Il Tav, i media e i voltagabbana

Nessun movimento di opposizione ha mai avuto, in Italia, una durata trentennale come quello contro la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon, la quale, per parte sua è di là da venire. Ma i media torinesi lo ignorano e, in occasione dell’ultimo grande corteo da Venaus a San Giuliano, preferiscono dare la parola a un no Tav pentito che spara a pallettoni contro il movimento e, naturalmente, contro il centro sociale Askatasuna.

Val Susa. Avere vent’anni e avere grandi sogni

L’8 dicembre 2005, decine di migliaia di valsusini, incuranti della neve, aggirarono lo schieramento della polizia, presero possesso dei terreni di Venaus dove dovevano iniziare i lavori per la linea ferroviaria Torino-Lione e vi installarono le bandiere “no Tav”. Vent’anni dopo, anche se non tutto è facile, la ferrovia è ancora di là da venire, in Val Susa è nata una comunità coesa e il testimone sta passando a chi allora era bambino.

Contro il Tav. Abbiamo fatto abbastanza?

Il 19 novembre Telt ha preso possesso delle case della frazione di San Giuliano di Susa. Ne saranno abbattute tre per far posto al cantiere della stazione internazionale del Tav. Una donna anziana nasconde il viso in un fazzoletto, senza rabbia, quasi provando vergogna per il suo dolore. Il fotografo di un giornale locale intitola la foto: “Progresso?”. Abbiamo fatto abbastanza per impedirlo? In ogni caso bisogna continuare.

La Corte dei Conti smonta il ponte sullo Stretto

La Corte dei Conti ha negato il visto e bloccato l’iter del Ponte sullo Stretto. Non c’è stato neppur bisogno di scendere negli aspetti tecnici. È bastato esaminare la mole di inadempienze, violazioni formali, mancanza di documentazione per avere conferma di un dato chiaro e impressionante: l’interesse del Governo non è la costruzione del Ponte ma l’operazione politico-propagandistica e finanziaria sottostante al progetto.

Le grandi opere, ovvero i giocattoli di Salvini

In attesa di riconquistare il ministero dell’Interno, Matteo Salvini si destreggia tra le grandi opere, dalla Torino-Lione al Ponte sullo Stretto, sparando numeri e cifre a caso con una disinvoltura che gli vale ironie e insulti da parte degli stessi compagni di maggioranza. Ma la questione non è solo Salvini: è l’intero Governo che considera la politica delle grandi opere come un gioco di cui non rispondere a nessuno.

Metti una domenica d’agosto al TG3: il TAV costa troppo ed è di là da venire…

La notizia è del TG3 piemontese delle 14.00 di domenica 3 agosto: i costi della Torino-Lione hanno raggiunto i 25 miliardi; l’UE ha deliberato un contributo di soli 700 milioni; dunque o se ne faranno carico Italia e Francia, con un esborso di due volte il ponte sullo Stretto, o la messa in esercizio nel 2033 sarà impossibile. Se lo dice addirittura la Rai…

L’Alta Felicità del popolo no Tav

Ancora una volta in Valle di Susa, al Festival dell’Alta Felicità. Non si erano mai viste generazioni così diverse dare vita a una gigantesca foresta di Sherwood impegnata contro la follia del Tav, il dio denaro, la guerra. Non uno spintone. Risse per ubriachi molesti, zero. Malori per sostanze varie, zero. Spacciatori di droghe pesanti, zero. Polizia, zero. Solo i grandi giornali e i tg non se ne sono accorti e hanno parlato d’altro.

Matteo Salvini, il ministro “Dico La Qualunque”

Il Ministro dei trasporti Matteo Salvini, anziché curarsi del regolare funzionamento dei treni ad alta e bassa velocità, cerca di delegittimare le lotte dei ferrovieri e di limitare ulteriormente il diritto di sciopero. Non contento, poi, stanzia miliardi per grandi opere inutili e dannose (come la Torino-Lione e il ponte sullo Stretto) già da lui contestate in passato, meritandosi così l’appellativo di “Dico La Qualunque” .