Francesco, ovvero la pace attraverso l’etica e il diritto

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La scomparsa di papa Francesco non attenua – non deve attenuare – la forza del suo insegnamento sulla questione della pace e della guerra che, in attesa di più ampi approfondimenti, provo a riassumere qui riprendendo parti del mio scritto La pace attraverso il diritto nel magistero di Papa Francesco (pubblicato nel 2/2024 di costituzionalismo.it e reperibile al link https://www.domenicogallo.it/2025/04/francesco-e-vivo/).

Il progetto di ordine internazionale, preannunciato dalla Carta Atlantica (14 agosto 1941), partorito con la Carta delle Nazioni Unite (26 giugno 1945) e fondato sulla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (10 dicembre 1948), non si è mai completamente realizzato e adesso sta attraversando una crisi profonda che mette in dubbio persino l’esistenza giuridica dei suoi assiomi principali. La novità principale del nuovo diritto internazionale post-bellico consisteva nella messa al bando della guerra, proclamata categoricamente dall’art. 2, comma 4, della Carta di San Francisco: «I membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite». La Carta delle Nazioni unite non ha messo la guerra fuori dalla Storia (non avrebbe potuto), ma l’ha messa fuori dal diritto, espungendo dalle prerogative della sovranità lo ius ad bellum, o quanto meno degradandolo. Si è trattato di una scelta politica che ha cambiato la natura del diritto realizzando la fusione fra la tecnica giuridica e un’istanza etica di valore universale.

Attraverso il sentiero dell’etica, Papa Francesco è arrivato a confrontarsi con il diritto internazionale e ad ergersi, unico leader politico mondiale, a difensore dei valori universali del diritto. «Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo ha osservato Francesco nel messaggio per la celebrazione della LII giornata mondiale della pace, il 1° gennaio 2019 –. E questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana». Bergoglio sapeva che la pace fra le Nazioni si costruisce nell’ordinamento politico e che gli strumenti sono quelli forniti dal diritto internazionale, in primis la Carta delle Nazioni Unite. Per questo, come leader politico, si è speso per dare attuazione alla Carta. Fin dal 25 settembre 2015 quando, di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni unite, ha sottolineato che: «il preambolo e il primo articolo della carta delle Nazioni unite indicano quali fondamenta della costruzione giuridica internazionale la pace, la soluzione pacifica delle controversie e lo sviluppo delle relazioni amichevoli fra le Nazioni. Contrasta fortemente con queste affermazioni, e le nega nella pratica, la tendenza sempre presente alla proliferazione delle armi specialmente quelle di distruzione di massa come possono essere quelle nucleari. Un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – sono contraddittori e costituiscono una frode verso tutta la costruzione delle Nazioni unite che diventerebbero: “Nazioni Unite dalla paura e dalla sfiducia”». E poi, nell’Enciclica Fratelli tutti, dove ha espresso la preoccupazione per il crescente degrado dell’ordine internazionale e ha coniato la famosa espressione della “Terza guerra mondiale a pezzi”.

Francesco si è reso conto che dal ripudio della guerra, concepita realisticamente dalla Carta dell’Ono come un flagello per l’umanità, deriva l’inammissibilità delle armi di sterminio di massa, specialmente le armi nucleari. La strada per liberarsi delle armi nucleari passa attraverso il diritto. Il disfavore dell’opinione pubblica verso tali armi ha portato più volte l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a dichiarare che l’uso delle armi nucleari rappresenterebbe una violazione della Carta dell’Onu e un crimine contro l’umanità, fino ad arrivare a un Trattato per la messa al bando e la totale eliminazione delle armi nucleari, approvato da 122 paesi (quasi due terzi dei membri dell’Onu) il 7 luglio 2017 ed entrato in vigore il 22 gennaio 2021. Inutile dire che i Paesi membri della Nato hanno cercato di boicottare i lavori della Conferenza internazionale rifiutandosi perfino di parteciparvi (salvo l’Olanda, inviata come osservatore) mentre, al contrario, Papa Francesco ha assunto la battaglia per la messa al bando, nell’ordinamento politico, delle armi nucleari come un impegno centrale del suo magistero: «La pace e la stabilità internazionali non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento, sul semplice mantenimento di un equilibrio di potere. La pace deve essere costruita sulla giustizia, sullo sviluppo umano integrale, sul rispetto dei diritti umani fondamentali, sulla custodia del creato, sulla partecipazione di tutti alla vita pubblica, sulla fiducia fra i popoli, sulla promozione di istituzioni pacifiche, sull’accesso all’educazione e alla salute, sul dialogo e sulla solidarietà. In questa prospettiva, abbiamo bisogno di andare oltre la deterrenza nucleare: la comunità internazionale è chiamata ad adottare strategie lungimiranti per promuovere l’obiettivo della pace e della stabilità ed evitare approcci miopi ai problemi di sicurezza nazionale e internazionale. In tale contesto, l’obiettivo finale dell’eliminazione totale delle armi nucleari diventa sia una sfida, sia un imperativo morale e umanitario» (Laudato si’, 117, 138).

Del resto, Papa Francesco aveva già espresso più volte il suo pensiero e si era pronunciato sulla follia criminale delle armi nucleari. Nel viaggio apostolico in Giappone, dal memoriale della pace di Hiroshima il 24 novembre 2019, aveva ribadito, con parole toccanti, la sua denuncia delle armi nucleari: «Qui, di tanti uomini e donne, dei loro sogni e speranze, in mezzo a un bagliore di folgore e fuoco, non è rimasto altro che ombra e silenzio. Appena un istante, tutto venne divorato da un buco nero di distruzione e morte. […] Sono venuto in questo luogo pieno di memoria e di futuro portando con me il grido dei poveri, che sono sempre le vittime più indifese dell’odio e dei conflitti. […] Con convinzione desidero ribadire che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche, come ho già detto due anni fa».

Il 24 febbraio 2022, poi, si è fatto buio all’improvviso. Una guerra feroce e catastrofica è scoppiata sul confine orientale dell’Europa, travolgendo i destini di milioni di persone e riverberando i suoi effetti nefasti, a cominciare dall’Europa, in tutto il Mondo. Nel volgere di pochi giorni l’orizzonte di vita dei popoli europei è cambiato bruscamente. Il 24 febbraio non è esploso soltanto un conflitto fondato sulla violenza delle armi, è dilagato in tutt’Europa lo spirito nefasto della guerra, si è materializzata l’immagine del nemico ed è iniziata una mobilitazione bellica della comunicazione, della cultura, delle coscienze. La condanna unanime della azzardata aggressione russa all’ucraina si è trasformata velocemente nella acritica accettazione della logica della guerra. Di fronte a questo disastro, segno tangibile del fallimento della politica di sicurezza e cooperazione in Europa, le principali forze politiche, non solo in Italia, con il conforto del fuoco di sbarramento unanime dei mass media, hanno assunto il linguaggio della guerra e si sono esercitate in una guerra delle parole contro il nemico. Contro il linguaggio della guerra, si è levato il fermo monito di Papa Francesco, che nel suo primo intervento pubblico, all’Angelus del 27 febbraio 2022, ha richiamato il principio pacifista solennemente affermato dall’art. 11 della Costituzione italiana: «Chi fa la guerra dimentica l’umanità. Non parte dalla gente, non guarda alla vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto interessi di parte e di potere. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi, che è la più lontana dalla volontà di Dio. E si distanzia dalla gente comune, che vuole la pace; e che in ogni conflitto è la vera vittima, che paga sulla propria pelle le follie della guerra. Penso agli anziani, a quanti in queste ore cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini []. Sono fratelli e sorelle per i quali è urgente aprire corridoi umanitari e che vanno accolti. Con il cuore straziato per quanto accade in Ucraina – e non dimentichiamo le guerre in altre parti del mondo, come nello Yemen, in Siria, in Etiopia… –, ripeto: tacciano le armi! Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza. Perché chi ama la pace, come recita la Costituzione Italiana, “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”».

Lo spirito di guerra comporta una divisione manichea dell’umanità, per cui tutto il male sta dalla parte del nemico e tutto il bene dall’altra. Non sono ammesse critiche o dubbi; infatti, nei giornali italiani sono subito state stipulate le liste di proscrizione dei “putiniani”. Contro la lettura manichea di questi tragici eventi, è intervenuto il Pontefice con una stupefacente chiarezza. Il 24 marzo 2022, nell’Incontro promosso dal Centro Femminile Italiano su “Identità creazionale dell’uomo e della donna in una condivisa missione”, ha sfidato apertamente la politica di riarmo della Nato, definendola una pazzia: «Penso che per quelle di voi che appartengono alla mia generazione sia insopportabile vedere quello che è successo e sta succedendo in Ucraina. Ma purtroppo questo è il frutto della vecchia logica di potere che ancora domina la cosiddetta geopolitica. La storia degli ultimi settant’anni lo dimostra: guerre regionali non sono mai mancate; per questo io ho detto che eravamo nella terza guerra mondiale a pezzetti, un po’ dappertutto; fino ad arrivare a questa, che ha una dimensione maggiore e minaccia il mondo intero. Ma il problema di base è lo stesso: si continua a governare il mondo come uno “scacchiere”, dove i potenti studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri. La vera risposta, dunque, non sono altre armi, altre sanzioni. Io mi sono vergognato quando ho letto che non so, un gruppo di Stati si sono impegnati a spendere il due per cento del Pil nell’acquisto di armi, come risposta a questo che sta succedendo adesso. La pazzia! La vera risposta, come ho detto, non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo ormai globalizzato – non facendo vedere i denti, come adesso –, un modo diverso di impostare le relazioni internazionali. Il modello della cura è già in atto, grazie a Dio, ma purtroppo è ancora sottomesso a quello del potere economico-tecnocratico-militare».

Dopo il fallimento del negoziato di pace fra la delegazione russa e quella ucraina, fatto abortire nell’aprile del 2022 per l’interesse di Stati Uniti e Gran Bretagna al prolungamento della guerra, la parola negoziato è stata bandita dai radar della politica ed esclusa da tutti i documenti ufficiali delle autorità politiche europee ed in ambito Nato. Nessun negoziato, nessun compromesso viene proposto, l’obiettivo definito dal partito unico della guerra è uno solo e indiscutibile: la vittoria. Ovviamente i costi umani, l’inutile strage di centinaia di migliaia, se non di milioni di esseri umani, sacrificati per perseguire il mito della vittoria, non vengono minimamente presi in considerazione dalla politica che istiga al prolungamento e all’escalation della guerra.

Contro i dogmi sanguinosi del partito unico della guerra, Francesco ha preso una posizione chiarissima in nome dell’umanità e del diritto. Non si tratta di una invocazione alla pace puramente dottrinale, il Pontefice, entra nel campo della politica e invita direttamente al negoziato i due principali protagonisti della guerra. Il 2 ottobre 2022, rivolge un appello accorato: «L’andamento della guerra in Ucraina è diventato talmente grave, devastante e minaccioso, da suscitare grande preoccupazione. Che cosa deve ancora succedere? Quanto sangue deve ancora scorrere perché capiamo che la guerra non è mai una soluzione, ma solo distruzione? In nome di Dio e in nome del senso di umanità che alberga in ogni cuore, rinnovo il mio appello affinché si giunga subito al cessate-il fuoco. Tacciano le armi e si cerchino le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza, ma concordate, giuste e stabili. […] Dopo sette mesi di ostilità, si faccia ricorso a tutti gli strumenti diplomatici, anche quelli finora eventualmente non utilizzati, per far finire questa immane tragedia. La guerra in sé stessa è un errore e un orrore!».

Di fronte all’indifferenza della politica che pianifica la morte di migliaia di giovani e la trasforma in uno strumento al servizio del potere, Francesco non si è rassegnato e nel messaggio alla Conferenza europea dei giovani a Praga, il 6 luglio 2022, ha invitato a ribellarsi ai potenti che mandano i giovani a morire: «Cari giovani, mentre voi state svolgendo la vostra Conferenza, in Ucraina – che non è UE, ma è Europa – si combatte una guerra assurda. Aggiungendosi ai numerosi conflitti in atto in diverse regioni del mondo, essa rende ancora più urgente un Patto Educativo che educhi tutti alla fraternità. L’idea di un’Europa unita è sorta da un forte anelito di pace dopo tante guerre combattute nel Continente, e ha portato a un periodo di pace durato settant’anni. Ora dobbiamo impegnarci tutti a mettere fine a questo scempio della guerra, dove, come al solito, pochi potenti decidono e mandano migliaia di giovani a combattere e morire. In casi come questo è legittimo ribellarsi!».

Purtroppo il grido di dolore di Papa Francesco è caduto nel vuoto. Due anni di guerra catastrofica e il fallimento in un mare di sangue della tanto invocata controffensiva ucraina, non hanno insegnato nulla sull’insensatezza dei massacri in corso alla frontiera orientale dell’Europa. In Europa si è consolidato un partito unico della guerra, in cui confluiscono tutte le forze politiche di centrodestra e di centrosinistra. È particolarmente inquietante che il Parlamento europeo, al termine del suo mandato, con l’ultima risoluzione del 29 febbraio 2024, abbia continuato a percorrere la strada dell’escalation del conflitto. Secondo il Parlamento europeo non bisogna lasciare nessuna scelta alla Russia, non ci deve essere nessun negoziato per porre fine alla guerra, nessuna mediazione fra gli interessi contrapposti. La guerra deve finire necessariamente con la “vittoria” dell’Ucraina e con la sconfitta della Russia. Per questo bisogna proseguire con la fornitura di aiuti militari all’Ucraina «per tutto il tempo necessario» e non ci deve essere più alcuna restrizione alla fornitura di sistemi d’arma più performanti e a lungo raggio. Il linguaggio della guerra si alimenta di miti (come lo scontro fra autoritarismo e democrazia) per offuscare la ragione collettiva e occultare la dimensione reale di sofferenza, distruzione e morte che tali scelte politiche producono.

In questo quadro desolato in cui tutte le istituzioni politiche nazionali ed europee, sotto la spinta della Nato, lavoravano per il prolungamento e l’escalation della guerra e si preparavano allo scontro diretto con la Russia, considerato inevitabile, ha stupito l’intervento di Francesco che ha scompaginato le carte, il 9 marzo 2024, con un’intervista rilasciata a Lorenzo Buccella, giornalista della Radio Televisione Svizzera. Alla domanda del giornalista («In Ucraina c’è chi chiede il coraggio della resa, della bandiera bianca. Ma altri dicono che così si legittimerebbe il più forte. Cosa pensa?») Francesco ha risposto: «È un’interpretazione. Ma credo che è più forte quello che vede la situazione, pensa al popolo e ha il coraggio della bandiera bianca e negoziare. E oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali. Ci sono. Quella parola negoziare è una parola coraggiosa. Quando tu vedi che sei sconfitto, che la cosa non va, avere il coraggio di negoziare. E ti vergogni, ma se tu continui così, quanti morti (ci saranno) poi? E finirà peggio ancora». Ci voleva il Papa per rompere il tetto di cristallo delle élite politiche europee, che hanno nascosto sotto la sabbia la parola negoziato e hanno cancellato persino il dubbio che la politica dovesse spendersi per la pace, invece di alimentare la guerra e impiantare nuovi cimiteri.

Di fronte all’impazzimento collettivo della politica, le parole di realismo e di umanità del Papa hanno rotto un tabù, hanno aperto uno squarcio nella tela di menzogne, di irresponsabilità e di fanatismo con la quale tutti i principali attori politici cercavano di nascondere la realtà di una tragedia che si consuma sotto i nostri occhi e che noi stessi continuiamo ad alimentare. Proseguire la guerra è un’inutile strage. Aprire un negoziato, cercare la mediazione degli interessi contrapposti, invece che la vittoria e l’umiliazione dell’avversario, è l’unica strada per evitare il martirio di un popolo, sacrificato sull’altare degli opposti nazionalismi e di opposte strategie di potenza e per evitare che il conflitto possa ulteriormente degenerare. Le parole del Papa hanno fatto scandalo perché hanno introdotto il “principio di realtà”, mettendo in evidenza l’insensata irresponsabilità di una politica che non vuole prendere atto che la guerra non può essere vinta, per cui proseguirla significa provocare terribili sofferenze ai popoli coinvolti, senza ragione alcuna. Dall’estate del 2023, dopo il fallimento della controffensiva ucraina, sono stati soprattutto i militari a mettere in guardia dal proseguimento del conflitto, nel silenzio dei media, sulla base del principio di realtà. Il 20 febbraio 2024 l’ex capo di stato maggiore britannico Lord Julian Richards in una sorprendente intervista alla Bbc ha lanciato un appello a porre fine alla guerra facendo una confessione di verità. Ha avvertito che c’era da attendersi una prolungata guerra di trincea con pochi guadagni di territorio e con migliaia di morti insensate, e ha chiesto la disponibilità dell’occidente a negoziare la «pace in cambio di terra», visto che i guadagni russi erano stati ancora ridotti. Con l’intervista alla TV svizzera, il Pontefice è andato oltre il magistero morale della Chiesa, è intervenuto direttamente sul terreno politico, ha parlato come un leader politico, svergognando gli altri leader politici che si sono arruolati nel partito unico della guerra.

In un’epoca storica in cui i principi dell’ordine pubblico internazionale, posti a base della fondazione dell’ONU e della Dichiarazione Universale dei Diritti umani, sono degradati fino al punto di restaurare la guerra come strumento ordinario al servizio della politica; in cui sono stati rinnegati i processi di distensione e collaborazione internazionale, che avevano avuto il loro culmine nell’indimenticabile 1989; in cui ai processi di disarmo è stata sostituita una forsennata corsa agli armamenti in quest’epoca drammatica il Pontefice si è affacciato alla Storia come l’unico leader politico a livello mondiale che si oppone alla catastrofe e lo fa rivendicando le ragioni del diritto, di quel patrimonio morale che aveva fatto balenare, dalle tenebre della Seconda guerra mondiale, la visione di un’umanità liberata per sempre dal ricatto della violenza, dal flagello delle guerre e degli olocausti.

 

Gli autori

Domenico Gallo

Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).

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