Ucraina. Dare un’opportunità alla pace

Con il “piano di pace” proposto da Trump e le sue successive modifiche si è aperta un’opportunità per porre fine all’inutile strage che insanguina la frontiera est dell’Europa. Invece di esultare, le cancellerie occidentali e i vertici UE hanno avuto una reazione stizzita e hanno cominciato a remare contro. Eppure l’alternativa è chiara: o si pone fine stabilmente al conflitto oppure il futuro è la guerra tra Russia e Occidente.

Per la Palestina, leggendo Paola Caridi

Parlare di Palestina – ancora – è necessario, per i palestinesi e per noi: perché il genocidio non è terminato e non si fermano le violenze in Cisgiordania; perché il “piano di pace” di Trump e dell’Onu è espressione del colonialismo più classico; perché la Palestina è un laboratorio di disumanizzazione in cui si disconoscono le peggiori atrocità e si annulla la dignità delle persone. Ci aiutano a farlo due libri di Paola Caridi.

La Germania è in crisi e vaga nella nebbia

L’economia tedesca, come quella di gran parte dei paesi UE, è in grave crisi da almeno tre anni: per la cessazione degli acquisti di gas russo, per la concorrenza cinese, per le difficoltà della globalizzazione e le tariffe di Trump, per i ritardi nell’innovazione, per una classe dirigente non all’altezza del compito. I tentativi del Governo per uscire dalla crisi, tra cui il forte aumento delle spese militari, non sembrano adeguati.

Gaza, la guerra, i bambini

In due anni a Gaza 64.000 bambini sono stati uccisi o mutilati dalle bombe. Altri sono morti a causa di malattie prevenibili o sepolti sotto le macerie. Ma non è tutto. Dopo la fase acuta di un conflitto armato, occorrono circa 15 anni per ripristinare, mantenere e riprendere il trend precedente di contenimento della mortalità infantile. È questo il futuro che si profila per i bambini di Gaza sopravvissuti al massacro?

Argentina. Perché ha vinto Milei?

Il 26 ottobre si sono svolte in Argentina le elezioni di metà mandato. Contro le previsioni, il partito del presidente Milei ha vinto con il 40,84% dei voti moltiplicando la sua rappresentanza parlamentare. Le ragioni sono molte: l’intervento a piedi giunti degli Stati Uniti, il malgoverno precedente, la divisione e la mancanza di un progetto dell’opposizione, un voto giovanile sedotto dal populismo di Milei.

New York. Mamdani, il sindaco che non ti aspetti

Zohran Mamdani, 34 anni, musulmano, nato in Uganda, filo palestinese, socialista, è il nuovo sindaco di New York. Con oltre il 50% dei voti e contro tutti i poteri forti (anche del suo partito). Per celebrare la vittoria ha scelto le parole di un sindacalista radicale del ‘900: «Posso vedere l’alba di un giorno migliore per l’umanità». Difficile dire se sarà davvero così, ma certo qualche spazio nuovo si è aperto.

Un sindaco socialista per New York?

New York vota per il sindaco. Il candidato dem Zohran Mamdani, sostenuto da Bernie Sandres e Alexandria Ocasio Cortez ma non dall’establishment del partito, sta scalando i sondaggi con un programma di grandi interventi nel sociale (congelamento degli affitti, autobus gratuiti, assistenza all’infanzia). «Il mondo» – dichiara – «sta cambiando: non è questione del “se” ma di “chi” attuerà questo cambiamento».

“No kings” a Chicago: prove di sciopero generale

“Chiedo ai neri, ai bianchi, ai marroni, agli asiatici, agli immigrati, ai gay di tutto il paese di alzarsi in piedi. Resisteremo agli attacchi alla democrazia di Donald Trump e faremo pagare (ai ricchissimi) la giusta quota di tasse per finanziare la nostra scuola, i posti di lavoro, l’assistenza sanitaria, i trasporti”. Così il sindaco di Chicago nella manifestazione “No Kings” del 18 ottobre, in cui ha prospettato l’idea di uno sciopero generale.

Primi passi verso un nuovo ordine mondiale?

Il vecchio ordine mondiale, governato dagli Stati Uniti, sta progressivamente crollando, ma non appare chiaro come se ne possa configurare uno nuovo, mentre stiamo attraversando un difficile periodo di transizione. Una serie di decisioni che si vanno prendendo qua e là per il mondo, in particolare nei paesi del Sud, sembrano indicare delle piste per riuscire a comprendere il possibile nuovo che avanza.

L’isolamento di Israele

Israele è isolato come non mai. Nonostante le enormi risorse economiche profuse in propaganda e per assoldare media, giornalisti e influencer, due anni di violenza genocidaria gli hanno alienato gran parte delle simpatie di cui godeva. Parallelamente l’opinione pubblica internazionale ha assunto una rilevanza decisiva nel determinare gli sviluppi degli eventi inducendo gli Stati Uniti a imporre a Israele l’“accordo di pace”.