Guerra, petrolio e manovra. Soldi solo per le armi

Guerra, petrolio più caro, inflazione: la risposta del Governo è una manovra che non affronta alcun nodo e si concentra sul cuneo fiscale che riduce i costi alle imprese con modestissimi aumenti dei salari nominali. I sussidi pubblici rimpiazzano la scarsa capacità delle imprese di far crescere la produttività. Ma i soldi per le armi ci sono. È il nostro contributo al circolo vizioso tra guerra ed economia.

A destra di un governo tecnico

Al primo e vero banco di prova con i provvedimenti di bilancio, il Governo Meloni si rivela alla stregua di un qualsiasi governo tecnico. Prima le regole di bilancio (e i vincoli europei), poi le persone. E quel poco che c’è da spendere si spende per alleggerire le tasse a chi può pagarle e per non disturbare chi vive di profitti. Per non dire del rafforzamento della vituperata legge Fornero…

Palestina: quel che ci dice la ragione

Di fronte all’orrore bisogna usare la ragione. Se lo si fa, si comprende che la violenza si argina solo andando alle radici della questione palestinese e favorendo soluzioni realistiche e durature. Non va in questa direzione il sostegno incondizionato dell’Occidente a Israele: la parte su cui fare pressione, più di quella palestinese (che ha una sola carta in mano), è quella israeliana (che ha tutte le restanti carte del mazzo).

C’è un giudice a Reggio Calabria

C’è un giudice a Reggio Calabria. La Corte d’appello reggina ha assolto Mimmo Lucano da tutte le accuse, salvo un “peccato veniale” sanzionato con una pena condizionalmente sospesa. La serie impressionante di delitti (a cominciare dall’associazione a delinquere) per i quali Lucano era stato condannato dal Tribunale di Locri a 13 anni e 2 mesi di reclusione (e i suoi coimputati a pene elevatissime) semplicemente non esiste.

La Palestina tra empietà e disperazione: restare umani

Ci sono, nella tragedia della Palestina, due evidenze: l’empietà dell’azione rivendicata da Hamas e la disperazione di un popolo oppresso, colpevolmente ignorata dalla comunità internazionale. Dire che alla radice dell’empietà c’è la disperazione degli oppressi vuol dire rendere i fatti alla loro complessità, senza il determinismo della causalità né il riduzionismo del fatto a un semplice fermo immagine.

Palestina: guerra o terrorismo?

L’efferato attacco di Hamas in territorio israeliano è, per le sue modalità e i suoi destinatari indifferenziati, un atto terroristico. L’apartheid e le violenze di Israele, che pure ne sono all’origine, non ne cambiano la natura. Ma a un atto terroristico si risponde con il diritto, identificando e perseguendo i responsabili, e non con missili e bombardamenti, che provocano morte e terrore tra le popolazioni civili.

Giudici, fascisti, cerchiobottisti

La canea politica e mediatica intorno alla vicenda della giudice catanese Iolanda Apostolico continua. E la maggioranza di governo alza il tiro spingendosi a chiederne le dimissioni o l’allontanamento. La motivazione è che la partecipazione a manifestazioni incrina la terzietà del giudice. Affermazione priva di qualsivoglia fondamento ma diventata ormai un (non disinteressato) luogo comune, anche a sinistra.

Violenze di polizia a Torino: una tradizione sabauda

A Torino, nei giorni scorsi, un corteo di studenti che protestava per l’arrivo di Giorgia Meloni in città è stato disperso dalla polizia con manganellate e cariche di inutile violenza. È, ormai, una sorta di tradizione sabauda. Ma ciò che ogni volta sorprende è il seguito giudiziario: contestazioni a pioggia di resistenza a pubblico ufficiale per i manifestanti e mai un rilievo per violenze ed eccessi di polizia.

Manifestare è la regola, reprimere l’eccezione

Per il Prefetto di Torino le violente cariche contro gli studenti che protestavano contro la presidente del Consiglio sono legittime. Perché le manifestazioni devono essere “autorizzate” e, se ciò non avviene, è compito della polizia disperderle. Affermazione assai grave per un prefetto ché la Costituzione è chiara: le manifestazioni non richiedono autorizzazioni, manifestare è la regola, reprimere l’eccezione.

La strage del Vajont e il suo seguito: una storia italiana

Valle del Vajont, 9 ottobre 1963: 1.910 morti, di cui 487 bambini sotto i 15 anni. Non una disgrazia né un errore, ma una strage: prevedibile (come accertato anche nel conseguente processo penale) e determinata da avidità e sete di profitto. E il seguito fu quasi peggio: umiliazioni dei superstiti, sperperi e ancora profitti per i soliti noti. Per questo, anche se sono ormai trascorsi 60 anni, bisogna continuare a ricordare.