Margherita (Rita) Corona, laureata in Scienze naturali si occupa da sempre di tematiche ambientali
Contenuti:
La temperatura media in Italia si è alzata di 1,8°, la Pianura Padana è tuttora la regione più inquinata d’Europa, le città del Sud sono poco attente ai problemi del traffico, non incrementano la mobilità dolce e il trasporto pubblico. In questa situazione non basta fermare i diesel per qualche giorno. È necessaria una strategia politica di lungo respiro tesa a un cambiamento profondo. Ma non ce n’è traccia.
Mentre la guerra all’Iran sta facendo precipitare ovunque la crisi energetica, l’Italia resta la maglia nera in Europa per produzione di energia. Negli ultimi due anni, infatti, ha tagliato di soli 7 punti la dipendenza dall’estero (passando dal 79% al 72% nel 2024) e, quanto alla produzione da rinnovabili, è rimasta ben al di sotto della media europea. In compenso, mentre la produzione resta ferma, il consumo energetico aumenta.
È dei giorni scorsi il rapporto delle Nazioni Unite che ha dichiarato la “bancarotta idrica globale”. Surriscaldamento e siccità attanagliano il mondo. Il consumo esagerato di acque dolci non consente più il reintegro delle falde acquifere, i ghiacciai si sciolgono e il taglio delle foreste inaridisce la superficie terrestre. La situazione è irreversibile ma occorre, almeno, contenerla cambiando modelli di sviluppo.
Il 2025 non è stato foriero solo di cattive notizie per le sorti dell’umanità e del pianeta. Le attività per la cura dell’ambiente e l’impegno per uno sviluppo sostenibile continuano ad avanzare, malgrado gli ostacoli posti dalle grandi lobbies del potere economico, finanziario e commerciale. Ad essi bisogna fare riferimento ogni volta che una notizia di devastazione ci raggiunge e lo sconforto ci spinge verso il nichilismo.
In chiusura del 2025 molti organismi di studio e controllo forniscono dati e notizie sullo stato di salute del pianeta. Il quadro complessivo è sconfortante: la quantità di gas alteranti prodotta nel mondo non è mai stata così alta, l’aumento delle temperature ha superato la soglia critica, l’utilizzo del petrolio e del carbone non accenna a diminuire. Ma alcuni nodi di queste politiche dissennate cominciano a venire al pettine.
Il rapporto dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (“Pace, giustizia e diritti: pilastri della sostenibilità”) analizza il punto in cui ci troviamo rispetto al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’Onu per presentarci alle fatidiche date del 2030 e poi del 2050 con le carte in regola per assicurare uno sviluppo sostenibile. Il quadro, relativo al periodo 2020-2024, è sconfortante.
La Cop 30 ha dato frutti estremamente deludenti. Il documento finale, infatti, non cita nemmeno il termine carburanti fossili e si limita a generiche esortazioni, cioè conferma gli obiettivi delle precedenti conferenze, ma senza fornire strumenti per raggiungerli. A margine dei negoziati ufficiali, peraltro, si sono stabiliti, dal basso, importanti accordi e collegamenti virtuosi per investire in una reale transizione energetica.
La 30ª Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici si è svolta quest’anno a Belém, in Brasile. Anche qui, come in passato, è stato determinate il ruolo dei lobbisti delle aziende petrolifere, che sono stati presenti in gran quantità e hanno esercitato pressioni fortissime per evitare la drastica riduzione dei combustibili fossili.
Tra le novità del nuovo millennio ce n’è una che sa di antico. È il ripopolamento, soprattutto da parte di giovani, di campagne e montagne abbandonate negli anni dell’urbanizzazione di massa. Si assiste così al riscatto di piccole comunità con recupero di vecchi saperi e con modelli produttivi che mirano a conservare storia, ambiente, cultura. Ma la politica deve fare la sua parte nel sostenere queste esperienze.
Il “giorno di supersfruttamento della terra” è stato anticipato, quest’anno, al 24 luglio. È il segno che il nostro debito ecologico aumenta, rapinando le risorse alle generazioni future e preparando la fine del pianeta. Ma non tutti siamo ugualmente responsabili: combinando tecnologia, scelte individuali e politiche strutturali sarebbe possibile riportare in equilibrio consumi e capacità di rigenerazione della Terra.