E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "La sinistra impossibile da spiegare a mia figlia".
È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).
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Le Primarie sono il surrogato di una democrazia di partito che non c’è più. Sono anche una forma di personalizzazione della politica che replica i vizi del presente. In tempi normali ce ne terremmo volentieri lontano. Ma questi sono tempi estremi, col rischio incombente di una guerra distruttiva e di un dispotismo delle destre. E allora quel voto potrebbe essere l’occasione per gridare un forte NO alla guerra, al riarmo e alla disumanità che ne incarna la ferocia.
Qulli che devastano una valle e accusano di devastazione chi si oppone. Quelli che preparano una guerra mondiale e definiscono “violento” chi protesta. E’ questa la logica perversa che nel mondo intero rovescia il senso di ogni cosa e che ha trovato in Val di Susa la propria sintesi perfetta. Per difendere l’indifendibile si costruisce un fortino pieno di uomini in armi, e ci si stupisce se su quel totem si concentra l’indignazione di chi non vuol subire.
Il coro degli opinionisti “di sistema” in sostegno all’appello al disimpegno lanciato da Francesco De Gregori rovescia l’intera tradizione novecentesca sull’engagement dell’intellettuale e sulla colpa del silenzio di fronte agli orrori di cui si è testimoni. È la perfetta applicazione del credo neoliberista che considera il principio di responsabilità come un intollerabile ostacolo alla libertà individuale. L’ignavia diventa una virtù.
Le parole di Erri De Luca su Gaza e Israele sono inaccettabili sul piano politico, morale e anche genericamente umano, per i loro contenuti e per la sede a cui sono state affidate: il quotidiano che in Israele è chiamato “il giornale di Netanyahu” e il Foglio di Giuliano Ferrara. Più che la rabbia di molti suoi critici meritano tristezza. Mentre gli argomenti dei suoi difensori rivelano lo stato degradato di un mondo culturale e giornalistico che predica apertamente la trahison des clercs e il disimpegno.
Grazie a Tomaso Montanari per questo libro che dice quello che quasi nessuno, ai piani alti della politica e del giornalismo, ha il coraggio di dire, e cioè che Giorgia Meloni e il clan che le sta intorno sono dei fascisti. La continuità del male squarcia questo velo di ipocrisia. E’ uno straordinario vademecum per capire quanto il materiale genetico costitutivo del fascismo storico si sia trasferito fino al cuore dell’attuale maggioranza,
Come Creso, ricchissimo ma ottuso re della Licia fraintese la profezia di Delfi e credendo di distruggere l’impero persiano ne fu invece distrutto, allo stesso modo il vertice dell’Impero d’Occidente, decidendo la guerra all’Iran, accelera la crisi che da tempo ne mina le basi. Crisi di costume, di leadership, di cultura, ma soprattutto crisi strutturale che segna un passaggio di egemonia mondiale.
Il 22 e 23 marzo ci ha salvato il voto delle donne, dei giovani e dei cittadini che non tollerano la manomissione della Costituzione e l’arroganza del governo. Qui analizziamo quel miracolo alla luce di tre fattori: quello territoriale (il NO ha vinto nelle metropoli e nelle grandi città), quello anagrafico e quello culturale. Con una conclusione: nessuno pretenda di intestarsi questo successo, maturato soprattutto dal basso.
L’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran rappresenta un salto in avanti verso l’abisso. La nuda vita del pianeta e le esistenze di tutti noi sono messe a rischio. Per fermare questa deriva tragica non bastano più le tradizionali forme di opposizione. Occorre una mobilitazione straordinaria, che chiamiamo “oceanica”, in grado di sommergere i nuovi nemici dell’umanità.
La morte a Lione dell’attivista di estrema destra Quintin Deranque, per la quale esiste una narrazione assai diversa da quella dei media mainstream, ha rivelato un profondo cambiamento nell’orizzonte politico francese, nel quale alla filosofia del “Front populaire” si sta sostituendo una tentazione di sdoganamento del Ressemblement National e di simmetrica “demonizzazione escludente” de La France Insoumise.
Piero Gobetti, a cent’anni dalla morte, continua a parlarci. Il suo antifascismo integrale e la sua democrazia ribelle sono ancora una spina nel fianco per tutti i poteri che vorrebbero disciplinare le nostre società e spegnere ogni libero pensiero e ogni autonomia collettiva. Il 16 febbraio, data della morte, si apre a Torino il ciclo di celebrazioni per il centenario della sua morte, esule, a Parigi, vittima del fascismo.