Francesca Marcellan vive a Padova, lavora presso il Ministero della Cultura e scrive di arte, soprattutto nei suoi aspetti iconologici. Sulla scorta di Morando Morandini, va al cinema "per essere invasa dai film, non per evadere grazie ai film". E quando queste invasioni sono particolarmente proficue, le condivide scrivendone.
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“Gli occhi degli altri” è liberamente ispirato al delitto Casati, un fatto di cronaca del 1970 che destò grande scandalo. Il regista Andrea De Sica riscrive la cronaca, raccontandola attraverso la chiave di lettura del femminicidio, e disegna un personaggio femminile complesso, prima complice e accondiscendente, poi destinata a pagare con la vita la sua emancipazione.
Nella sua serie in sei puntate sul caso Tortora, Marco Bellocchio ci racconta che la verità è un castello di carte e che la finzione, la maschera, il racconto ormai si sono mangiati la realtà. Il bersaglio del regista, dunque, non è tanto quello più ovvio della malagiustizia, quanto quello più ampio e profondo dell’inautenticità del mondo in cui siamo immersi.
“La gioia” è ispirato all’assassinio di Gloria Rosboch, mite professoressa di mezza età, raggirata e uccisa da un suo ex studente nel 2016, in un piccolo comune del torinese. Nicolangelo Gelormini sceglie di raccontare tutto ciò che viene prima del delitto e la vera indagine è sui costumi di provincia e sui rapporti familiari, dove disperazione e voglia di evasione sono le due facce di una stessa medaglia.
Un film fatto di viaggio, corpi, immagini, musica e sensazioni. Premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes, candidato agli Oscar 2026 come miglior film internazionale, “Sirāt” è un road movie molto originale, che porta non solo i suoi protagonisti ma anche gli spettatori in luoghi inaspettati, da scoprire soprattutto dentro di sé.
Ne “La grazia”, Sorrentino si dedica al ritratto di una figura circondata, per noi italiani, da un’aura sacrale, quella del Presidente della Repubblica. Per questo è una figura pochissimo rappresentata nel nostro cinema e che, in questo come negli altri rari casi, funziona da cartina di tornasole del delicato momento storico che stiamo attraversando.
A Venezia nel Settecento un’orfanella “figlia di coro” cerca il suo riscatto nella musica con l’aiuto di Antonio Vivaldi, ma il suo cammino non sarà facile. Al suo esordio cinematografico, il regista lirico Damiano Michieletto cerca il mercato o almeno la sua nicchia. La troverà?
“Ammazzare stanca” è ispirato all’omonimo libro autobiografico dello ’ndranghetista Antonio Zagari. Il titolo pavesiano è perfetto per la vita di questo operaio del crimine, che fa l’operaio anche in fabbrica come copertura, che ha la fobia del sangue e che vive con sempre maggior disagio il suo “lavoro”, fino a scegliere di collaborare con la giustizia.
Un film che si muove tra passato e presente, sulle tracce di una donna e di un quadro misterioso. Una riflessione sul nostro rapporto con l’arte che sembra nascere da una domanda semplice semplice: quando vi fate una foto in un museo, per voi è più importante l’opera, per quanto sullo sfondo, o il vostro primo piano?
L’ultimo film di Paolo Virzì, presentato alla Festa del Cinema di Roma, è un racconto idillico en plein air la cui trama ricalca quella della fiaba di Oscar Wilde “Il gigante egoista” (1888). Ma c’è anche il rovescio della storia, ambientato nell’aria grigia di un tribunale. Il film non ignora il buio della vita, ma riesce a venirci a patti con la superiore saggezza della fiaba.
All’università di Yale una dottoranda in filosofia confida alla sua docente di aver subito una molestia da parte di un professore. Sarà vero? E Luca Guadagnino ha davvero qualcosa da dire sul #metoo o vuole solo girare un discreto thriller psicologico, in attesa del prossimo film che più gli sta a cuore? Entrambi gli interrogativi restano (forse) senza risposta.