Il “sistema guerra” e la necessaria reazione dal basso

La guerra è la veste che assume, oggi, il conflitto sociale. La nuova ristretta “aristocrazia del denaro” si esprime, infatti, attraverso il potere politico, finanziario e mediatico e il “complesso militare-industriale”. Non sarà il liberalismo, che nei momenti difficili rivela la sua inettitudine, a invertire la tendenza ma solo una politica dal basso che recuperi un disegno di liberazione coerente con le esigenze delle classi popolari.

Delitti, paura, sicurezza e voto: il diritto alla statistica

Le notizie dei telegiornali sono, inevitabilmente, una selezione di quelle più eclatanti. Ma essa è scambiata dagli spettatori per una rappresentazione fedele della società. Così, mentre, per esempio, gli omicidi diminuiscono la sensazione diffusa è che crescano. Perché, allora, non prevedere l’affiancamento alla notizia di una scheda che descrive l’andamento del fenomeno, come si fa per gli effetti collaterali dei farmaci?

Stati Uniti. L’ottimismo della speranza e l’illusione delle midterm

Forse nelle elezioni midterm la spunteranno i democratici. Ma la partita sarà assai complessa. La democrazia non è il sistema in cui un partito vince le elezioni ma quello in cui chi perde accetta la sconfitta. E negli Stati Uniti non è così. Perché Trump ha costruito la propria strategia per non perdere, o per non accettarlo: la sconfitta sarebbe frutto di una frode o della sovversione comunista. Da evitare con ogni mezzo.

Ripensare l’intervento pubblico? Un pamphlet britannico

Che l’ingresso al numero 10 di Downing street di Andy Burnham significhi il ritorno dello Stato in economia nel Paese che più di tutti ha privatizzato larga parte del settore pubblico e dei servizi? Due studiosi/attivisti tracciano un’ipotesi di come lo Stato può tornare a svolgere un ruolo, a partire dal “modello Manchester”, realizzato dal nuovo premier laburista quando è stato sindaco della città dal 2017 al 2026.

L’estate nelle carceri italiane. Rapporto di metà 2026

Nelle carceri italiane è in atto una gravissima emergenza. I numeri del sovraffollamento rappresentano un triste record: il 28 luglio 2026 le persone detenute erano 64.741 a fronte di 46.343 posti effettivamente disponibili. Nei mesi estivi, poi, la vita in carcere è al limite della sopravvivenza: il 60% dei detenuti trascorre gran parte della giornata in celle sovraffollate con temperature che superano i 40 gradi.

Un fratello maggiore, le storie e un sorriso sornione

Guccini è stato qualcosa di più di un grande cantautore. È è stato un uomo onesto. Con se stesso e con chi lo seguiva. Uno che l’eskimo non se lo è mai tolto e che quando lo portava l’ha fatto con saggezza e umiltà. Ha saputo essere contro corrente in modo anche sornione, mai urlato, in un’epoca in cui molti gridavano slogan estremisti di moda allora, per poi finire belli belli a occupare quelle poltrone che volevano abbattere.

Guccini, che non si è arreso al mondo

Guccini ci ha insegnato che la vita, in fondo, non è soltanto cronaca della realtà. La sua parte più profonda sta nel modo in cui gli esseri umani costruiscono il mondo attraverso simboli, ricordi, possibilità, immagini. Non vivono soltanto di fatti; vivono di significati. E anche grazie a lui, vogliamo restare un po’ irragionevoli, abbastanza da non arrenderci al mondo così com’è, abbastanza da continuare a immaginarne un altro.

Controllare e schedare: un’ulteriore tappa verso lo Stato di polizia

Il decreto legislativo per il recepimento dell’AI Act, su cui il 29 luglio il Senato ha espresso parere favorevole, introduce norme che facilitano la raccolta di dati biometrici in occasione di manifestazioni e azioni di sorveglianza di massa. Si tratta di un impianto legale che legittima e potenzia la deriva autoritaria e repressiva della maggioranza. C’è un elefante nella stanza e si chiama polizia predittiva.

Polizia senza legittimazione e crescita della devianza

Molti episodi drammatici incrinano pesantemente la fiducia di ampi strati sociali nei confronti della polizia. Ciò produce un circolo vizioso: da un lato, di radicalizzazione e di esplosioni di rabbia; dall’altro, di crescita abnorme della repressione nel (vano) tentativo di riacquistare consenso. Questa spirale perversa può essere disinnescata solo ripartendo da una cultura di polizia rispettosa dei diritti di tutti.