Umberto Bossi: non folklore, veleno per la democrazia

Bossi se ne è andato e c’è chi lo considera uno statista. Dimenticando i fucili contro Roma, l’astio contro i terroni, il più rum meno rom, i “bingo bongo”, la garrota per gli omosessuali, le pallottole di gomma sugli immigrati travestiti da leprotti. Eppure in un tempo di genocidi e di guerre non si può ridurre al pittoresco questa spregiudicatezza. Non erano battute di un uomo in canottiera, ma ferite profonde alla democrazia.

Trump e l’orrore del “gioco della guerra”

La guerra di Trump e del suo entourage ha subito un’ulteriore trasformazione rispetto alla stessa guerra di Bush. È diventava un gioco, anche economicamente profittevole, in cui non c’è posto per l’umano. Le persone scompaiono nelle idee e nelle dichiarazioni degli strateghi del Pentagono e la guerra viene quotidianamente presentata come un videogioco in cui è impossibile scindere la realtà dalla finzione e dal “gioco”.

Dopo la vittoria del No: scardinare l’esistente

Il No è stato un voto contro la riforma, contro il Governo Meloni, contro la costruzione di un regime autoritario. Un voto contro l’esistente. Un “ora basta”, invertiamo la rotta. Un viatico per cambiare. Ora è tempo di farlo. Anzitutto impedendo l’approvazione del disegno di legge di contrasto all’antisemitismo (alias al dissenso) e la conversione dell’ultimo decreto sicurezza. E, poi, imponendo un calendario politico alternativo.

Il referendum e il compito che ci attende

La crisi del centro destra non è affatto un’evidenza del presente, ma un compito per il futuro. Questo è il deposito politico che l’esito del referendum consegna in eredità. Sta all’opposizione coltivare questo compito e non illudersi che sia un’evidenza di cui impossessarsi senza scrupoli. Altrimenti i due milioni di votanti usciti dal limbo dell’astensione spariranno di nuovo dall’orizzonte della rappresentanza.

Ha vinto il no, non l’immobilismo

In questa campagna elettorale i magistrati sembrano aver ritrovato una consonanza con la Repubblica: non il consenso, ma una legittimazione costruita sul rispetto delle regole, sulla fatica del giudizio, su un controllo da parte di quel popolo in nome del quale la giustizia viene amministrata. Sarebbe un errore imperdonabile leggere questo voto come un’autorizzazione a restare immobili o, peggio, a chiudersi nel corporativismo.

In ricordo di Dario Fo e Franca Rame

Il 24 marzo è il centenario della nascita di Dario Fo. Difficile che questo Governo a trazione neofascista lo ricordi e in ogni caso Fo non gradirebbe una commemorazione ipocrita. Spetta a chi ha amato e apprezzato lui e Franca Rame ricordare e rivivere il contributo culturale e politico di due grandi e impareggiabili interpreti dell’arte italiana che seppero unire cultura e impegno sociale.

Umberto Bossi: un no che investe anche il presente

Il giudizio politico su Bossi non può che essere pesantemente negativo. Ma questo giudizio deve necessariamente essere formulato attraverso una lettura generale della catena di eventi politici che hanno riguardato l’Italia tra gli anni Settanta e Novanta. Dire No a Bossi significa, in altre parole, esprimersi non semplicemente contro un personaggio del passato, ma contro una parte significativa dell’Italia attuale.

L’Europa e la convenienza della pace

I governanti europei preparano la guerra, anche se il solo ipotizzarla, contando su una campagna di manipolazione e di menzogne e inventando qualche provocazione per aizzare l’odio contro il nemico, è una assoluta follia. Sembra difficile oggi staccarsi dall’abbraccio servile come UE, ma si può. La Spagna mostra la strada. Cacciare il governo Meloni costituirebbe un buon passo per farlo anche noi.

Iran. La guerra non può essere vinta, ma solo allargata

La guerra scatenata contro l’Iran dall’asse Usa-Israele, non può essere vinta. Per le caratteristiche dell’Iran che è, insieme, Stato e movimento di resistenza diffuso. La guerra convenzionale nei suoi confronti non funziona. Ogni bomba che cade rafforza la narrativa della forza dell’Iran e dell’indegnità del nemico. Ogni martire consolida il pantheon. Ogni banca colpita dimostra ai poveri da che parte sta l’oppressore.

Noi preferiamo di NO

Tra poco si vota. Come nel 2006 e nel 2016, sulla struttura della Costituzione, che gli artefici delle riforma sottoposta a referendum vorrebbero stravolta e piegata alle “nuove” esigenze di governabilità e di controllo. Oggi tocca alla giustizia, burocratizzata e intimidita. Una lesione grave in sé, ma non solo questo. Anche una tessera fondamentale del progetto autoritario in corso. Per questo voteremo No.