Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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Genocidio a Gaza, farisei a Roma

Il Governo di Israele impedisce al Patriarca di Gerusalemme di celebrare la messa della domenica della Passione del Signore al Santo sepolcro. I governanti italiani protestano. Ma se lo ‘sdegno’ contro Israele è la reazione a un odioso divieto, cosa avrebbero dovuto dire contro il genocidio? Hanno taciuto perché di quel genocidio sono complici: e le mani sporche di sangue non si lavano difendendo le pietre delle chiese.

Senza limiti

Lo smisurato, illimitato e impunito genocidio di Gaza ha aperto la porta a una guerra senza limiti: morali, giuridici, umanitari. L’insieme di rapporti e l’antropologia del potere emersi, in parallelo, dagli “Epstein Files” ne hanno dimostrato l’intreccio con le politiche interne degli Stati Uniti e non solo. È sempre più evidente come ciò che limita il potere limita anche la guerra. Quella guerra che, appunto, divampa oggi senza limiti.

Gaza e la lezione delle piazze

Nei bordi, nei margini del paese, lontano dai luoghi del potere, si è coagulato un esteso dissenso sulle politiche dell’establishment. A partire dal genocidio di Gaza, ma penetrato nel profondo. È un dissenso trasversale, inclusivo, che attraversa credi, posizioni politiche, età, generazioni, strati sociali, culture. E che ha spazzato via ogni moderatismo all’insegna di una insopprimibile radicalità.

Gaza: il punto in cui siamo

Per il ministro degli esteri Tajani il diritto internazionale vale “fino a un certo punto”. E poi? A che punto siamo ora? Siamo al punto in cui i criminali sequestrano gli onesti, la forza è l’unica legge, la proposta di un protettorato coloniale viene definita “piano di pace”, la maschera della civiltà cade e si mostra il volto mostruoso dell’Occidente. E la presidente del Consiglio prova a impedire le mobilitazioni e lo sciopero generale.

Due potenti e un genocidio

Leone XIV, a differenza di Francesco, non è un profeta. Con lui il papato è tornato nell’alveo dell’esercizio del potere. Ma l’udienza concessa al capo dello Stato di Israele, Isaac Herzog, non è ordinaria nemmeno per la tradizione spregiudicata del potere papale: non ne ha la prudenza né la saggezza. Avere incontrato e legittimato il capo di uno Stato genocida è una macchia, grave, che rimarrà sulla storia della Chiesa.