimuovendo le norme che criminalizzano il dissenso, cessando ogni collaborazione militare con Israele e con gli USA.

Dopo la vittoria del No: scardinare l’esistente

Il No è stato un voto contro la riforma, contro il Governo Meloni, contro la costruzione di un regime autoritario. Un voto contro l’esistente. Un “ora basta”, invertiamo la rotta. Un viatico per cambiare. Ora è tempo di farlo. Anzitutto impedendo l’approvazione del disegno di legge di contrasto all’antisemitismo (alias al dissenso) e la conversione dell’ultimo decreto sicurezza. E, poi, imponendo un calendario politico alternativo.

Il referendum e il compito che ci attende

La crisi del centro destra non è affatto un’evidenza del presente, ma un compito per il futuro. Questo è il deposito politico che l’esito del referendum consegna in eredità. Sta all’opposizione coltivare questo compito e non illudersi che sia un’evidenza di cui impossessarsi senza scrupoli. Altrimenti i due milioni di votanti usciti dal limbo dell’astensione spariranno di nuovo dall’orizzonte della rappresentanza.

Dal referendum una lezione per la sinistra

Due indicazioni emergono chiare dal voto referendario: la diffusa percezione che la posta in gioco era tutta politica e non semplicemente tecnica e il ritorno al voto di quote di elettori disgustati e sfiduciati nei confronti del sistema partitico. Alla sinistra comprendere che chi è uscito dall’astensione per tornare a votare, ritornerà facilmente ad essa se non avverte un segno di mutamento.