Loris Campetti è nato a Macerata nel 1948. Laureato in chimica, già nella seconda metà degli anni Settanta è passato al giornalismo. A “il manifesto” fino al 2012, ha ricoperto tutti i ruoli e si è occupato prevalentemente di lavoro e lotte operaie. Ha scritto molti libri di inchiesta e due mesi fa è stato pubblicato da Manni il suo primo romanzo, “L’arsenale di Svolte di Fiungo”.

Contenuti:

Giornalismo. Non solo Ranucci e Mentana

Stai con Sigfrido Ranucci o con chi lo epura? È vero che, come dice Mentana, “La 7” nega la par condicio a Meloni? Il futuro del giornalismo sta nella fuffa quotidiana di Paolo Mieli e nell’inseguimento della vittima di turno da parte di cronisti che usano il microfono come arma? In attesa di risposte, Telemeloni impera e si intensifica la concentrazione (naturalmente a destra) della carta stampata. Ma questo non sembra interessare nessuno.

Schiavitù, fragole e consolati

In Calabria i braccianti afghani e pachistani valgono meno delle cassette di fragole e, se provano a protestare, può accadere che vengono chiusi in un’automobile e bruciati vivi, suscitando la pena e le lacrime di un giorno. Intanto nella mitica Milano una grande società statunitense importa, per costruire il consolato del proprio paese, qualche centinaio di muratori indiani che riduce in schiavitù a due euro l’ora.

C’è un rapporto tra barbera e lotta di classe. Ciao Carlin

1973. Un incontro in una fabbrica occupata a Pallanza: “Il rapporto tra barbera e lotta di classe”. E Carlin che spiega: c‘è l’industria, certo, ma c’è anche il primario, l’agricoltura. Ci sono gli operai, certo, ma ci sono anche i contadini il cui lavoro è fondamentale, va rispettato. E poi va detto che c’è la rabbia e c’è la lotta, ma c’è anche la gioia, il riposo, e perché no, il mangiare e il bere bene. Questo era, per me, il compagno Carlin.

Tiziano Rinaldini, sindacalista

Tiziano Rinaldini, compagno di chiunque in Italia ha avuto a cuore i lavoratori, se n’è andato. Sempre impegnato nella Cgil, è stato un personaggio scomodo. Credeva nel sindacato dei consigli e fu tra i pochi a dire di no all’accordo subìto dalle organizzazioni sindacali dopo la lotta dei 35 giorni alla Fiat nell’autunno del 1980. Per lui i lavoratori non erano andati troppo avanti. Aveva ragione ma fu, per questo, emarginato.

Giornali e giornalisti

I giornalisti sono nell’occhio del ciclone. 247 sono stati uccisi a Gaza da esecuzioni, missili e droni israeliani, solo perché cercavano di informare. Ma, allo stesso tempo, sono scomparsi gli inviati di guerra e, con loro, le notizie vere e verificate su guerre e aggressioni. E da noi, spesso, i giornalisti si autocensurano e si adeguano: subiscono il clima e, al tempo stesso, lo creano. Con qualche eccezione, significativa ma rara.

L’asse Roma-Berlino che non mi piace

Il cancelliere Merz preannuncia, per la Germania, l’esercito più potente d’Europa e l’Italia si aggrega, rigorosamente in tuta mimetica. È una prospettiva inquietante per chi ancora ricorda gli orrori della guerra. Per dissolvere l’inquetudine una possibilità c’è: un’Italia e un’Europa neutrali che si battano per il diritto internazionale, la diplomazia, la pace. Ma è una prospettiva che non sembra interessare i nostri governi.

Contro il Governo che cerca lo scontro, restare umani

Il Governo cerca lo scontro in piazza, se serve il sangue o addirittura il morto. Il ministro degli Interni lo ha detto senza mezzi termini. Lo sgombero di Askatasuna era un segnale univoco e il decreto legge appena approvato va in quella direzione. Ma tutto questo non giustifica il pestaggio di un poliziotto. “Restiamo umani” deve essere la parola d’ordine di un’opposizione forte, di massa, realistica, disarmata.

A scuola in tuta mimetica: come ti educo alla guerra

Secondo tutte le rilevazioni, gli italiani, votanti e non votanti, sono in gran maggioranza contrari alla guerra, a cui, invece, il Governo si sta preparando. Di qui la campagna governativa di “rieducazione” del popolo con l’intento di affermare una nuova cultura, nazionalista, virile, guerresca, a partire dalla scuola, indottrinando anche i bambini delle elementari, tra l’altro invitandoli alle esposizioni di arsenali bellici nelle piazze.

Stefano Benni, che ci ha insegnato a ridere del male

Stefano Benni, “il Lupo”, se ne è andato. La sua satira struggente ci ha costretto a ridere – mai sorridere – di eventi e soggetti tragici, di una realtà sempre più lontana dai sogni e dalle speranze. Ci ha fatto sbellicare di risate con racconti, poesie, libri ma ha anche scritto “cose serie” come il reportage sulle bombe nel rapido 906 a San Benedetto Val di Sambro. Ci mancheranno le sue storie, i suoi paradossi, le sue battute. E non solo quelli.