“Quella notte su una nave della Flotilla”

Elettra, ferrarese di 29 anni, è una dei 22 italiani sequestrati dall’esercito israeliano la notte tra il 29 e il 30 aprile a bordo di una nave della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza: “Ci hanno minacciati e fatti inginocchiare, con le mani sopra la testa. Alcune donne sono state trascinate via e hanno dei lividi, i visi gonfi; ho visto anche delle tumefazioni a pochi centimetri dai genitali o traumi cranici, nasi e costole rotte”.

Flotilla: il ritorno dei pirati e il dovere dei giudici

Con l’abbordaggio in alto mare di 22 imbarcazioni della Flotilla, il rapimento di oltre 100 cittadini europei, fra cui 24 italiani, e la sottrazione degli aiuti destinati ai bambini di Gaza, Israele ha calpestato, oltre al diritto internazionale, il nostro diritto penale. Anche se il Governo continuerà a genuflettersi alla prepotenza di Israele, i nostri magistrati hanno l’obbligo di perseguire i reati commessi in danno dei cittadini italiani.

La guerra e la lezione degli anni Trenta del ‘900

È in atto una moltiplicazione di conflitti determinata, in singolare analogia con gli anni ‘30 del secolo scorso, da quattro fattori: la crisi del dollaro, la rottura dell’equilibrio tra le grandi potenze, la sofferenza della democrazia e la messa in discussione della globalizzazione. Come allora, per arginare tale deriva non basta contrastare il riarmo ma occorre trovare un accettabile equilibrio tra i fattori che la generano.

New York, 100 giorni dopo l’elezione di Mamdani

In una ex fabbrica convertita ad attività sociali e culturali Mamdani ha celebrato i suoi primi 100 giorni di governo. Ribadito il progetto, già iniziato, di più tasse sulla ricchezza, di abitazioni e supermercati comunali per i poveri e di servizi per l’infanzia, ha sottolineato la volontà di misurarsi con il funzionamento quotidiano della città, rendendo efficienti e pubblici i servizi di base che incidono sulla vita delle persone.

Perché i governanti d’Europa non sanzionano Israele?

Il mondo rotola verso la catastrofe. A spingerlo sono le iniziative sempre più devastanti degli Stati Uniti e di Israele. Spesso non è chiaro chi dei due guida le danze, ma è evidente l’inerzia dell’Europa, che pure avrebbe i mezzi per condizionare e limitare efficacemente la politica di Israele con una adeguata politica di sanzioni (che sarebbe il vero aiuto per il popolo israeliano). Resta incomprensibile perché non lo fa.

Trump, un antipapa da operetta prossimo a scadenza

Messo alle strette a Hormuz, il tycoon, insultando il Pontefice e autoproclamandosi novello Gesù Cristo, si inimica, con il Papa, buona parte dei cattolici degli Stati Uniti che l’avevano votato. Brama una statua d’oro sulla Gaza Riviera, sorseggiando un aperitivo con una spruzzatina di rosso autentico versata direttamente da Bibi, ma non ha ancora capito che già a novembre il suo tempo potrebbe essere scaduto.

Trump e l’utilità politica della guerra

Trump non è un “folle”, ma ha una visione molto lucida dell’utilità politica delle guerre. Di alcune si serve per dire che le chiude. Altre le usa per mostrare che domina il proprio emisfero. E quelle che diventano un problema cerca di usarle come veicolo di una politica interna dell’emergenza per intaccare il nucleo – minimo, ma essenziale – della democrazia.

Israele e il trionfo della morte

“Il Trionfo della Morte” è uno dei dipinti più potenti di Pieter Bruegel il Vecchio. In una visione apocalittica il quadro mostra un mondo invaso da scheletri, che diffonde in modo universale la morte. È l’immagine delle politiche attuali dello Stato di Israele, trasformatosi in una fabbrica di morte diffusa finanche di insulsa gioia. Creando così un vero e proprio esercito di morti, che presto si metterà in marcia contro i suoi carnefici.

Verso un Libano distrutto e smembrato

Il Libano, abbandonato dai suoi alleati storici (Arabia Saudita e Siria), in situazione di default finanziario e con un Governo debole e incapace di controllare il territorio è di nuovo sotto le bombe di Israele, per ragioni geopolitiche e per interessi personali di Netanyahu. Il rischio è che il sud del paese venga devastato come Gaza e che questa porzione di territorio sia, di fatto, annessa dallo Stato di Israele.