Vincenzo Comito (1940), ha lavorato a lungo nell’industria (gruppo Iri, Olivetti) e nel movimento cooperativo, nelle aree dell’amministrazione e finanza, del controllo di gestione e del personale. Docente di finanza aziendale ha insegnato all’Università Luiss di Roma e all’Università di Urbino. Fa parte del gruppo “Sbilanciamoci” e di quello di "Fuoricollana". Tra i suoi ultimi libri: “La globalizzazione degli antichi e dei moderni” (Manifesto libri, 2019) e "Come cambia l'industria" (Futura editrice, Roma, 2023).
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La Cina, al contrario di molti altri paesi, sembra riuscire a parare i colpi prodotti dalla guerra degli Usa e di Israele contro l’Iran. Anzi le conseguenze della guerra potrebbero addirittura essere vantaggiose per il paese asiatico: dal prestigio politico rafforzato rispetto agli Stati Uniti, alla potenziale maggiore richiesta esterna di prodotti legati alle energie rinnovabili e alle auto elettriche, ad alcune ricadute finanziarie.
È in atto con molto clamore un tentativo da parte di Donald Trump di riprendere almeno in parte il controllo economico degli Stati Uniti sui paesi dell’America Latina. L’impresa appare difficile, tra l’altro per il grande interesse di tali paesi a mantenere rapporti economici intensi con la Cina, mentre gli Stati Uniti hanno nella sostanza poco da offrire loro sul piano commerciale e finanziario.
Il settore del farmaco, caratterizzato storicamente dagli alti profitti delle multinazionali, sta attraversando un periodo di grandi turbolenze. La Cina, aprendo nuove piste, sembra andare avanti tranquilla per la sua strada di grande crescita. L’industria europea invece, presa in mezzo tra l’espansione dei cinesi e le politiche ricattatorie degli Usa, rischia di essere travolta.
Le criptovalute e le stablecoin si vanno sempre più affermando. La spinta viene dagli Stati Uniti e da Trump. Mentre l’UE e la BCE rispondono debolmente a tali sviluppi, che pure minacciano l’autonomia dell’Europa, la Cina porta avanti un modello alternativo, basato sul mantenimento del controllo pubblico sull’intero processo.
L’economia tedesca, come quella di gran parte dei paesi UE, è in grave crisi da almeno tre anni: per la cessazione degli acquisti di gas russo, per la concorrenza cinese, per le difficoltà della globalizzazione e le tariffe di Trump, per i ritardi nell’innovazione, per una classe dirigente non all’altezza del compito. I tentativi del Governo per uscire dalla crisi, tra cui il forte aumento delle spese militari, non sembrano adeguati.
Il vecchio ordine mondiale, governato dagli Stati Uniti, sta progressivamente crollando, ma non appare chiaro come se ne possa configurare uno nuovo, mentre stiamo attraversando un difficile periodo di transizione. Una serie di decisioni che si vanno prendendo qua e là per il mondo, in particolare nei paesi del Sud, sembrano indicare delle piste per riuscire a comprendere il possibile nuovo che avanza.
Le riunioni della Shangai Cooperation Organisation e dei Brics segnalano una accelerazione nel processo di trasformazione dell’ordine mondiale, con il ridimensionamento del peso occidentale e la tendenza a un assetto multipolare. La Cina ne è un attore imprescindibile, mentre l’India resta incerta sulla propria collocazione.
L’intelligenza artificiale può contribuire a migliorare il mondo e le nostre vite. Ma il suo sviluppo presenta diversi problemi:, la minaccia alla sopravvivenza dell’umanità, la necessità di investimenti insostenibili, l’esistenza di punti deboli sia del modello cinese che di quello USA, le gravi ricadute ecologiche e sul lavoro.
Le informazioni più recenti indicano che il comportamento degli attori finanziari non cambia nel tempo. Le banche continuano a finanziare le fonti di energia fossili, i paesi poveri annegano sotto il peso dei debiti, si consuma un nuovo scandalo bancario, mentre anche nei paesi ricchi il livello del debito preoccupa e la nuova finanza Usa e il parallelo arrivo di Trump pongono nuovi rischi al settore finanziario.
I paesi dell’Asia Centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan e Turkmenistan), ricchi di storia e di materie prime, sono stati, negli ultimi tre secoli, sottoposti al dominio zarista e, poi, inglobati nell’Urss. Oggi, dopo l’indipendenza, si districano tra la Russia, con cui permangono antichi legami, e la Cina, sempre più presente nell’area, mentre gli Usa, l’UE e la Turchia cercano di inserirsi nel gioco.