Un 1° maggio difficile

Sarà un 1° maggio importante: per contrastare la strage continua nei cantieri e nelle fabbriche, il carattere sempre più precario del lavoro, la crescente povertà dei lavoratori e delle lavoratrici. Ma non sarà un 1° maggio unitario. Non lo sarà, in particolare, sui referendum perché la Cisl ha da tempo imboccato una strada che corre parallela e spesso si intreccia con quella tracciata dal Governo Meloni.

Chico, i maranza e il populismo mediatico

L’attenzione dei media alle vicende giudiziarie è, insieme, crescente (fino a trasmissioni televisive dedicate) e a corrente alterna, a seconda del clamore dei fatti e dello status sociale di vittime e protagonisti. Così la stampa e i mezzi di comunicazione di massa, anziché strumenti di controllo del potere, diventano armamentario di disinformazione e propaganda volte a riprodurre paure, pregiudizi e divisioni sociali.

La politica di John Wayne

La politica sembra retrocessa al livello dei Western di John Wayne. Da una parte ci sono i cattivi assoluti, incarnati da nazioni e personaggi diversi, apostrofati con i peggiori epiteti; dall’altra c’è la civiltà, portatrice di democrazia, libertà, tolleranza, diritti umani e così via. Ma la realtà è, al contrario, piena di chiaroscuri e richiede la continua ricerca di equilibrio e la dismissione del senso di superiorità che domina l’Occidente.

Trasformare la crisi climatica in opportunità

Per sopravvivere ed evitare di farsi travolgere dalla catastrofe climatica, l’umanità deve fare un salto di civiltà, nei consumi e nei modi di produzione. Sarebbe un salto economicamente conveniente e consentito dalla evoluzione della tecnica. Ma i governi si guardano bene dal farlo. Basta guardare all’energia dove, anziché perseguire riduzione dei consumi e fonti alternative, si insegue la follia del nucleare.

25 aprile 2025: la posta in gioco

Senza ripudio della guerra e rifiuto del riarmo, senza solidarietà e accoglienza dei migranti perseguitati nei loro paesi, senza una ferma opposizione alle limitazioni delle libertà di riunione e di manifestazione, senza una difesa intransigente dell’assetto costituzionale non c’è 25 aprile, non c’è festa della Liberazione. C’è, al contrario, una svolta autoritaria. Guai a dimenticarlo o sottovalutarlo.

L’erede di San Francesco

Tra i molti lasciti di Francesco (i gesti, il linguaggio, la concretezza, l’impegno quotidiano per la pace, il senso dell’accoglienza, la pratica della povertà etc.) c’è il ribaltamento della concezione ispirata al dominio dell’uomo sul resto del mondo. A questa idea il papa venuto da lontano ha contrapposto quella della cura del creato che ha trovato un manifesto di rara profondità nell’enciclica “Laudato si’”.

Francesco, ovvero la pace attraverso l’etica e il diritto

La scomparsa di papa Francesco non attenua – non deve attenuare – la forza del suo insegnamento sulla questione della pace e della guerra, consolidato da riflessioni etiche e giuridiche che spaziano dalla messa al bando delle armi nucleari fino alla guerra in Ucraina. In questa temperie Francesco si è proposto come l’unico leader politico capace di opporsi alla catastrofe rivendicando le ragioni dell’etica e del diritto.

La guerra non è una “via libera”

Negli ultimi anni, a partire dalla invasione dell’Ucraina, la guerra ha cessato di essere una “via bloccata” dalle Costituzioni ed è tornata ad essere una “via libera”. Anche nelle parole di uomini di governo e intellettuali, incuranti delle dure lezioni della storia, che sbeffeggiano e irridono i pacifisti. Eppure solo la pace – degli uomini e non delle armi – salvaguarda la giustizia, l’uguaglianza e la libertà.