Rodrigo Andrea Rivas è un giornalista, scrittore ed economista nato a Santiago del Cile. Giovane dirigente di Unidad Popular a sostegno del governo di Salvador Allende, è in Italia dal 1974, esiliato dopo il golpe di Augusto Pinochet. Già direttore di Radio Popolare e docente universitario, ha pubblicato oltre 50 libri di politica ed economia internazionale.
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La giornata della memoria, per quanto mi riguarda, copre l’universo. Per me è l’ultima visita al museo di Santiago del Cile che dalla memoria prende il nome. Ne esco ubriaco di emozioni. So che dormirò male. So che i torturati saranno sempre dei torturati e i torturatori dei torturatori. So che l’oblio è impossibile e che bisogna vivere, ma sapendo che nulla di quanto visto può giustificare il diventare a nostra volta dei carnefici.
Il corpo di polizia che caccia gli emigranti negli USA si chiama ICE. Le sue note distintive sono la crudeltà e la truce spettacolarità degli interventi. Saranno suoi uomini ad accompagnare gli sciatori americani alle olimpiadi di Cortina. Surreale il commento del ministro dell’interno: «Non ne sappiamo nulla, ma se così fosse non vedo il problema».
Il fascista José Antonio Kast sarà il nuovo presidente dei cileni. Fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato che i figli, le figlie e i nipoti delle migliaia di scomparsi, torturati, accecati, sgozzati, esiliati, ignorati e derisi, avrebbero potuto eleggere un seguace di Pinochet. Come è potuto accadere? È accaduto soprattutto per colpa nostra, della nostra incapacità. Ma ora dobbiamo reagire e non solo piangerci addosso.
Nei 35 anni dalla fine della dittatura, il Cile ha riacquistato le libertà politiche e si è modernizzato, ma non ha risolto i suoi vecchi problemi. I sei presidenti che si sono succeduti, compreso Gabriel Boric, non sono andati oltre un cocktail di modernità e disuguaglianza. Di qui una delusione diffusa cavalcata dalla destra con il rischio di un ritorno, nel voto di domenica, alla stagione di Pinochet: esito spaventoso ma possibile.
Domenica 14 dicembre il Cile andrà al ballottaggio per eleggere il suo nuovo presidente. Scorre, davanti agli occhi, il nastro della sua storia tra l’elezione di Salvador Allende (1970) e la fine della dittatura del generale Pinochet (1990). Una storia esemplare e paradigmatica per le vicende della democrazia nel mondo.