Alberto Vannucci, professore di Scienza politica presso l’Università di Pisa, da molti anni si occupa di studi e ricerche sulla corruzione. Ha scritto, tra l’altro, “Atlante della corruzione” (Edizioni Gruppo Abele, 2012) e, con Leonardo Ferrante, “Anticorruzione pop. È semplice combattere il malaffare se sai come farlo” (Edizioni Gruppo Abele, 2017).
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La guerra in Ucraina sta evidenziando una corruzione sistematica, con profitti che irridono popolo e soldati. Da entrambe le parti. Dapprima emersa sul versante russo in forme finanche grottesche (oggetto di pesanti ironie degli uomini di Zelenskyj), è poi divampata in Ucraina, rivelando tangenti fisse su ogni fornitura militare e arricchimenti spropositati (fino a bagni in oro) di pochi oligarchi). È la guerra, bellezza!
Il nuovo codice degli appalti, con cui il ministro delle infrastrutture Salvini vuole passare alla storia, è esplicito: nessun bando, nessuna competizione, nessuna trasparenza in oltre il 98% dei contratti pubblici per forniture, servizi, lavori pubblici. Il “danno collaterale” sarà lo scadimento delle prestazioni e una sorta di Eldorado della corruzione.
Il decreto legge di modifica del codice degli appalti che sta per entrare in vigore non sbloccherà i cantieri ma le tangenti. Perché i cantieri, a differenza di quanto si dice, sono già sbloccati e perché la liberalizzazione degli appalti pubblici in esso prevista sembra piuttosto a un “liberi tutti” per corrotti e corruttori.