Il resistibile fascino delle operazioni militari

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C’è un gusto particolare e odioso nell’esaltare la potenza militare, le tecnologie più avanzate, i servizi segreti, l’intelligence, le massicce operazioni militari, le campagne di depistaggio, i combattimenti aerei. La guerra è tornata purtroppo ad occupare le pagine dei giornali, e l’esaltazione di operazioni militari eroiche per il salvataggio di un militare disperso, la genialità nel far esplodere i telefonini dei nemici, nella precisione millimetrica con la quale si è distrutta la sede protetta dei nemici. Si torna ad esaltare eserciti ed eroismo.

Le operazioni militari sono missioni di morte, la precisione millimetrica poco credibile. È normale per i militari occultare e mentire. Eppure i maggiori quotidiani pubblicano lunghi articoli che esaltano la riuscita di operazioni che sicuramente hanno causato la morte di molti innocenti.

Se si smettesse di credere a queste fandonie si farebbe un passo in avanti. In realtà l’esercito israeliano è stato accusato di moltissimi crimini di guerra, di errori grossolani, di non aver capito cosa sarebbe successo il 7 ottobre 2023, di aver massacrato medici e infermieri, di moltissimi casi di fuoco amico, del massacro di una povera ragazzina terrorizzata prigioniera in un auto. Di aver eliminato giornalisti indipendenti. Gli eserciti sono pressappochisti, pericolosi per gli altri, ma anche per se stessi. È lunghissima la tradizione degli eserciti (tutti gli eserciti) di mentire spudoratamente, di agire senza testimoni, di eliminare osservatori scomodi. Gli eserciti sono costruiti, pensati, organizzati per uccidere. Spesso lo si dimentica.

Trascorro molto tempo su Instagram che – in questo periodo – propone, quasi esclusivamente, battaglie aeree, voli di droni, cannoneggiamenti, descrizioni dettagliate di armi, aeroplani da guerra e altri strani oggetti mai visti, che non so esattamente definire. Poi bombardamenti di interi edifici che si afflosciano, di navi che prendono fuoco, di immagini in bianco e nero con un mirino al centro, di bombardamenti che distruggono obiettivi nemici, di edifici in fiamme, di vigili del fuoco tra le macerie. Quasi sempre non capisco se sono immagini vere o create dall’AI, se delle guerre di oggi o del passato, di chi colpisce chi.

Poi ci sono gli esperti di strategie militari. Raccontano quanti missili hanno sparato, di quale modello, di quanti sono ancora a disposizione dell’uno o degli altri. Della gittata, di quante migliaia di chilometri possono percorrere, dei pericoli di noi europei, di un nuovo modello di arma che potrebbe cambiare la sorte dei conflitti. Anche di questi mi fido pochissimo. Inoltre la tradizione militare italiana non ha mai brillato, l’unico “generale” valoroso non faceva parte dell’esercito.

Peter Bichsel scriveva: «La lotta dei potenti non è una lotta per la libertà, è una lotta per il potere. E chi desidera la libertà deve imparare a pensare secondo categorie diverse da quelle militari». Non che la colpa sia sempre dei militari, alcuni politici ancora oggi credono che le armi siano necessarie per risolvere i conflitti, gli USA e il suo presidente sono in prima fila, certi – nonostante i disastri del passato – di una soluzione militare definitiva. Anna Foa nel 2024 ha scritto: «Da quasi un anno, mentre gli ostaggi muoiono e l’esercito va smentendo ogni giorno la leggenda della sua efficienza e tanti, troppi soldati muoiono anche per fuoco amico, Netanyahu e i suoi ministri insistono in questa politica. La trasformazione di Israele in un paese autoritario avanza, la polizia attacca ogni manifestazione di dissenso, le prigioni sono piene di cittadini arabo-israeliani e dei Territori detenuti senza processo, le dichiarazioni razziste dei ministri si moltiplicano, non senza conseguenze sulla società tutta». Da allora la situazione è peggiorata in un delirio di violenza che ormai coinvolge diverse nazioni, con una distinzione precisa di potenza tra chi attacca e chi si difende.

Ci stiamo abituando a credere alle menzogne, ad accettare versioni unilaterali, siamo disgraziatamente eterodiretti. Bisogna tornare a criticare, smascherare menzogne, non dimenticare che gli eserciti sono un pericolo, una orribile epidemia pestifera.

Bibliografia:

– Peter Bichsel, Al mondo ci sono più zie che lettori, Markos y Markos, 1985;

– Anna Foa, Il suicidio di Israele, Laterza, 2024.

Gli autori

Maurizio Russo

Maurizio Russo è nato a Milano nel 1955. Laureato in Scienze Politiche ha scritto per Lotta Continua, Università Progetto, Campus, La Rivisteria. Nel 2010 ha vinto il concorso letterario Giallomilanese. Attualmente è in pensione.

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