Iran: una guerra che avvantaggia solo la Cina

La Cina, al contrario di molti altri paesi, sembra riuscire a parare i colpi prodotti dalla guerra degli Usa e di Israele contro l’Iran. Anzi le conseguenze della guerra potrebbero addirittura essere vantaggiose per il paese asiatico: dal prestigio politico rafforzato rispetto agli Stati Uniti, alla potenziale maggiore richiesta esterna di prodotti legati alle energie rinnovabili e alle auto elettriche, ad alcune ricadute finanziarie.

Unire le forze contro la guerra

Il mondo è dominato dalla guerra, non solo praticata ma anche apertamente rivendicata come strumento di soluzione delle controversie. Spetta all’Europa e, in essa, alla sinistra prendere l’iniziativa per costruire una prospettiva diversa. L’Europa è debole e la sinistra divisa ma è possibile individuare un obiettivo unificante: mettere fine alla guerra e ripristinare il dominio delle regole anche a livello internazionale

Il sindacalismo USA tra resa e tentativi di riscossa

I grandi sindacati degli Stati Uniti attraversano una situazione difficile tra difficoltà di sindacalizzazione, tensioni interne, arretramenti occupazionali e ambiguità politiche. Non manca, peraltro, qualche segnale nel senso della possibilità di tornare a essere un tassello fondamentale della mobilitazione per la democrazia e la solidarietà, per lo Stato sociale e la difesa dell’ambiente e contro il razzismo. E contro la guerra.

No Kings, opportunità e trappole

In Italia sta accadendo qualcosa di rilevante: prima l’incredibile mobilitazione dell’autunno, poi lo straordinario successo del referendum, in ultimo la grande manifestazione No Kings a Roma. È un risveglio di dimensioni insperate. Il Governo ha accusato il colpo. Ma, per cambiare davvero gli equilibri esistenti, il movimento ha bisogno di darsi una strategia articolata e non settaria e di guardarsi da molte trappole.

Sulla resurrezione, in questa Pasqua di guerra e sconcerto

Il messaggio della Pasqua è inequivocabile: il dogmatismo e l’integralismo sono il cancro delle confessioni di fede. Gesù non è soltanto altrove rispetto al sepolcro e alla morte. Lo è anche dalle logiche che hanno mosso chi gli ha dato la morte e continua a somministrarla ordinariamente, nella repressione, nella violenza sistemica e del potere, nei soprusi socio economici, nel rifiuto violento delle diversità, nel genocidio.

Il filo rosso che lega referendum e no alla guerra

La Costituzione è stata salvata dai giovani: quegli stessi che, nei mesi scorsi, hanno detto no al genocidio e alla complicità del Governo italiano con le politiche di guerra che stanno sconvolgendo il mondo. Ora bisogna mettere a frutto la lezione: respingendo ogni ipotesi di premierato, rimuovendo le norme che criminalizzano il dissenso, cessando ogni collaborazione militare con Israele e con gli USA.

Chi paga i costi della guerra in Iran?

La guerra in Iran è il sintomo della crisi di un sistema che fatica a produrre profitti senza erodere le basi materiali del benessere. Il debito pubblico limita ogni margine di intervento, mentre la spesa militare continua a crescere. Ma finché essa resterà una leva centrale della politica economica, i conflitti tenderanno a moltiplicarsi. E il prezzo, ancora una volta, lo pagheranno i ceti popolari: in Europa, in Italia, ovunque.

Trump e l’orrore del “gioco della guerra”

La guerra di Trump e del suo entourage ha subito un’ulteriore trasformazione rispetto alla stessa guerra di Bush. È diventava un gioco, anche economicamente profittevole, in cui non c’è posto per l’umano. Le persone scompaiono nelle idee e nelle dichiarazioni degli strateghi del Pentagono e la guerra viene quotidianamente presentata come un videogioco in cui è impossibile scindere la realtà dalla finzione e dal “gioco”.

La radice della guerra: l’impero sionista

La guerra contro l’Iran, cominciata da Tel Aviv, è la dimostrazione che Israele, forte del sostegno degli Stati Uniti e della complicità dell’Europa, si sente libero di far ciò che vuole. L’impero sionista, dotato di centinaia di testate nucleari, è uno degli stati più pericolosi al mondo ma noi facciamo finta di niente. Ce ne accorgeremo presto quando deciderà di far fuori la Turchia di Erdogan per l’egemonia in Medio Oriente.

Il movimento e la scintilla

La situazione è disperata. A salvarci – come scrive Marco Revelli – può essere solo qualcosa di straordinario. Un movimento dal basso, un’insorgenza universale e trasversale dei popoli, una mobilitazione oceanica. Un fenomeno che si forma per accumulazioni successive e poi, magari all’improvviso, esplode. Eppure qualcosa sta a noi: creare le precondizioni perché quella mobilitazione avvenga.