La corsa al riarmo, un po’ di storia per capire dove si va

Fino ai primi anni ’90, le forze armate italiane hanno mantenuto un’impostazione sostanzialmente difensiva, pur all’interno della Nato, con leva obbligatoria e un livello di spesa relativamente basso. Ma già nel 1993 l’obiettivo è cambiato: dalla difesa da eventuali aggressioni alla “difesa degli interessi italiani, ovunque nel mondo siano minacciati”, così preparando la svolta attuale in cui la guerra è all’ordine del giorno.

La guerra in Ucraina: retorica e realtà

Continua a circolare, a sinistra, l’idea che la guerra in Ucraina sia una nuova Resistenza, con gli europei in veste di sostenitori dei resistenti, come gli anglo-americani con i partigiani. Non è così. Questa guerra, come quasi tutte le guerre, è una tragica scelta di governi e non di popoli e l’unico insegnamento che se ne può trarre è che bisogna farla finire al più presto e che costruire la pace è l’unico obiettivo ideale.

Sassonia-Anhalt, le ragioni di un risultato

L’AfD, forza di estrema destra e ultraliberista, ha stravinto in una delle regioni più povere della Germania, cavalcando la crisi e schierandosi (a parole) contro la guerra, inducendo così al voto gran parte degli astenuti nelle precedenti elezioni. È paradossale ma si spiega con le politiche fallimentari dei governi di coalizione di CDU e SPD e con le timidezze, le compromissioni e le contraddizioni di una sinistra divisa tra Linke e BSW.

Germania. Alla guerra col kebab

Mentre in Italia la destra insiste nella guerra al commercio etnico, in Germania il Governo usa il kebab e le kebaberie come strumenti di propaganda per convincere i giovani, soprattutto di origine turca, ad arruolarsi. L’invito viene veicolato da slogan e QR code stampati sulla carta, colorata come una tuta mimetica, che avvolge i döner kebab. È una forma di marketing più sofisticata di quanto sembri, che sta dando frutti.

Il “sistema guerra” e la necessaria reazione dal basso

La guerra è la veste che assume, oggi, il conflitto sociale. La nuova ristretta “aristocrazia del denaro” si esprime, infatti, attraverso il potere politico, finanziario e mediatico e il “complesso militare-industriale”. Non sarà il liberalismo, che nei momenti difficili rivela la sua inettitudine, a invertire la tendenza ma solo una politica dal basso che recuperi un disegno di liberazione coerente con le esigenze delle classi popolari.

Fantasmi, maschere e compassioni al festival “Kilowatt” di Sansepolcro

Esclusione, alienazione, razzismo, rapporti tra maschi e femmine, crisi climatica, guerra e molto altro ancora sono i temi che hanno attraversato i dieci spettacoli del weekend d’apertura di “Kilowatt”, il festival diretto da Lucia Franchi e Luca Ricci che si è svolto a Sansepolcro dal 17 al 25 luglio. A queste situazioni, spesso estreme, hanno dato voce teatro, danza, musica, circo con interpretazioni di grande livello artistico.

Il realismo della pace

Il dibattito innescato da Vito Mancuso contro il pacifismo “disarmato” offre lo spunto per un ragionamento sulle ragioni “realistiche” a favore di una pace senza aggettivi. A partire dalla presa d’atto della possibilità che una guerra tra potenze nucleari, seppur iniziata con armi convenzionali, degeneri nell’apocalisse atomica e dalla considerazione che solo accettando di disarmarci possiamo indurre l’altro a fare altrettanto.

Anche la guerra non è più quella di una volta…

Vestiti i panni di antipapa, Vito Mancuso bacchetta Leone XIV e invoca, in luogo della sua “pace disarmata e disarmante” una “pace armata”, affermando che la guerra è una condizione permanente dell’umanità. Non è così, e lo stesso termine “guerra” è fuorviante ché lo scontro interpersonale e la resistenza armata non hanno nulla a che vedere con gli attuali conflitti eterodiretti che mettono a rischio l’intera umanità.

L’Odissea di Nolan e la guerra alla fine della civiltà

L’“Odissea” di Nolan è una versione tragica e senza eroi, dove Ulisse non torna a Itaca a causa della colpa per la distruzione di Troia. Le polemiche sulla fedeltà della trasposizione non hanno senso ché la funzione del mito è quella di raccontare all’infinito la stessa storia in situazioni nuove. E in epoca di ritorno della guerra il racconto si oppone alla rivalutazione del modello virile e violento dell’eroe.

Tra Libano e Israele un accordo asimmetrico e impraticabile

L’accordo negoziato tra Libano e Israele escludendo Hezbollah sta accentuando le divisioni tra le forze politiche libanesi, col rischio di condurre a una nuova guerra civile. Il ritiro israeliano è, infatti, subordinato a condizioni irrealizzabili e alla rinuncia, da parte del paese aggredito, della possibilità di rivolgersi a tribunali internazionali per ottenere giustizia. Nel frattempo, i bombardamenti di Israele continuano.