Gianni Tognoni, medico, esperto di epidemiologia clinica e comunitaria, è stato direttore del Consorzio Negri Sud. E' Segretario Generale del Tribunale Permanente dei Popoli.

Contenuti:

Gaza, simbolo dell’ingiustizia globale

A Gaza il genocidio è l’unico pane quotidiano. E di fronte ad esso misuriamo la nostra impotenza e l’apparente inutilità di analisi, denunce, appelli. Eppure sono proprio i movimenti che in tutto il mondo si sono identificati con Gaza a rendere evidente che la sua indicibile tragedia è l’altra faccia della impunità dei poteri forti (economici e politici) che sono il vero nemico da combattere.

Gaza-Cisgiordania: all’ascolto di un silenzio

Eliminazione sistematica e scientifica della popolazione civile, tortura di massa per fame e sete, distruzione di ogni presidio sanitario, “pulizia del territorio” con i bulldozer. Il tutto nella più perfetta impunità e nell’irrilevanza di ogni regola internazionale. Questo accade a Gaza nel silenzio complice dell’Occidente. Insieme al genocidio si consuma la fine delle democrazie, ridotte a opzione flessibile e, dunque, facoltative.

Perché ancora, e urgentemente, Rojava

Il Tribunale Permanente dei Popoli ha riconosciuto la Turchia colpevole di genocidio del popolo kurdo. L’importanza della sentenza va oltre quel, pur fondamentale, accertamento. Essa, infatti, è anche un atto d’accusa contro le complicità della comunità internazionale nel massacro di minoranze sopravvissute grazie a una cultura di pace e accoglienza e capaci di prefigurare un mondo diverso.

Il Tribunale permanente dei popoli e il Rojava

Il Tribunale permanente dei popoli lo ha documentato in modo inoppugnabile: la Turchia e il suo presidente hanno commesso, in Rojava, terribili crimini contro l’umanità. Non solo bombardamenti, omicidi mirati, arresti arbitrari, torture, femminicidi, stupri, ma anche il tentativo sistematico di sradicare il popolo curdo dalla propria terra accompagnato da una politica di vera e propria sostituzione etnica.

Ricordiamoci di Rojava!

Non ha senso fare gli indovini su cosa succederà in Siria, in una situazione che sta rimescolando i profondi disequilibri già esistenti. Ma è chiaro il pericolo che corre l’esperienza civile e democratica di Rojava e del popolo kurdo, sotto attacco da parte delle milizie filoturche e della stessa Turchia. Spetta anche alla comunità internazionale, oggi in preoccupante silenzio, preservarla e salvaguardarla

Il nome delle cose e gli inganni dell’Occidente

Distribuire qualifiche di terroristi a destra e a manca è un vecchio gioco per giustificare le pratiche più fuorvianti e consentire di evocare la “sicurezza” a giustificazione di ogni guerra. Grazie a questo “gioco”, le aggressioni più brutali e sanguinose sono chiamate legittima difesa ed è proibito chiamare con il suo nome ciò che succede in Palestina (come ieri in Iraq o in Afghanistan).