Le molte ragioni del NO: per riaprire la questione delle garanzie

C’è, tra i giuristi progressisti (soprattutto avvocati), chi sostiene che la riforma costituzionale sottoposta a referendum potrà essere, grazie alla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, un veicolo di crescita delle garanzie. È una posizione infondata: non per ragioni di principio ma per le caratteristiche di “questa” separazione, che affievolisce l’autonomia dei giudici e tende a riportarli nell’orbita del Governo.

Le molte ragioni del NO: contro il paradigma Meloni

Il referendum del 22-23 marzo non riguarda solo la magistratura, ma il paradigma di governo perseguito senza interruzione da Giorgia Meloni che aspetta di essere completato con il premierato e con una riforma elettorale ancora più maggioritaria. Tocca a noi decidere – il 22 e 23 marzo – se favorire la centralizzazione, le gerarchie e la privatizzazione dello Stato oppure difendere la democrazia, l’uguaglianza, il pubblico.

Giornali e giornalisti

I giornalisti sono nell’occhio del ciclone. 247 sono stati uccisi a Gaza da esecuzioni, missili e droni israeliani, solo perché cercavano di informare. Ma, allo stesso tempo, sono scomparsi gli inviati di guerra e, con loro, le notizie vere e verificate su guerre e aggressioni. E da noi, spesso, i giornalisti si autocensurano e si adeguano: subiscono il clima e, al tempo stesso, lo creano. Con qualche eccezione, significativa ma rara.

Piangere Habermas

La morte di Habermas è l’ultimo definitivo congedo da un secolo costellato di grandi speranze emancipative. Quel che resta della sinistra – marginale nella società ma virale sulle nostre bolle social –, invece di non concedere ad Habermas nemmeno il rispetto in morte, dovrebbe interrogarsi precisamente sul suo rapporto con quel secolo di cui la morte di Habermas rappresenta la pietra tombale.

Sotto il cielo dell’Iran, del Libano, di Gaza

“Stella stellina”, cantata al festival di Sanremo da Ermal Meta, racconta la vita spezzata di una bambina a Gaza. A volte, sotto alcuni cieli, può capitare che tra le stelle si nascondano degli intrusi come missili e droni e che il cielo notturno non sia teatro di meraviglie, ma di dolore. Succede in Iran, in Libano, a Gaza. Anche le canzoni possono raccontarlo, pur se poi gli interessi commerciali fanno sì che siano presto dimenticate.

10 marzo 1946: votare ed essere votate

Esattamente ottant’anni fa, il 10 marzo 1946, con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74, le donne italiane conquistarono la pienezza del diritto di voto. Fu un passaggio fondamentale, anche sotto il profilo simbolico. Ad esso seguì poi, il 2 giugno, una massiccia partecipazione femminile al voto nel referendum che sancì l’avvento della Repubblica con un’affluenza ai seggi dell’89,08 per cento degli aventi diritto.

I balli degli iraniani e le lacrime degli antimperialisti

Ci sono iraniani progressisti che gioiscono per l’attacco al loro paese. E ci sono occidentali progressisti che si stracciano le vesti per la morte dell’ayatollah Khamenei. I progressisti, in Occidente e nel Sud del mondo, sanno che questo sistema è ingiusto ma non si oppongono perché hanno troppo da perdere e sognano interventi esterni. Ma non c’è nessun salvatore. Nessun Messia. Solo noi. E la nostra responsabilità.

Essere donna a Gaza

“Sognavo di diventare una pioniera della scienza, come Marie Curie o Zaha Hadid. Ma poi ho capito che ero nata in uno degli angoli più difficili del mondo, dove anche solo esprimere i propri sogni è sufficiente per seppellirli. Come donna di Gaza, nessuno mi ha mai chiesto cosa volessi. Essere una donna a Gaza significa partorire sotto i bombardamenti o fuggire con i propri figli mentre si sanguina”.

Oceanica

Una mobilitazione “oceanica” contro la guerra

L’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran rappresenta un salto in avanti verso l’abisso. La nuda vita del pianeta e le esistenze di tutti noi sono messe a rischio. Per fermare questa deriva tragica non bastano più le tradizionali forme di opposizione. Occorre una mobilitazione straordinaria, che chiamiamo “oceanica”, in grado di sommergere i nuovi nemici dell’umanità.