Genocidio a Gaza, farisei a Roma

Download PDF

Da pochi giorni è uscito (presso le edizioni La Meridiana) il documento su Gaza del movimento cristiano interconfessionale palestinese Kairos, dal titolo Un momento di verità. La fede in tempo di Genocidio. In queste pagine altissime e terribili la voce dei cristiani di Palestina risuona con parresia, carità, profezia evangeliche. È una voce che parla secondo il «“sì, sì”, “no, no”», e non conosce quel «di più» di infingimento, ipocrisia, nascondimento che viene dal maligno (Mt. 5, 37). E lo fa con un tono che ricorda quello delle risposte di Gesù durante il processo che lo conduce alla Passione. Quando una guardia lo schiaffeggia, accusandolo di aver risposto male al sommo sacerdote, Gesù replica con fermezza, chiedendo conto a chi lo colpisce: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» (Gv. 18, 23).

Oggi, una comunità cristiana travolta dal genocidio del popolo cui appartiene chiede conto delle ragioni per cui è percossa: lo fa protestando la propria innocenza, e chiedendo la verità sulle ragioni per cui sta subendo tutto ciò. Una comunità che, percossa, non tace: e mette a nudo «tutti coloro che sfruttano e sostengono l’accusa di antisemitismo per mettere a tacere la voce palestinese della verità». In tutto il mondo chi cerca di dare voce al popolo palestinese, viene percosso dall’accusa infamante di antisemitismo: ed è di fronte a questo schiaffo che i cristiani di Palestina insegnano a tutti noi a non tacere, a chiedere conto delle percosse, a chiedere a chi percuote di dimostrare dove sarebbe l’antisemitismo. Parole che mettono a nudo particolarmente il Governo italiano, guidato da «Giorgia madre cristiana», come è stato evidente in questi giorni, in cui il Governo di Israele che impedisce di celebrare la messa della domenica della Passione del Signore al Santo sepolcro, e ferma per strada il patriarca latino di Gerusalemme e il custode di Terrasanta, compie l’ennesimo atto di arbitraria violenza. Non colpiscono di meno le parole di Giorgia Meloni, che si scaglia come mai aveva fatto finora contro il Governo di Netanyahu, accusandolo di «un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa». E mentre Tajani convoca l’ambasciatore di Israele alla Farnesina, ed esprime lo «sdegno» (poi cambiato in «protesta»…) del Governo italiano, l’altro vicepremier Salvini giudica «inaccettabile e offensivo» l’operato del governo di Tel Aviv.

Ora, chi prova a seguire le parole di vita del Vangelo sa bene che Dio «non abita in templi costruiti da mani d’uomo» (Atti, 17, 24), e che ogni persona umana è «il tempio del Dio vivente» (2 Corinzi, 6, 16). Ebbene, quanti templi di Dio il Governo di Israele ha deliberatamente distrutto, macellato, smembrato a Gaza, e in Cisgiordania e ora in Libano, Iran, e in tutta la regione? Come inesorabilmente ci ricorda la flebile voce dei cristiani palestinesi di Kairos, questa non è una «guerra» (come perfino papa Leone XIV ha purtroppo detto, ricevendo il presidente israeliano). No, lo sterminio del popolo palestinese è un genocidio, il cui fine ultimo è cancellazione, sradicamento e sostituzione. Questa voce chiede conto, con fermezza e dignità, della negazione del genocidio, e della negazione commessa da cristiani: «Coloro che negano il genocidio commesso contro il popolo palestinese a Gaza – nonostante le prove schiaccianti, le testimonianze e persino le dichiarazioni degli stessi sionisti – negano l’umanità stessa del popolo palestinese. Abbiamo quindi il diritto di chiedere: come si può parlare di fratellanza o comunione cristiana mentre si nega, si sostiene, si giustifica o si tace di fronte al genocidio, specialmente quando tali atti sono commessi in nome di Dio e delle Scritture?».

Sono parole che pesano come pietre sulla condotta dei politici che si proclamano cristiani quando si tratta di usare il presepe come simbolo identitario, e si avvolgono nei rosari per accendere il fuoco dell’odio contro i migranti. Se lo ‘sdegno’ contro Israele è la reazione a un odioso divieto a pratiche di culto, cosa avrebbero dovuto dire quegli stessi governanti contro il genocidio? Ma di quel genocidio sono stati, e sono, complici: e le mani sporche di sangue non si lavano difendendo le pietre delle chiese. I cristiani di Palestina chiedono, con un filo di voce, «ai governi del mondo di esercitare pressioni affinché i criminali di guerra, chiunque essi siano, siano perseguiti dalla Corte Internazionale di Giustizia e dalla Corte Penale Internazionale; e di adoperarsi per il ritorno immediato degli sfollati attraverso la ricostruzione di Gaza e il rafforzamento della tenacia del suo popolo». Come tutta risposta, Giorgia Meloni consente a Netanyahu di sorvolare impunemente l’Italia per tutta la sua lunghezza ogni volta che vuole, e appoggia il coloniale Board of Peace. E questa – perpetrata da chi si dice ‘cristiana’ – è un’offesa incomparabilmente maggiore di quella oggi platealmente rimproverata a Israele.

E così, in questa Settimana Santa affondata nel sangue, sentiamo ancora una volta risuonare queste parole: «anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità». Le ha dette, ai farisei del suo tempo, Colui nella cui memoria si dovrebbero celebrare le liturgie della Passione. Ascoltarlo, invece di usarlo, sarebbe cosa buona e giusta.

Gli autori

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

Guarda gli altri post di:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.