Macron: una disfatta che apre una crisi di regime

Dopo l’elezione a “sorpresa” del 2027 il disegno politico del presidente Macron è progressivamente fallito fino alla disfatta nelle elezioni legislative di luglio. Oggi il Parlamento diviso in tre parti e il Paese è ingovernabile. Macron ha reagito negando l’incarico di primo ministro al Nouveau Front Populaire, vincitore delle elezioni: una scelta che ribalta le prassi costituzionali e rivela una crisi di regime forse irreversibile.

Il fondamentalismo dell’Occidente

Sembrava che l’Occidente avesse dismesso il fondamentalismo e il connesso potere di decidere l’eliminazione dei diversi senza necessità di spiegazioni. Ma negli ultimi decenni – da ultimo con il sostegno alle politiche coloniali di Israele – sta ribaltando il paradigma. Possiamo, di nuovo, fare vittime innocenti senza alcuna remora etica, giuridica o estetica: l’essenziale è che abbiano volti poveri e che non si tratti di bianchi e potenti.

Brasile. Il ritorno di Lula tra ambizioni e incertezze

Con il ritorno al governo di Lula, il Brasile ha ripreso il ruolo di protagonista internazionale che aveva perso nel periodo della presidenza di Bolsonaro, quando il paese era diventato un sorta di “paria” internazionale. Ma in questo ruolo Lula mostra non poche incertezze e ambiguità. Ne sono esempi le “non scelte” sul conflitto in Ucraina e sulle elezioni in Venezuela.

I candidati alla vicepresidenza degli Stati Uniti: così diversi, così uguali

Il candidato democratico alla vicepresidenza degli Stati uniti è Tim Walz, governatore del Minnesota. La provenienza dal mondo rurale lo accomuna, anche in alcune proposte economiche, al suo avversario J.D. Vance, espressione della destra sociale. Convergenza curiosa ma di scarso rilievo ché a dettare le scelte della prossima amministrazione saranno gli interessi dei grandi finanziatori della campagna elettorale.

Mai più Hiroshima e Nagasaki

L’ombra di Hiroshima e Nagasaki si prolunga fino a noi con la minaccia di un nuovo uso di armi nucleari. Ciononostante, nell’indifferenza dei potenti della terra e delle maggioranze silenziose, il ricordo della più grande tragedia del Novecento non trova spazio sui grandi quotidiani nazionali, eccettuato “Avvenire”. Manca tuttora, nonostante l’impegno dei pacifisti, una cultura all’altezza della sfida nucleare.

La Storia senza l’Occidente?

Siamo sull’orlo di un precipizio. La guerra freddo-calda in atto, dettata dal panico senile per una “storia senza l’Occidente”, è diretta contro legittime aspettative dei popoli del Sud globale che, dopo secoli di sopraffazione, reclamano pari dignità, benessere ed emancipazione. Cambiare registro è possibile ma solo se l’Occidente saprà riscoprire la sua vocazione progressiva e universalista.

Nostalgia del Venezuela

Ho contribuito, vent’anni fa, a girare due documentari in Venezuela e ho, per questo, approfondito la rivoluzione bolivariana. Ciò non mi rende certo un esperto delle vicende attuali del Paese ma mi consente, almeno, di esprimere un’impressione, quella di un déjà vu: non si poteva – e non si può – tollerare l’esistenza, in un potenza petrolifera, di un governo popolare, nazionalista e socialmente progressista.

Il genocidio palestinese e il silenzio di Hollywood

Hollywood – alla cui costruzione hanno contribuito straordinari produttori, registi e attori ebrei –, è una formidabile macchina di propaganda dei democratici statunitensi e della loro narrazione. Raramente essa si è discostata dalla rappresentazione degli Stati Uniti come esportatori di democrazia. Ma oggi si raggiunge il paradosso: nella sua sterminata produzione filmica il conflitto israelo-palestinese è totalmente assente.