Francesco Pallante è professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Torino. Tra i suoi temi di ricerca: il fondamento di validità delle costituzioni, il rapporto tra diritti sociali e vincoli finanziari, l’autonomia regionale. In vista del referendum costituzionale del 2016 ha collaborato con Gustavo Zagrebelsky alla scrittura di "Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali" (Laterza 2016). Da ultimo, ha pubblicato "Contro la democrazia diretta" (Einaudi 2020), "Elogio delle tasse" (Edizioni Gruppo Abele 2021), "Spezzare l'Italia. Le regioni come minaccia all'unità del Paese" (Einaudi 2024) e, con Gustavo Zagrebelsky e Armando Spataro, "Loro dicono, noi diciamo. Su premierato, giustizia e regioni" (Laterza 2024). Collabora con «il manifesto».
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La destra italiana – Fratelli d’Italia, in primis: ma anche la Lega e, per certi profili, Forza Italia – è una destra di stampo fascista? Alla domanda risponde, affermativamente, l’ultimo libro di Tomaso Montanari che si addentra, testi alla mano, nell’abisso di quel che, con la Costituzione antifascista, si voleva cancellare: la razza, il nazionalismo, l’identità, l’antisemitismo, il patriarcato, l’autoritarismo, le diseguaglianze, l’indottrinamento.
Quella referendaria non è stata la vittoria dei partiti di opposizione. Certo essi hanno avuto un peso rilevante: ma il loro apporto è arrivato per ultimo, dopo quello, decisivo, dei magistrati, della società civile e del sindacato. Mentre la campagna referendaria ha segnato il riavvicinamento alla politica di settori che si erano fatti da parte delusi: i giovani, il Sud, le periferie. È un segnale da cogliere.
In tema di cura e assistenza i Comuni possono aggiungere ma non togliere qualcosa a quanto previsto in via generale dallo Stato. È evidente per tutti ma non per il Comune di Torino che, per l’integrazione della retta di degenza di una persona disabile, ha imposto parametri economici più restrittivi. Fino all’intervento del giudice amministrativo…
Il nuovo “pacchetto sicurezza” è legge. In occasione delle manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, le persone ritenute pericolose potranno essere preventivamente trattenute dalla polizia fino a 12 ore. Come gli anarchici e i socialisti ottocenteschi e gli antifascisti nel ventennio. La libertà di chi non si allinea torna in balìa dell’arbitrio poliziesco. E il nucleo liberale della Costituzione viene travolto.
La riforma costituzionale della giustizia e il sorteggio per la formazione dei Consigli superiori servono – si dice – a contrastare le correnti dei magistrati. Ignorando così che è proprio l’indebolimento della cultura politica della magistratura ad avere spesso trasformato l’associazionismo in strumento di gestione del potere.
I sostenitori del Sì sostengono che l’indipendenza della magistratura è salvguardata nel testo costituzionale riformato. Dimenticano, peraltro, che l’obiettivo di assoggettare la magistratura alla politica è rivendicato dal Governo o e che il fascismo ha dimostrato che si può lasciare la Costituzione formalmente immutata erodendola dall’interno.
La destra vuole introdurre, per gli sfratti, una procedura amministrativa priva di garanzie, anche in presenza di esigenze sociali ostative, facendo prevalere in toto le ragioni della proprietà sulle esigenze abitative delle fasce economicamente più deboli. Dimentica, la destra, che il diritto di proprietà, un tempo inviolabile, è diventato, con la Costituzione, un diritto limitato a fini di utilità e accessibilità sociale.
Non è solo sciatteria. L’uso dell’identico testo per le pre-intese sull’autonomia differenziata siglate dal ministro Calderoli e dalle Regioni del Nord è, nella forma e nella sostanza, una plateale violazione dei paletti posti dalla Consulta per salvare il sistema da una censura di incostituzionalità. È, dunque, un atto eversivo dell’ordinamento costituzionale che pone una esplicita questione di emergenza democratica.
La vicenda della famiglia ritiratasi a vivere in un bosco e l’intervento del tribunale teso a consentire un controllo su salute e sviluppo dei figli interrogano i fondamenti stessi della società. È difficile essere ostili a chi decide di sottrarsi alle follie della società, ma le legittime scelte degli adulti non possono violare il diritto alla salute dei minori.
L’ultima finanziaria acuisce il modello di fiscalità regressiva in atto da tempo, perseguito dai governi di ogni colore. Il fisco “capovolto” pesa sempre meno sui ricchi e sempre più sui poveri, che perdono due volte: pagano, in proporzione, di più e hanno sempre meno diritti. Una sinistra degna di questo nome deve porre al centro del dibattito il principio costituzionale di progressività del sistema tributario, inteso come strumento per limitare le disuguaglianze.