Claudio Novaro è avvocato a Torino ed è impegnato in numerosi processi in tema di movimenti e lotte sociali.
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Richieste di risarcimenti stratosferici, interventi a gamba tesa di vertici giudiziari, aggressioni mediatiche a catena: la criminalizzazione del conflitto sociale si arricchisce di nuove pagine. C’è un caso di scuola: il processo torinese contro 28 militanti del centro sociale Askatasuna. In attesa dell’approvazione del disegno di legge sicurezza…
Qualche volta una buona notizia. È accaduto il 20 novembre a Torino. La Corte d’appello ha assolto, per avere agito in stato di necessità, 19 ragazze e ragazzi, per lo più anarchici, che per oltre due anni hanno accolto migranti in una casa occupata a Oulx, Valsusa, sul confine con la Francia. Poi lo sgombero e le misure cautelari. Ora, finalmente, un giudice ha detto quel che dovrebbe essere ovvio: salvare vite non è un reato.
C’era una volta il codice Rocco. Anzi, dopo 80 anni dalla liberazione, c’è ancora. E prevede punizioni esemplari per la resistenza e la violenza contro le forze dell’ordine, in particolare nel corso di manifestazioni. Ma alla destra di governo non basta. E così si susseguono progetti di aggravamento delle pene all’insegna dell’emergenza.
Le scorte hanno la finalità di assicurare protezione a persone esposte a situazioni di rischio di natura terroristica o correlate al crimine organizzato. Ma non è sempre così: a volte servono solo ad assicurare uno status symbol, altre a sovradimensionare, sul piano dell’ordine pubblico, fenomeni di conflittualità sociale. Torino è, sul punto, all’avanguardia…
A Torino, nei giorni scorsi, un corteo di studenti che protestava per l’arrivo di Giorgia Meloni in città è stato disperso dalla polizia con manganellate e cariche di inutile violenza. È, ormai, una sorta di tradizione sabauda. Ma ciò che ogni volta sorprende è il seguito giudiziario: contestazioni a pioggia di resistenza a pubblico ufficiale per i manifestanti e mai un rilievo per violenze ed eccessi di polizia.
Ancora una volta, nonostante le smentite dei giudici del riesame e del merito, la Procura e il GIP di Piacenza proseguono la crociata contro l’attività sindacale nella logistica. A sorprendere, oltre all’abnormità della contestazione di associazione a delinquere, è l’uso di toni, giudizi ed espressioni che dovrebbero restare estranei alla giurisdizione.
Torino continua ad essere un laboratorio di repressione del conflitto sociale. È accaduto da ultimo dopo le manifestazioni studentesche di febbraio: a scontri di modesta entità hanno fatto seguito carcere e arresti domiciliari anche nei confronti di ragazzi giovanissimi e incensurati. La logica è sempre la stessa: incarcerane uno per educarne 100.
Per polizia e magistratura ci sono, a Torino e in Val Susa, dei nemici pubblici che vanno ridotti al silenzio ed espulsi dalla scena: i centri sociali, i No Tav, il conflitto sociale. Il procedimento penale aperto da ultimo contro Askatasuna, fondato com’è sul nulla, ne è l’ennesima dimostrazione. È ora che lo capisca quel che resta della sinistra.
Per opporsi all’abbattimento di un parco e di una struttura di aggregazione, deciso per costruire l’ennesimo centro commerciale, un gruppo di associazioni, movimenti e cittadini organizza una marcia di protesta. La risposta? Il corteo viene pesantemente caricato dalla polizia tra gli applausi delle istituzioni cittadine (con il solo distinguo di un assessore). Così va la vita nel Belpaese…
L’armamentario è quello degli anni ’50. La polizia scioglie brutalmente un presidio di lavoratori in sciopero. Poi il pubblico ministero e il gip contestano agli scioperanti reati gravissimi con misure cautelari, perquisizioni e minacce di espulsioni. Ma accade a Piacenza, nel marzo 2021.