Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. Ha scritto su Pasolini, Gramsci, Eco, De Martino e sul rapporto tra cinema e letteratura. Lo scorso maggio è uscita per La nave di Teseo la sua nuova monografia “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia”.
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Il giudizio politico su Bossi non può che essere pesantemente negativo. Ma questo giudizio deve necessariamente essere formulato attraverso una lettura generale della catena di eventi politici che hanno riguardato l’Italia tra gli anni Settanta e Novanta. Dire No a Bossi significa, in altre parole, esprimersi non semplicemente contro un personaggio del passato, ma contro una parte significativa dell’Italia attuale.
Epstein e i suoi uomini sono la parte emergente di una contraddizione che non si elimina nei tribunali e che sta nel cuore dell’Occidente capitalistico e nella falsa coscienza liberale, incapace di mettere in discussione la sua razionalità predatoria. Il dominio di questa nuova classe è l’espressione di una vera e propria visione del mondo che si traduce in un potere senza limiti.
Nel parlare di “Pasolini conservatore” la destra ha finito col parlare di se stessa, per proiettare fuori di sé e mascherare i limiti e le tare culturali che non vuole accettare, che non vuole vedere. Nessun convegno o libro può infatti rimediare a un dato cruciale e cioè che l’attuale destra non ha identità: non perché non abbia tradizione ma perché è completamente egemonizzata dal neoliberalismo.