Ezio Boero, nato a Torino nel 1954, si è laureato in Scienze politiche con una tesi su “Politica dei trasporti e sviluppo urbano: il caso torinese”, ha fatto attività politica, sindacale e ambientalista. Da ultimo ha pubblicato “Storia sociale e del lavoro degli Stati Uniti”, StreeLib, 2019 (aggiornato nel 2023).
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Crescono, negli Stati Uniti, i Democratic Socialists of America, con più di 100mila iscritti, un programma socialista, personalità di grande impatto mediatico come Alexandria Ocasio-Cortez, il sindaco di New York Mandami e diversi candidati alle elezioni midterm. Nei loro confronti è, peraltro, in atto una dura criminalizzazione e, soprattutto, sono imprevedibili le reazioni di Trump a un loro eventuale successo.
Dal 15 al 18 giugno si è svolta a Detroit la Convenzione nazionale del sindacato United Auto Workers (UAW). La crisi dell’auto negli Stati Uniti (con calo drammatico degli addetti), la riduzione degli iscritti e la modifica della composizione sociale del sindacato, le sue scelte politiche in favore dei dazi di Trump e di presa di distanza (pur parziale) da Israele rendono accidentato il cammino dell’organizzazione.
La vicenda della sindacalizzazione dei lavoratori di Starbucks negli Stati Uniti è esemplare: cinque anni di scioperi, manifestazioni, picchetti, boicottaggi, licenziamenti, con il coinvolgimento di 12.000 addetti di 700 caffetterie e l’estensione fin nella Corea del Sud per contestare una campagna pubblicitaria reazionaria e offensiva. Questo percorso è diventato la trama del film “Baristas vs Billionaires”.
I grandi sindacati degli Stati Uniti attraversano una situazione difficile tra difficoltà di sindacalizzazione, tensioni interne, arretramenti occupazionali e ambiguità politiche. Non manca, peraltro, qualche segnale nel senso della possibilità di tornare a essere un tassello fondamentale della mobilitazione per la democrazia e la solidarietà, per lo Stato sociale e la difesa dell’ambiente e contro il razzismo. E contro la guerra.
La mobilitazione contro i raid dell’ICE segna la ripresa dell’opposizione dal basso negli USA. Una parte del sindacato rompe l’allineamento istituzionale e collega la lotta per i diritti dei migranti con l’opposizione alle guerre di Trump. La solidarietà internazionale, da Gaza a Minneapolis, torna al centro del movimento dei lavoratori.
Negli Stati Uniti la spesa per armi, il mancato rinnovo della assicurazione medica per le fasce deboli e l’abbassamento delle tasse per i ricchi hanno colpito duramente lavoratrici e lavoratori. Il mondo del lavoro però, seppur con grandi difficoltà, si sta riorganizzando: dallo sciopero nella multinazionale Starbucks alle lotte nel settore del lavoro pubblico pare cominciato un ciclo di lotte destinato a non esaurirsi.
“Chiedo ai neri, ai bianchi, ai marroni, agli asiatici, agli immigrati, ai gay di tutto il paese di alzarsi in piedi. Resisteremo agli attacchi alla democrazia di Donald Trump e faremo pagare (ai ricchissimi) la giusta quota di tasse per finanziare la nostra scuola, i posti di lavoro, l’assistenza sanitaria, i trasporti”. Così il sindaco di Chicago nella manifestazione “No Kings” del 18 ottobre, in cui ha prospettato l’idea di uno sciopero generale.
Il raid di 500 agenti di diverse agenzie federali nell’impianto automobilistico Hyundai a Ellabell alla ricerca di immigrati irregolari è l’emblema della situazione del mondo del lavoro negli Stati Uniti: aperto in maniera indiscriminata a operazioni di polizia e ostile a ogni sindacalizzazione. Con il pieno appoggio e l’incitamento del Governo Trump.
Col ritorno di Trump al governo è in atto il più grande assalto mai avvenuto negli Stati Uniti contro le terre pubbliche e le persone che le proteggono. Ad essere colpiti sono i parchi naturali (con concessioni per trivellazioni, estrazioni di minerali e disboscamento) e le agenzie federali di tutela (con licenziamenti in massa) mentre è ripresa alla grande la combustione del carbone e sono incentivate le grandi opere.
La guerra di Trump contro il complesso della tutela ambientale è in pieno svolgimento e già è stato emesso il 60% delle prescrizioni previste al riguardo nel suo Project 2025. In una furia devastante vengono cancellate le regole a tutela di aria, acqua, paesaggio, foreste, fauna selvatica in via di estinzione e, insieme, vengono smantellati gli uffici pubblici preposti alla loro tutela. Ma qualche timida reazione si comincia a intravedere.