Compiuto il rito democratico del voto, il fascista José Antonio Kast sarà il nuovo presidente dei cileni dai primi di marzo 2026.
Fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato che i figli, le figlie e i nipoti delle migliaia di scomparsi, torturati, accecati, sgozzati, esiliati, ignorati e derisi, avrebbero potuto eleggere un seguace di Pinochet. Eppure, era già successo in Brasile con Bolsonaro, poco illustrato seguace del generale Castelo Branco, e nell’Argentina con Milei, fan del generale Videla e dello stregone López Rega. Mala tempora currunt sed peiora parantur, corrono brutti tempi ma se ne preparano di peggiori. Mala si, peiora forse. Perché è successo?
Conta, certo, la povertà dilagante di un mondo ricchissimo che pianifica ed esegue genocidi di ogni risma, ad esempio moltiplicando i campi profughi nel deserto, sulle montagne e nelle praterie per qualche materia prima e/o perché “comandare è meglio che fottere”. Tendopoli che si moltiplicano pure sul Mediterraneo, per il gas agognato dall’Eni, per la terra voluta dagli immobiliaristi, per l’acqua che manca a tutti e/o per “razzismo compulsivo”. Tutti genocidi adatti a introiettare una paura utile ai disegni maniacali di vecchi e indecentì anziani megalomani che si dilettano, con e per i loro complici, a pianificare raccolte miliardarie denominate IPO (offerta pubblica iniziale), che adoperano persino i soldi dei pensionati per installare cannoni lanciamissili sulla luna e invadere Marte con astronavi governate da robot. Non credo di essere il solo a non capirne il senso. Da uomo d’altri tempi, continuo a pensare che la terra appartenga a chi la lavora e non alle multinazionali; i Caraibi ai caraibici e non ai marines; Marte ai marziani e non ai cowboy dello spazio (per di più senza Clint Eastwood e i suoi Space Cowboys). Di evangelisti armati, umani e inumani, non se ne può più.
Ha contato, certamente, il controllo assoluto dei media. Ma, se i giornali e altri media democratici cileni tenacemente e coraggiosamente costruiti e diffusi durante la dittatura sono stati costretti a chiudere in democrazia per la politica dei governi di centrosinistra che li hanno segregati per coccolare i loro vecchi e attuali carnefici, cosa c’entrano Trump, la policrisi o il cambiamento climatico? Il quotidiano El Mercurio – avrebbe cantato Violeta Parra – «è un bugiardo in ogni generazione», e ora ha rinforzato la sua ignobile funzione di sempre – ingannare – destinando qualche dollaro in più ad arruolare transfughi colpiti da itterizia e dall’aumento di bilirubina nel sangue confluiti nell’ambiguo Partito giallo (amarillo). A proposito del quaale sappiamo, grazie al cantautore dominicano Juan Luis Guerra, che «per combattere la bilirubina non basta l’aspirina» ma, in medicina, l’iperbilirubinemia è roba seria. Si manifesta con ittero (pelle e occhi gialli) e può indicare problemi epatici come epatite, cirrosi, steatosi; ostruzioni biliari tipo calcoli o tumori; oppure un’eccessiva distruzione dei globuli rossi (anemia emolitica). In altre parole, se incrociate un “giallognolo”, cambiate marciapiedi. Appestano! Cosa c’entra il contesto internazionale col fatto che i vecchi ed ex potenti partiti della sinistra cilena, nei 35 anni susseguenti alla dittatura, non hanno elaborato nemmeno un nuovo, credibile e diffuso bollettino mensile di notizie, una radio di quartiere, una rivista di fumetti con uno scoiattolo nei panni di Robin Hood…, e cioè non hanno neppure iniziato una battaglia per contrastare l’egemonia culturale del fascismo che avanzava da sud a nord e da est ad ovest del Paese? Infine, e soprattutto, cosa c’entra Trump se – come cantava Violeta nel 1960 nei 150 anni dell’indipendenza dalla Spagna – «il Cile confina col centro della ingiustizia»?
In ogni sconfitta – vale anche per questa disfatta epocale – i principali responsabili sono gli sconfitti, per quel che hanno fatto e per quel che non hanno fatto. A scanso di equivoci, penso che ciò valga anche per il golpe del ’73, pur se le spettrali mummie multilingue di quel tempo, oltre ad adoperare le bugie impiegarono pure i carri armati, il terrorismo e i caccia Hawker Hunter, argomenti leggermente più pesanti del teatrino inconsistente dei bugiardi Kast&Co.
Quindi, è maturo il momento d’iniziare, con la dignità e la cura indispensabili perché siano utili e non uno sfogo, la necessaria critica e autocritica. Critica e autocritica alla nostra cultura patriarcale, razzista e sciovinista, alla nostra incultura da utenti di sistemi televisivi e radiofonici concepiti per analfabeti creduloni, al nostro centrosinistra, alla nostra Commissione Costituente, ai nostri partiti esistenti e a quelli cancellati, al Governo Boric, e persino all’idea pellegrina che identifica il cambiamento con la previa presa e gestione del potere. Superate l’incazzatura, la tristezza e la malinconia, senza argomentare che le uve sono ancora troppo acerbe per coglierle, penso che possiamo persino contare su alcuni piccoli vantaggi rispetto a ieri: a) non dobbiamo difendere governi fallimentari né astenerci dal commentare i loro errori e le loro omissioni; b) ci siamo liberati della zavorra di gentaglia tornata a riconoscersi, giustamente, negli antri dai quali era uscita per moda, accoppiamenti inadeguati e contro natura, per ragioni varie ed eventuali; c) abbiamo una serie di organizzazioni politiche agonizzanti – nessuna è arrivata nel voto legislativo – al 6%, ed è arrivata l’ora, quantomeno, di rinnovarle in profondità pensionando chi di dovere; d) infine, oggi è comunque un altro giorno e domenica prossima, 21 dicembre, ritornano, beneauguranti, padre Inti (il dio del Sole nella mitologia inca) e il solstizio d’estate. Nell’emisfero australe farà molto caldo anche per il cambiamento climatico in atto, ma l’intemperie politica sarà inizialmente meno dura..
Per ricominciare si richiede un po’ di sapienza, molta solidarietà e tanta forza, morale e materiale, ma è possibile risalire la china, urgentemente, perché i fascisti non scherzano. Abbiamo tanto da fare che non resta spazio per non fare nulla, per piangerci addosso o per lagnarci. Quindi, ripartiamo. D’altronde, è ciò che facciamo ormai da decenni e, forse, è ciò che meglio abbiamo imparato a fare.
