Un quindicenne non è la metà di un trentenne

I giovani fanno paura. Dare loro un sostegno sociale e un’istruzione adeguata e responsabilizzante è considerato un lusso impossibile. L’ultima trovata del Governo è punirli anche se hanno 14 anni o poco più: non possono votare né lavorare sotto contratto, ma possono andare in galera. Uno striscione al corteo del 2 ottobre 2025 recitava “Giù le mani dai bambini!”. Occorre farlo diventare un programma politico.

La violenza tra linguaggio e costume politico

Il racconto pubblico di alcuni casi di cronaca sta trasformando la violenza in costume politico, quasi una forma di partecipazione. Naturalmente essa nasce contro il nemico più facile da isolare, quello che suscita meno solidarietà. Ma, una volta entrata nella comunicazione politica, trova nuovi destinatari, nuove alleanze, nuove forme di autorizzazione. Così la democrazia diventa sempre più fragile.

L’assalto alle coste italiane e i nuovi barbari

C’è, a insidiare il nostro futuro, chi minimizza la crisi climatica, ne mette in discussione le cause antropiche o contrasta apertamente le politiche di decarbonizzazione. Ma non meno pericoloso è chi – leader politici e governi – riconosce formalmente la gravità della crisi ma rinvia sistematicamente le decisioni necessarie per affrontarla. La situazione delle nostre coste ne è un esempio illuminante.

Tassare i grandi patrimoni è necessario

Tassare i grandi patrimoni, cioè la quota eccedente i due milioni di euro (esclusa l’abitazione principale), come prevede la proposta di legge di iniziativa popolare per cui è in corso la raccolta delle firme, non ha niente di rivoluzionario. È una “semplice” attuazione della Costituzione che peraltro, nell’attuale contesto di liberismo sfrenato, si presenta come alternativa radicale e può dare una scossa alla politica.

La Cina è vicina. Intervista a Giorgio Airaudo

La Cina non è più soltanto la “fabbrica del mondo” ma è diventata uno dei centri principali dell’innovazione industriale, soprattutto nel campo dei veicoli elettrici, delle batterie e delle tecnologie applicate alla produzione. Una delegazione della CGIL ha visitato il Guangdong, una delle province più industrializzate della Cina e uno dei cuori mondiali della filiera dell’auto elettrica. Ne abbiamo parlato con Giorgio Airaudo.

Quale polizia per uno Stato democratico?

Il ricordo di Genova e la morte assurda di Abderrahim Fakir hanno riacceso i riflettori sulla polizia, di cui è in corso una ristrutturazione conservatrice e militarista che la allontana dal modello della riforma del 1981. È una strada sbagliata ché l’efficacia del lavoro di polizia si fonda sulla fiducia dei cittadini e una polizia democratica si misura non da come tratta chi la applaude ma da come garantisce i diritti di chi la contesta.

La società dell’inganno

Le preferenze sono un inganno, come lo è il maggioritario. Ma l’inganno non è una tattica della politica; è, oggi, la politica. Meloni, Vannacci, Trump non sono degli eroi, ma dei mediocri esecutori. Portano a compimento la civiltà dell’inganno e, senza accorgersene, la congedano definitivamente, perché la svelano nella sua miseria finale. Seguendo un copione rappresentato sullo schermo dall’Ulisse di Nolan.

Chi mette davvero le mani nelle tasche degli italiani?

Negli ultimi anni sta procedendo una sottrazione di ricchezza ai danni dei cittadini e di intere nazioni, molto più profondo rispetto alla promessa di Berlusconi di non mettere le mani in tasca agli italiani. È la corsa agli armamenti, folle e pericolosa, che porterà l’Italia, nel 2028, a una spesa militare di circa il 3,2% del Pil. Nel 2035, poi, essa ammonterà a 498 miliardi con una soglia annua di 145 miliardi (a fronte dei 40 attuali).

Genova, la nostra storia

Ci sono eventi che segnano le vite delle donne, degli uomini e di un intero Paese. Per la mia generazione il riferimento naturale è la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Poco più di trent’anni dopo, i fatti di Genova del 19-22 luglio 2001 hanno di nuovo segnato un’epoca e le generazioni che la abitavano. Ripercorrere quegli eventi è necessario, non solo per ricordare ma anche per andare avanti.

Come arrivammo a Genova: “Voi G8, noi 6 miliardi”

Le radici di Genova 2001 affondano nel tempo. Ma la sua organizzazione cominciò un anno prima. Non puntammo sulle differenze, ma su ciò che ci univa. Lo trovammo nello slogan “Voi 8, noi 6 miliardi”. Voi non avete nessun diritto di dominare il mondo: questo ci univa tutti. Decidemmo insieme ogni parola che avremmo detto, ogni azione che avremmo fatto. E quel metodo ci fece costruire un movimento così grande e plurale.