L’industria cinese avanza: cosa fare?

È in atto un grande aumento delle esportazioni di prodotti, soprattutto tecnologici, cinesi nel mondo. Ciò sovverte alcune regole economiche tradizionalmente date per scontate, ma soprattutto mette in difficoltà il settore industriale dei paesi asiatici ricchi (Giappone, Corea del Sud, Taiwan) e minaccia di scatenare una guerra commerciale tra la Cina e l’Unione Europea (che pure quest’ultima non può permettersi).

La Brexit, simbolo delle nostre contraddizioni

Dieci anni fa la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’UE, è stata un vero spartiacque nella politica europea. Essa è stata determinata da una crisi specifica della società e del sistema parlamentare inglese, ma anche da ragioni di carattere più generale. Due in particolare: i guasti sociali prodotti dalla centralità del mercato perseguita a testa bassa dal liberismo e i populismi reattivi coltivati spregiudicatamente dalla destra.

Tazze di caffè e lotta per la democrazia: un film per dirlo

La vicenda della sindacalizzazione dei lavoratori di Starbucks negli Stati Uniti è esemplare: cinque anni di scioperi, manifestazioni, picchetti, boicottaggi, licenziamenti, con il coinvolgimento di 12.000 addetti di 700 caffetterie e l’estensione fin nella Corea del Sud per contestare una campagna pubblicitaria reazionaria e offensiva. Questo percorso è diventato la trama del film “Baristas vs Billionaires”.

Stati Uniti: come ti manipolo il voto

È il voto che garantisce la rappresentanza. Più è manipolato, più ci si allontana dalla democrazia. È quanto accade negli Usa dove, spesso, i collegi elettorali (maggioritari) vengono ridisegnati alla vigilia del voto, in modo da concentrare in un solo distretto o sparpagliare gli elettori e condizionare così i risultati. Da oggi, grazie a una sentenza della Corte Suprema, alla manipolazione politica si può sommare quella razziale.

Amedspor: quando il calcio è politica

Amedspor non è solo la squadra di calcio di Diyarbakir, la “capitale” del Kurdistan turco. È un simbolo della resistenza e della rivendicazione di libertà del popolo kurdo. Quando, il 2 maggio scorso, superando ostacoli e discriminazioni, ha conquistato il passaggio nella serie A turca, il Kurdistan è esploso ed è sceso nelle strade, ballando e impugnando la propria bandiera. Nel calcio, ha vinto la resistenza. Vincere si può.

Israele. Dalle guerre giuste alla pace giusta

II massacro in corso in Palestina mostra che la guerra giusta non esiste. Ci vuole, al contrario, una pace giusta. Essa richiede che lo Stato di Israele riconosca ufficialmente la Nakba, se ne assuma la responsabilità, istituisca un meccanismo per il ritorno o il risarcimento, smantelli le strutture radicate dell’occupazione, garantisca pari diritti tra il mare e il Giordano e attui un’equa ripartizione delle risorse e della terra.

La corona e la tiara. Trump, l’America e Dio

Trump è seduto alla scrivania della Sala Ovale mentre una decina di leader religiosi gli impongono le mani in preghiera. La scena, in noi europei, suscita ilarità, ma non può essere liquidata con ironia. Quella scena – e l’alleanza che esprime – è il punto di arrivo di una trasformazione costruita nel tempo. Trump ha ereditato linguaggi religiosi, reti organizzative e forme di mobilitazione risalenti e le ha portate al centro del potere.

I crimini di Israele e i silenzi dell’Europa

La legalizzazione della pena di morte per impiccagione per i (soli) Palestinesi condannati per terrorismo è l’ultimo passo della deriva fondamentalista e razzista di Israele. A fronte di ciò è sempre più evidente la responsabilità dell’Italia e dell’Unione europea (con la sola eccezione di Spagna e Francia) nel continuare a consentire a Netanyahu una totale libertà d’azione, trasformatasi in una licenza di uccidere.

Il paradosso di Israele, ovvero la tolleranza rovesciata

La memoria autentica non è quella che autorizza l’eccezione per sé, ma quella che impedisce di diventare ciò che si è combattuto. Nessuna identità, nemmeno quella nata dalla persecuzione più atroce, è moralmente immunizzata contro la tentazione del potere. Ed è un tragico paradosso che Israele, nato anche come risposta alla Shoah, pratichi oggi il fondamentalismo e il fanatismo più spietati spingendosi fino al genocidio.

Intanto l’Africa va avanti…

La crescita economica complessiva dell’Africa è inferiore a quella dei paesi asiatici nelle loro prime fasi di sviluppo. Per molte ragioni, non ultima la notevole diseguaglianza da paese e paese. Tuttavia Il continente africano, contrariamente a un’opinione diffusa, si sta sviluppando economicamente a ritmi abbastanza apprezzabili. Particolarmente importanti in questa direzione sono i rapporti economici con la Cina.