Venezuela: come il Cile nel 1973

Gli Stati Uniti hanno bombardato varie località del Venezuela e ne hanno sequestrato il presidente. Il fine è il ripristino del controllo politico sul “cortile di casa” e l’accesso al petrolio di cui il paese sudamericano è ricchissimo. Non è una novità nella storia dell’imperialismo americano e il ricordo va al Cile di Allende. Intanto la situazione internazionale precipita e nessuno è oggi sicuro: né gli stati né le persone.

Bombe Usa sul Venezuela: un crimine internazionale e un copione antico

Quella del Venezuela è stata un’invasione che ha seguito un copione antico. Negli ultimi anni il controllo sul “giardino di casa” dell’America latina è stato realizzato dagli Usa soprattutto in modo indiretto. Ma, in Venezuela, ciò non ha dato i frutti sperati e così si è passati all’intervento militare, previa campagna di delegittimazione di Maduro.

L’altra America: si riaffacciano le lotte dei lavoratori

Negli Stati Uniti la spesa per armi, il mancato rinnovo della assicurazione medica per le fasce deboli e l’abbassamento delle tasse per i ricchi hanno colpito duramente lavoratrici e lavoratori. Il mondo del lavoro però, seppur con grandi difficoltà, si sta riorganizzando: dallo sciopero nella multinazionale Starbucks alle lotte nel settore del lavoro pubblico pare cominciato un ciclo di lotte destinato a non esaurirsi.

La guerra uccide e corrompe

La guerra in Ucraina sta evidenziando una corruzione sistematica, con profitti che irridono popolo e soldati. Da entrambe le parti. Dapprima emersa sul versante russo in forme finanche grottesche (oggetto di pesanti ironie degli uomini di Zelenskyj), è poi divampata in Ucraina, rivelando tangenti fisse su ogni fornitura militare e arricchimenti spropositati (fino a bagni in oro) di pochi oligarchi). È la guerra, bellezza!

Cile. Requiem certo, ripartenza obbligatoria

Il fascista José Antonio Kast sarà il nuovo presidente dei cileni. Fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato che i figli, le figlie e i nipoti delle migliaia di scomparsi, torturati, accecati, sgozzati, esiliati, ignorati e derisi, avrebbero potuto eleggere un seguace di Pinochet. Come è potuto accadere? È accaduto soprattutto per colpa nostra, della nostra incapacità. Ma ora dobbiamo reagire e non solo piangerci addosso.

Il Cile al voto tra occasioni perdute, incubi e speranze

Nei 35 anni dalla fine della dittatura, il Cile ha riacquistato le libertà politiche e si è modernizzato, ma non ha risolto i suoi vecchi problemi. I sei presidenti che si sono succeduti, compreso Gabriel Boric, non sono andati oltre un cocktail di modernità e disuguaglianza. Di qui una delusione diffusa cavalcata dalla destra con il rischio di un ritorno, nel voto di domenica, alla stagione di Pinochet: esito spaventoso ma possibile.