Andrea Bigalli è teologo, coordinatore dell'Istituto di Ricerca in Teologia Sociale della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.
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Il messaggio della Pasqua è inequivocabile: il dogmatismo e l’integralismo sono il cancro delle confessioni di fede. Gesù non è soltanto altrove rispetto al sepolcro e alla morte. Lo è anche dalle logiche che hanno mosso chi gli ha dato la morte e continua a somministrarla ordinariamente, nella repressione, nella violenza sistemica e del potere, nei soprusi socio economici, nel rifiuto violento delle diversità, nel genocidio.
Interpretare il Natale rianalizzandone le fonti mi salva da una festa ipocrita, falsata e quindi triste. Il Natale autentico ci invita a non avere paura. A lottare e a sperare. Come scriveva Ernesto Che Guevara in una delle ultime lettere ai figli: «Tatico, tu cresci e diventa uomo e poi vedremo che fare. Se c’è ancora l’imperialismo andiamo a combatterlo, se finisce, tu, Camilo ed io possiamo andarcene in vacanza sulla luna».
Sul versante sociopolitico il segno del pontificato di Leone XIV non potrà che essere all’insegna della critica al neoliberismo trionfante. Più delicata sarà la dimensione teologica e pastorale. In molti, infatti, sollecitano la restaurazione di una Chiesa “ordinata” e “rassicurante”, che non si proponga di incontrare le diversità in modo paritario. Qui si giocherà la differenza o la continuità con le aperture di Francesco.
Difficilmente papa Francesco può trovare collocazione nella dicotomia progressista/conservatore. In realtà egli è stato solidamente ancorato alla tradizione della Chiesa e le sue innovazioni più profonde sono state nel magistero “ordinario” fatto di omelie, di incontri diretti, di rapporti anche – e questo ha fatto scandalo – con i diversi, i poveri, gli ultimi. In questo senso la sua teologia ha sempre avuto un orizzonte pastorale.
La presenza delle donne nel Vangelo è una presenza discreta ma fondamentale: tutta l’esistenza di Gesù è stata tessuta di un rapporto significativo, fecondo e liberante con la realtà femminile e sono state le donne, già presenti ai piedi della croce, ad annunciarne la resurrezione. Ciò è stato rimosso nella storia della Chiesa ma oggi – nel giorno di Pasqua – è il Vangelo di Luca a ricordarcelo.
La liturgia del Natale, con le parole del vangelo di Giovanni, ci dice che, se Gesù esprime pienamente il Divino, è un Dio che si pone senza volontà di erigere strutture di dominio, rimane nella logica dell’erranza, va nomade dove lo si accetta. Di qui la speranza che l’esserci – accanto ai piccoli, i violentati, gli umiliati – sia ancora la prospettiva in cui costruire politiche radicate in quel che è vero.
Un biopic su una figura come quella di Enrico Berlinguer era impresa non facile. Ma “Berlinguer – La grande ambizione” di Andrea Segre fa scelte di scrittura e di realizzazione visiva di grande efficacia: nella recitazione di attori come Elio Germano e Roberto Citran, nella intensa esplorazione dell’ambiente familiare di Berlinguer, nell’uso del repertorio (per documentare il suo rapporto con la base del partito).
È una Pasqua piena di angoscia. Assistiamo a mattanze che pensavamo superate dal sentire collettivo. La regola è la guerra: di popoli, di culture e di economie tra di loro, del genere umano contro l’ecosistema, del genere maschile contro quello femminile. A fronte di ciò la Pasqua, per un cristiano, deve essere segno di alterità, di riferimento a un amore che non cerca il sacrificio ma lo accetta se può essere luce per altre e altri.
Un altro Natale. Ancora più spoglio di significati che non siano quelli del mercato, mentre si dispiegano conflitti sempre più pervasivi, da cui niente sembra poterci esentare. Eppure Natale, mistero immerso nella contraddizione e nella crisi, può richiamare il senso profetico del vivere in questa stagione storica e aprire il tempo di un umanesimo che non si fa dominare, spengere, addomesticare, irregimentare.
Pasqua 2023, Pasqua di guerra. E di riflessione. Su un Dio fragile che soffre con gli uomini e per questo è credibile. Pasqua ci propone un Dio radicalmente dedito all’umano. Il Dio dei Vangeli, che ha voluto abitare il creato con sudore, lacrime, sorrisi, lutti e feste e che, per questo, ci interpella con l’unico argomento che vale davvero: l’essere stato con noi. E che ci mostra la strada, nonostante tutto: resusciteremo con lui.