Iran. Per Trump una tregua obbligata

La guerra scatenata da Trump è a una stretta decisiva. Le prossime due settimane saranno tutte in salita per il presidente americano, che – dopo distruzioni, stragi e una drastica caduta di credibilità internazionale – non è riuscito a ottenere un cambiamento di regime a Teheran e si trova ora fra due fuochi: i seri rischi derivanti da una ripresa del conflitto e una umiliante resa, al di là dei proclami, ai dieci punti indicati dagli ayatollah.

Chi paga i costi della guerra in Iran?

La guerra in Iran è il sintomo della crisi di un sistema che fatica a produrre profitti senza erodere le basi materiali del benessere. Il debito pubblico limita ogni margine di intervento, mentre la spesa militare continua a crescere. Ma finché essa resterà una leva centrale della politica economica, i conflitti tenderanno a moltiplicarsi. E il prezzo, ancora una volta, lo pagheranno i ceti popolari: in Europa, in Italia, ovunque.

Come ti cambio la legge elettorale: premi e trucchi

Mentre il referendum è alle porte, la maggioranza mette le mani avanti e propone una nuova legge elettorale in cui spiccano premi, sbarramenti e liste bloccate. È un ennesimo espediente per cercare di vincere le elezioni anche senza consenso e di piegare in senso presidenziale la forma di governo. Ma solo un sistema proporzionale, trasparente e senza trucchi, può riportare i cittadini alla politica.

A margine del caso dei “bambini nel bosco”: di chi sono i figli?

Di nuovo è polemica sulla separazione di bambini dai genitori. I giudizi si sprecano, spesso senza alcuna conoscenza. Mentre nessuno sembra porsi la domanda fondamentale: di chi sono i bambini? Non certo dello Stato, ma neppure dei genitori. Essi appartengono solo a se stessi e i loro diritti vanno tutelati, in attesa che siano in grado di farlo direttamente. A questo servono i giudici.

Rogoredo: le ombre della polizia

Un agente di polizia spara a un pusher, uccidendolo. “Assolto” a gran voce dalle forze di governo viene, poi, arrestato per omicidio volontario, commesso in un quadro di corruzione ed estorsioni. A questo punto il capo della polizia scende in campo con uno sbrigativo licenziamento “a mezzo stampa”. Caso chiuso, ma resta un sistema di mancanza di trasparenza e di controlli sulle polizie che nessuno sembra voler vedere e modificare.

Cosa sarebbe la destra senza i migranti?

La destra odierna non sarebbe niente senza i migranti. Sono il nemico perfetto, costruito ad arte: come la pubblicità fa desiderare aggeggi inutili, così la propaganda politica crea il bisogno della sicurezza e demonizza i migranti. Ma attenzione, essi sono il prototipo su cui si sta sperimentando fino a che punto si possono comprimere razionalità, libertà e democrazia. Per tutti.

Askatasuna, la violenza, il futuro

Sabato, a Torino, è successo quello che molti temevano e altrettanti speravano. Un grande corteo pacifico ha visto, al termine, scontri tra manifestanti e polizia. La violenza indiscriminata è di per sè una sconfitta. Il pestaggio di un agente isolato è una vergogna per il movimento, che deve fare una riflessione autocritica non rituale. Ma bisogna evitare di cedere alle strumentalizzazioni di una destra che cerca lo sbocco autoritario.

Harry è passato, ma è solo un avvertimento

Il ciclone Harry ha devastato Calabria, Sicilia e Sardegna. Onde alte fino a nove metri hanno travolto tutto quanto hanno trovato sulla loro strada lungo decine di chilometri. Mentre contiamo i danni, abbiamo due certezze: che altri cicloni si abbatteranno sul Mediterraneo con effetti ancora più devastanti e che ciò accade non per colpa della natura ma per l’azione irresponsabile dell’uomo.

Giovani, coltelli e ipocrisia

Alcuni recenti fatti di cronaca (da ultimo l’accoltellamento di uno studente all’interno di una scuola) pongono domande ineludibili: la violenza giovanile è un’anomalia italiana? e la crescita della repressione è una risposta utile? L’esperienza dice di no e mostra che il sicuritarismo fonda una società insicura, frammentata, dove la paura la fa da padrona e la violenza viene esaltata. Ma tant’è: a una parte della società conviene.