Ottorino Cappelli è docente di Politica comparata presso l’Università di Napoli L’Orientale. Ha scritto, da ultimo, “Trump e la rivoluzione americana. Da dove vengono dove ci portano” (Editoriale scientifica, 2026).
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Neli Stati Uniti è in corso un conflitto tra il progetto politico di un esecutivo forte e senza regole e un sistema giudiziario politicizzato e ambiguo (in parte strumento, in parte argine del progetto autoritario). È un classico delle democrazie attraversate da spinte illiberali. Ma negli Stati Uniti la frammentazione dei poteri lo rende più aspro. C’è da credere che la “guerra a pezzi” di Trump contro la magistratura sia solo all’inizio.
Negli Stati Uniti la politica si sta riorganizzando attorno al paradigma dell’emergenza. Il secondo mandato di Trump porta al limite una tendenza latente da decenni, mostrando che la fragilità dell’ordine americano non sta tanto nella forza dei poteri presidenziali quanto nel loro fondamento: un sistema che dipende dal senso del limite di chi lo guida diventa vulnerabile quando incontra un presidente che quel limite lo rifiuta.
La sola lettura psicologica dell’oerato di Trump è fuorviante. Il presidente statunitense agita il caos, ma il trumpismo non è la proiezione di una mente malata bensì il prodotto di una trasformazione lunga e riconoscibile. Ridurre tutto all’equilibrio mentale di Trump significa non vedere il disegno politico che sta rivoluzionando.