Maurizio Bonati, medico, già direttore del Dipartimento di Salute Pubblica dell’Istituto Mario Negri IRCCS di Milano. Direttore di Ricerca&Pratica.
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“Stella stellina”, cantata al festival di Sanremo da Ermal Meta, racconta la vita spezzata di una bambina a Gaza. A volte, sotto alcuni cieli, può capitare che tra le stelle si nascondano degli intrusi come missili e droni e che il cielo notturno non sia teatro di meraviglie, ma di dolore. Succede in Iran, in Libano, a Gaza. Anche le canzoni possono raccontarlo, pur se poi gli interessi commerciali fanno sì che siano presto dimenticate.
In due anni a Gaza 64.000 bambini sono stati uccisi o mutilati dalle bombe. Altri sono morti a causa di malattie prevenibili o sepolti sotto le macerie. Ma non è tutto. Dopo la fase acuta di un conflitto armato, occorrono circa 15 anni per ripristinare, mantenere e riprendere il trend precedente di contenimento della mortalità infantile. È questo il futuro che si profila per i bambini di Gaza sopravvissuti al massacro?
Nel 2022 l’accesso al cibo era precluso a 691-783 milioni di persone. Poi la situazione è peggiorata. L’epicentro del fenomeno è Gaza dove la fame è un’arma di guerra, al pari delle bombe: il 30% dei bambini soffre di malnutrizione acuta e ogni giorno due persone su 10.000 muoiono per fame e malnutrizione. È un crimine di guerra intollerabile che, peraltro, lascia indifferente la comunità internazionale.
Agli attacchi all’ambiente e alle condizioni di vita del pianeta da parte della speculazione, si aggiungono quelli portati dalle guerre, sia nella fase di preparazione, che nelle sue operazioni e nelle conseguenze. Per questo l’ambientalismo deve essere associato al pacifismo. Come ha scritto Alexander Langer: «La causa della pace non può essere separata da quella dell’ecologia».
Quello degli in-visibili e in-curabili è un popolo in continua crescita. Soprattutto di bambini. In Italia e nel mondo. Soprattutto nelle zone di conflitto. Sono le disuguaglianze sociali e le guerre i determinanti principali della salute assai più che malattie rare o sconosciute. E la medicina è anche politica, nel suo realizzarsi o negarsi, nel prendersi cura.
La situazione della Lombardia è anomala e distante (outlier) dalle altre Regioni. Si potrebbe raccontare un’altra storia della Covid-19 in Italia senza considerare la Lombardia. E si potrebbe raccontare un’altra storia della Lombardia senza considerare Codogno e Alzano-Bergamo: due altre anomalie lombarde.