Ayney Öcalan è nipote di Abdullah Öcalan, figlia di suo fratello Mehemet.

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“Donna, vita, libertà”: senza le donne non c’è democrazia

Lo slogan curdo “Jin, Jiyan, Azadî” (“Donna, vita, libertà”) indica la centralità delle donne nella trasformazione democratica della società. Il “demos”, il popolo, non è davvero tale senza la presenza attiva delle donne. Per la loro intelligenza e sensibilità, e non solo per un dato quantitativo. Ma questo protagonismo non può trasformare la politica se non si manifesta prima nella società e nella famiglia.

Öcalan: la democrazia oltre lo Stato

La nozione di “società democratica” di Öcalan implica un ripensamento profondo del rapporto tra individuo, comunità e potere. In contrapposizione alla centralità dello Stato-nazione inteso come dispositivo di omogeneizzazione e controllo, Öcalan propone una visione fondata sull’autonomia locale, sulla pluralità delle identità e sulla partecipazione diretta.

Öcalan: un’apertura significativa ma contraddittoria

L’autorizzazione all’incontro di Öcalan con il nipote Omer, dopo oltre quattro anni di isolamento, è parso un segnale di distensione. Ma subito è arrivata la smentita, con l’attacco dell’esercito turco in Rojava. In realtà la Turchia ha problemi sociali, economici e politici sempre più gravi e cerca di dirottare l’attenzione del popolo sul nazionalismo. Ma senza soluzione del problema curdo non ci sarà pace in Turchia.

Non dimenticare Öcalan

Sono 26 anni che Abdullah Öcalan è prigioniero in isolamento nell’Isola di Imrali e da 42 mesi non si hanno sue notizie. La preoccupazione per la sua salute si accompagna a quella per il popolo curdo alla cui causa, insieme a quella delle donne e della pace, Öcalan ha dedicato la propria vita. Per ottenere la sua liberazione è necessaria una forte pressione internazionale e anche l’Italia deve fare la sua parte.

Mio zio Abdullah Öcalan

Una testimonianza intensa e toccante della nipote di Abdullah Öcalan: «Tutta la mia vita ho sentito parlare di mio zio ma non ho potuto conoscerlo di persona. Non ero ancora nata quando è andato in esilio in Siria. Con lui il mio popolo è diventato consapevole e fiero della propria identità e ha cominciato a conoscere la propria lingua e le proprie tradizioni. Eppure non so se riuscirò mai a vederlo e a parlargli».