Con gli occhi per terra l’Europa prepara la guerra

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“Con gli occhi per terra la gente prepara la guerra”, cantava Lucio  Dalla. La “gente” sono le leadership politiche di questa Europa riunite intorno ai cosiddetti “volonterosi”, cieche di occhi e di pensiero rispetto allo scenario da incubo in cui siamo precipitati, come se la guerra – non solo quella in corso, ma quella ben più ampia e devastante che viene annunciata – fosse la loro principale speranza di sopravvivenza al potere. Con gli occhi ben fissati sui propri piedi – così si muovono tutti quelli che hanno perso ogni rapporto con la realtà che hanno attorno e credono di vivere una propria consumata vita precedente – allineano le proprie mosse.

L’ultima è la caccia al “nemico interno” (si chiama adesso “guerra ibrida”). Al pensiero non schierato sulla (loro) linea del fuoco. All’informazione critica . Le guerre si preparano anche (e forse soprattutto) così: con la pulizia – e la polizia – delle menti. Addestrando i propri sudditi a pensare in termini bellici, ad accettare l’idea di uccidere e morire per un nulla mascherato da valori. A “viversi” in guerra anche se si è ancora in pace, dando a questo termine – con una sostanziale inversione morale – un significato deteriore, come fosse sinonimo di impotenza, viltà, asservimento. Per ottenere questa metamorfosi mentale autodistruttiva, è necessario che i destinatari del messaggio non entrino in contatto con ipotesi o narrazioni “avverse”. Con altre possibili “verità”, diverse da quelle del potere che intende prepararli ad accettare il “sacrificio”.

Così un analista raffinato e rigoroso come Lucio Caracciolo diventa un bersaglio fisso contro cui scatenare una campagna di delegittimazione tanto infondata quanto viscerale. E non importa che tra la sua statura d’interprete del quadro strategico globale e i suoi detrattori ci sia un abisso di qualità e di rigore. Quel che conta è togliere di mezzo un punto di riferimento critico per chi non vuole arrendersi alle veline dei vari Ministeri della Verità. Dell’Europa, o dei  suoi Stati.

Oppure si prenda il recentissimo caso di Jacques Baud. Baud è “un ex colonnello delle Forze Armate svizzere, analista strategico e specialista in intelligence e terrorismo” (così è definito su Wikipedia). Ha ricoperto incarichi di responsabilità per le Nazioni Unite (per l’Alto Commissariato per i Rifugiati nello Zaire e nel Sudan, per il Mine Action Service del Dipartimento per il mantenimento della pace a New York, e anche per la NATO (Capo Contro-Proliferazione di Armi Leggere e Azione contro le Mine della Divisione Politiche di Sicurezza della NATO a Bruxelles). Uno che (piaccia o non piaccia) quando si occupa di questioni strategiche e militari sa di cosa parla. Ora è caduto sotto le grinfie della Commissaria europea Kaja Kallas, la quale, contrariamente a lui, quando parla di storia, guerre, strategia rivela un’ignoranza abissale. Ma tuttavia non ha esitato a sanzionarlo con un bando di proscrizione che gli rende impossibile la vita in tutta l’Unione europea: oltre al congelamento dei beni e il divieto d’ingresso e di transito nell’Unione Europea non potrà ricevere fondi o risorse economiche da cittadini e imprese dell’UE.

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La ragione del provvedimento deliberato dal Consiglio europeo su proposta appunto dell’Ufficio della Kallas? Essere stato “ospite regolare di programmi tv e radio filorussi” e, in questo contesto, aver “diffuso teorie complottiste” e “agito come portavoce della propaganda filorussa”. Aver parlato, si badi, non attraverso emittenti russe o direttamente riconducibili alla Russia ma semplicemente giudicate dagli inquisitori, in base a criteri propri non verificati né verificabili in modo oggettivo, come “filorusse”. Come, allo stesso modo, per quanto riguarda i contenuti, non si contesta l’aver comunicato notizie “false” o aver falsificato fatti accertati, ma piuttosto – e questo è il nocciolo della questione – aver fornito analisi e valutazioni difformi dalla narrazione ufficiale insidiandone la presunzione di “verità assoluta”. In sostanza, leggendo il conflitto con una diversa “attenzione alle capacità reali sul terreno”, mostrando un qualche “scetticismo verso le narrazioni di superiorità tecnologica”, insistendo “sugli errori strutturali della pianificazione occidentale e ucraina” – in sostanza facendo il lavoro che un analista militare non embedded dovrebbe fare -, Baud avrebbe minacciato di rompere l’”allineamento cognitivo” considerato indispensabile per una comunicazione strategica che, in una fase di guerra ibrida, pretende per sé il monopolio delle coscienze.

Naturalmente noi non sappiamo nulla di eventuali rapporti occulti di Jacques Baud con entità “nemiche”, di accordi inconfessabili o operazioni “coperte”. Né il dispositivo che gli ha comminato le sanzioni ne fa cenno. Nessuna procedura inquisitoria dotata dei caratteri della giurisdizione criminale è stata attivata dall’organo sanzionante, che – per un’anomalia assoluta – non è un’istituzione giurisdizionale (un qualche giudice investito delle prerogative e dei vincoli stabiliti in uno stato di diritto) ma un organo esecutivo privo di controllo di legittimità. Dunque, il crimine consiste nelle opinioni formulate. Ed è un salto di qualità (indietro) nella natura del sistema europeo che da qualche anno a questa parte – diamogli una data, dal febbraio del 2022 – ha incominciato a dilatare (anche con qualche tratto paranoico) il concetto di minaccia estendendolo al territorio – fino ad allora interdetto alle irruzioni inquisitorie – dell’informazione, dell’interpretazione dei fatti e della costruzione delle narrazioni. In questa nuova dimensione dominata dall’esigenza della “costruzione del nemico esistenziale”, non conta più “solo ciò che è falso, ma ciò che è ritenuto destabilizzante per la coesione strategica” del fronte in una guerra mai dichiarata ma di fatto “decisa”. E, la cosa è terribilmente inquietante, si può diventare nemici “a propria insaputa”.

C’è, in tutto questo – sia detto per inciso, ma ci si ritornerà sopra più ampiamente – un senso di disperazione da parte di questi Capi senza testa. Una sorta di sindrome da “ultimi giorni dell’umanità”. Per parafrasare un celebre passo di Brecht, sembrano quel branco di stolti che, sghignazzando, segano con furia il ramo su cui sono seduti e gli altri che li guardano da fuori (potremmo dire i nostri media mainstream) ridono anch’essi, mentre continuano furiosamente a segare… Che costoro guardino con terrore alla fine della guerra in Ucraina, diventata in qualche modo l’unica ancora a cui si aggrappano per non dichiarare la propria mancanza di idee e di strategia, inconsapevoli della propria marginalità geopolitica e strategica, sembra ormai confermato da troppi segnali. Non ultima, la follia della ipotizzata “confisca” degli asset russi depositati in Belgio ma non solo, vera e propria mina vagante sotto il già fragile sistema finanziario europeo e globale. E, più in generale, il gioco, ripetuto alla nausea, di smontare di notte la tela di una possibile cessazione delle ostilità tessuta di giorno da americani e russi.

Certo, la constatazione messa nero su bianco nel recente documento sulla National Security Strategy degli USA circa la fine della propria responsabilità globale, e la scelta americana di ritrarsi nel proprio emisfero passando da una logica imperiale globale a una imperiale locale riservando agli europei uno status sub-coloniale, deve aver suonato a morto per le loro residue velleità di protagonismo. E come per ogni leadership al tramonto, deve aver rafforzato in loro l’idea che solo una guerra prolungata, soprattutto se pagata in costi umani da altri, può allungarne il tentativo di restare, sia pur provvisoriamente, “in gioco”.

Per questo le retoriche europeista dell’ultima ora non scaldano più nessuno. E se una grande impresa può essere messa all’ordine del giorno, questa non può consistere che nel progetto di costruzione di una nuova visione del vecchio continente, con una classe politica radicalmente nuova, diversa, in posizione di assoluta discontinuità con questo gruppo di avventurieri (e avventuriere) senza futuro.

 

Gli autori

Marco Revelli

E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "La sinistra impossibile da spiegare a mia figlia". È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).

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3 Comments on “Con gli occhi per terra l’Europa prepara la guerra”

  1. Per chi pensa ancora che nella sinistra sedicente (come se per quella sostanziale ci fosse sempre tempo) ci sia ancora l’ ultima istanza… Ricordiamo le Picierno, i Minniti, ma anche quelle europarlamentari che “da sinistra” un voto contro la pace non lo negano, per ringraziare per essere state salvate dalle grinfie dei fascisti magiari “amici di Putin”…

  2. L ignoranza delle affermazioni di Kallas é cosmica.
    in un mondo normale starebbe a riempire scaffali all ikea e invece rappresenta il vertice della diplomazia UE. é riuscita perfino a dire che la Russia non é mai stata invasa dall Europa!

    si dev’essere persa tutti i racconti del nonno, evidentemente. di quando 80 anni fa invadeva la russia assieme ai nazisti senza motivo. L assedio di Leningrado, per dirne una, quasi sconosciuto da noi (pur essendo un fatto dello spessore di Hiroshima). in Russia tutti lo conoscono bene, e lo ricordano come se fosse successo l anno scorso.
    I nazisti tennero assediata una citta popolosa per 2 lunghissimi inverni russi. senza cibo e senza riscaldamento.
    un inferno di cui Kallas non sa una cippa. sa solo di quando i russi si sono inkazzati arrivando a prendere i responsabili fin dentro Berlino. e forse pure il nonno, chissa.

    con una storia famigliare costellata da gravi vicende con la Russia, e mai risolte, rappresenta la scelta migliore per portarci dritti in guerra!

    mi preoccupano le milioni di persone che non si accorgono dell’ignoranza che sfoggia ogni volta che apre bocca, pure credendosi Churchill. é riuscita perfino a dirsi orgogliosa di aver convinto tutti gli Stati UE che i colloqui diplomatici con Russia non sono un opzione. Non capisce che se togli la diplomazia rimangono solo armi e distruzione.

    e che poi al fronte qualcuno ci deve pur andare, perche Miss Churchill butta nel cesso Adenauer DeGasperi ecc.

  3. da ogni parte del globo si guarda all’Europa (UEE) con stupore e sarcasmo………………..nel dopoguerra mai cosi in basso, anche gli americani che pure hanno avuta un ruolo determinate nella progettazione della UEE e specialmente nell’allargamento a est, sono sbalorditi per l’incredibile inconsistenza politica del gruppo dirigente, disperatamente legato a Zaleski per la loro sopravvivenza,

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