Matteo Losana è professore associato di Diritto costituzionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino. È autore di saggi e monografie in tema di fonti del diritto e diritti costituzionalmente garantiti.
Contenuti:
Il disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo è stato depurato, nel dibattito al Senato, delle misure penali e disciplinari più discutibili ma sono rimasti fermi l’impianto complessivo e il recepimento della controversa definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto. Così è forte il rischio che ad essere perseguito non sia l’odio razziale ma il dissenso e la critica al governo di Israele.
Non è tempo, in Europa, di tutela dei diritti dei migranti e, in particolare, del diritto di asilo. Ad essere sotto attacco diffuso sono la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, accusata di ingerenza nelle prerogative dei governi. Anche in questo quadro, peraltro, restano, nel nostro Paese, la Costituzione e la necessità di rispettarla.
La condizione dei richiedenti asilo è sempre più delicata. Ovunque. Nel nostro Paese si dipana tra attesa di decisioni della Corte di Giustizia e intimidazioni nei confronti dei magistrati. Forse è arrivato il momento di chiamare in causa la Corte costituzionale: lo impone il fatto che i migranti sono, anzitutto, soggetti titolari di diritti fondamentali.
Il 24 marzo 1947 l’Assemblea costituente approvava l’art. 11 della Costituzione, secondo cui l’Italia “ripudia” la guerra. Il 21 e 22 marzo 2024, il Consiglio europeo, dimentico del fallimento delle strategie belliciste e delle immani sofferenze da esse provocate ai popoli, ha varato un documento che invoca un «autentico cambiamento di paradigma in relazione alla nostra sicurezza e difesa», cioè la guerra.
L’erosione della democrazia, in atto nel Paese da decenni, vive oggi un’escalation senza precedenti: a essere messa in discussione, insieme allo Stato sociale (con i suoi corollari), è la forma di governo parlamentare. Potrà la Costituzione reggere un tale urto? Difficile dirlo. Ma è certo che solo l’impegno collettivo a sostegno del progetto complessivo ad essa sottostante può garantirle qualche possibilità di sopravvivenza.
Prendere posizione contro tutte le guerre non è tirarsi fuori dalla contesa. È prendere realisticamente atto che mai una guerra ha definitivamente e stabilmente risolto una controversia. È prendere realisticamente coscienza che una guerra alimenta sempre altre guerre. È denunciare realisticamente e per l’ennesima volta che le vittime di guerra sono per il 90 per cento vittime civili e una su tre è un bambino. È non arrendersi all’idea che non ci siano alternative.
Per il Prefetto di Torino le violente cariche contro gli studenti che protestavano contro la presidente del Consiglio sono legittime. Perché le manifestazioni devono essere “autorizzate” e, se ciò non avviene, è compito della polizia disperderle. Affermazione assai grave per un prefetto ché la Costituzione è chiara: le manifestazioni non richiedono autorizzazioni, manifestare è la regola, reprimere l’eccezione.
«La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme»: è il nuovo ultimo comma dell’art. 33 Costituzione, approvato all’unanimità dal Parlamento. Non se ne sentiva, in verità, il bisogno. Ma tant’è. Diamo ai nostri figli e nipoti un “fisico bestiale” per resistere in un ambiente sempre più ostile!
Il cosiddetto decreto Cutro è stato giustamente esaminato e criticato per l’abnormità dei contenuti. Ma il suo iter non è stato da meno. L’adozione del decreto (prima) e la conversione in legge (poi) hanno, infatti, riproposto alcune tra le patologie più comuni della decretazione d’urgenza. Con qualche fuga in avanti che, in prospettiva, potrebbe aprire la strada a forme di “abuso del decreto-legge” sempre più spregiudicate.
Il “merito” è usato da una parte della politica e della cultura per dividere la società in vincenti e perdenti e rendere così accettabili le disuguaglianze. Non è la prospettiva disegnata dalla Costituzione, che lo esclude dai criteri distributivi dei beni sociali indispensabili per condurre una vita “libera e dignitosa”. A questa impostazione dobbiamo fare riferimento senza lasciarci ammaliare da facili scorciatoie.