L’Odissea di Nolan e la guerra alla fine della civiltà

L’“Odissea” di Nolan è una versione tragica e senza eroi, dove Ulisse non torna a Itaca a causa della colpa per la distruzione di Troia. Le polemiche sulla fedeltà della trasposizione non hanno senso ché la funzione del mito è quella di raccontare all’infinito la stessa storia in situazioni nuove. E in epoca di ritorno della guerra il racconto si oppone alla rivalutazione del modello virile e violento dell’eroe.

Un quindicenne non è la metà di un trentenne

I giovani fanno paura. Dare loro un sostegno sociale e un’istruzione adeguata e responsabilizzante è considerato un lusso impossibile. L’ultima trovata del Governo è punirli anche se hanno 14 anni o poco più: non possono votare né lavorare sotto contratto, ma possono andare in galera. Uno striscione al corteo del 2 ottobre 2025 recitava “Giù le mani dai bambini!”. Occorre farlo diventare un programma politico.

Il grande fratello d’Italia

Non c’è limite al peggio. Secondo un decreto legislativo predisposto dal Governo per armonizzare le leggi italiane alle disposizioni europee sull’uso dell’intelligenza artificiale, la polizia potrà usare i dati biometrici per identificare chi va in piazza anche nei giorni prima di una manifestazione. Intanto un progetto di legge di Fratelli d’Italia parifica all’associazione per delinquere ogni gruppo, anche non strutturato, costituito per commettere “reati di piazza”.

La violenza tra linguaggio e costume politico

Il racconto pubblico di alcuni casi di cronaca sta trasformando la violenza in costume politico, quasi una forma di partecipazione. Naturalmente essa nasce contro il nemico più facile da isolare, quello che suscita meno solidarietà. Ma, una volta entrata nella comunicazione politica, trova nuovi destinatari, nuove alleanze, nuove forme di autorizzazione. Così la democrazia diventa sempre più fragile.

Ancora su Genova 2001: le ferite e l’eredità

Genova ci lascia insieme una ferita e un patrimonio. La ferita è quella della repressione, della violenza di Stato, della consapevolezza brutale dei limiti della democrazia quando si confronta con il conflitto radicale. Il patrimonio, invece, è quello di un movimento che ha saputo pensare il mondo in termini globali, che ha anticipato temi decisivi e che ha lasciato strumenti politici e culturali a molti dei movimenti venuti dopo.

E adesso? Sull’inserimento lavorativo degli ex detenuti

C’è una domanda che tormenta chi, in carcere, fa l’educatore. Quante delle persone incontrate tra quelle mura, una volta libere si sono reinserite nella società? La risposta è, purtroppo, sconsolante: assai pochi, quasi nessuno. Solo chi aveva una stabilità già prima della detenzione ha qualche chance. E non parliamo di chi ha delle dipendenze. La ragione? Tra le molte, la pressoché titale mancanza di possibilità lavorative.

Punire gli adolescenti?

Tra i 14 e i 18 anni lo sviluppo neurobiologico e psicologico delle persone non si è ancora completato. Per questo tutti gli Stati stabiliscono regole per accertare in concreto la capacità e l’imputabilità degli adolescenti autori di reati. Ma il Governo ha deciso che non è necessario. Anche i quattordicenni devono essere puniti. Sempre. Scelta inutile e controproducente, ma non importa. Ciò che conta è dare apparenti rassicurazioni.

La morte di Abderrahim Fakir e la macchina dell’impunità

La morte di Abderrahim Fakir non è stata un incidente né una fatalità. Le indagini faranno il loro corso ma non occorrono accertamenti ulteriori per dimostrare l’ingiustificata brutalità dell’intervento di polizia e la colpevole inerzia degli astanti, documentate da decine di filmati. Intanto si muove la macchina dell’impunità propiziata dagli input del Governo e dall’introduzione dello scudo penale, una novità che sa di antico.

Achtung alberi!

Dalla Stazione Termini di Roma alle piazze del Cairo, gli alberi diventano nemici perché nascondono, proteggono, rinfrescano, mentre l’imperativo è ottenere la massima visibilità per telecamere e droni e disincentivare contatti e rapporti tra le persone. La società della sorveglianza è tra noi e il controllo e la “sicurezza” sono la priorità delle priorità, a cui sacrificare benessere e diritti, non solo degli umani.

L’assalto alle coste italiane e i nuovi barbari

C’è, a insidiare il nostro futuro, chi minimizza la crisi climatica, ne mette in discussione le cause antropiche o contrasta apertamente le politiche di decarbonizzazione. Ma non meno pericoloso è chi – leader politici e governi – riconosce formalmente la gravità della crisi ma rinvia sistematicamente le decisioni necessarie per affrontarla. La situazione delle nostre coste ne è un esempio illuminante.