Sotto il cielo dell’Iran, del Libano, di Gaza

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Stella stellina / La notte si avvicina / Non basta una preghiera / Per non pensarci più / Dalla collina si attende primavera / Ma non c’è quel che c’era / Non ci sei più tu … / Ho pensato anche di scappare / Da una terra che non ci vuole / Ma non so dove andare / Tra muri e mare non posso restare…

Ermal Meta

Nei primi 10 giorni di guerra di Israele e degli Stati Uniti all’Iran si sono contati 1.255 morti la maggioranza civili. Sette i militari statunitensi caduti. Oltre 12.000 le persone rimaste ferite, per lo più a causa di ustioni e lesioni da schiacciamento. Ventinove le strutture cliniche che sono state danneggiate e dieci di queste sono state costrette a chiudere. Inoltre, 52 centri sanitari, 18 sedi di pronto soccorso e 15 ambulanze sono stati danneggiati o distrutti. Undici gli operatori sanitari iraniani morti. Difficile la stima delle vittime durante una guerra, anche per l’attività di propaganda degli attaccanti e dei difensori. Ci voglio anni al termine di un conflitto, e l’attività di agenzie indipendenti, per avere stime affidabili dei danni causati da un conflitto. Si stanno ancora aggiornando gli esiti della guerra in Bosnia (1º marzo 1992 e il 14 dicembre 1995): quanti decenni ci vorranno per le stime dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia (24 febbraio 202) o della invasione della Striscia di Gaza dell’esercito israeliano (27 ottobre 2023)?

Il “grande satana”, come definì gli Stati Uniti d’America Khomeini nel 1979 ai tempi della crisi degli ostaggi all’ambasciata americana a Teheran, ha raso al suolo un istituto scolastico a Minah nel sud iraniano. Sepolti sotto le macerie i corpi di 165 persone, quasi tutte bambine tra i 5 e i 12 anni d’età. “Danni collaterali” o “tragico caso” del delirio di onnipotenza dell’Achab americano accompagna l’alleato israeliao e trascina i suoi sudditi e la maggioranza impotente del mondo verso un’altra epica tragedia dopo quella ancora attiva nella Striscia di Gaza. Le mappe usate dall’esercito statunitense non erano aggiornate ed è stata colpita una scuola invece di una vicina potenziale base navale dei pasdaran. L’UNICEF ha sottolineato come, anche in questo conflitto, siano i bambini a pagare sempre più il prezzo dei combattimenti, affermato inoltre che altri 12 bambini sono stati uccisi in incidenti separati in scuole in cinque località dell’Iran e ha avvertito che almeno 20 scuole sarebbero state danneggiate.

La tragedia della scuola di Minah offre, purtroppo, lo spunto per alcune riflessioni necessarie circa il rispetto dei diritti umani in Iran. Secondo l’interpretazione iraniana della legge islamica sciita, l’età della responsabilità legale differisce significativamente tra ragazze e ragazzi. Le ragazze sono considerate legalmente responsabili all’età di 9 anni lunari (circa 8 anni e 9 mesi), mentre i ragazzi raggiungono la responsabilità legale a 15 anni lunari. Le vittime di quella scuola, espressione delle discriminanti di genere anche in ambito scolastico, erano in gran parte maggiorenni per il sistema giuridico iraniano che, basato sulla Sharia, contiene una serie di disposizioni discriminatorie nei confronti delle donne, in particolare in materia di diritto penale, di famiglia e successione. Le misure vanno quindi ben oltre l’imposizione statale del velo islamico, che è diventato un simbolo del tentativo del sistema di controllare e dominare le donne durante i quasi cinquant’anni di esistenza della Repubblica Islamica. Il prezzo del sangue (noto come diyah e il cui valore è ufficialmente fissato annualmente in base al prezzo di 100 cammelli) e i matrimoni temporanei della durata di pochi minuti sono tra le caratteristiche peculiari di un sistema giuridico teocratico medievale attraverso il quale l’Iran impone sistematicamente alle donne una cittadinanza di seconda classe. Diritti negati nella vita quotidiana in tempi di (apparente) pace e di guerra. Diritti negati che creano e amplificano le popolazioni di vittime in entrambe le condizioni.

Il bilancio delle persone uccise dai servizi di sicurezza iraniani nelle strade dell’Iran giovedì 8 e venerdì 9 gennaio potrebbe essere state fino a 30.000 secondo alcune fonti. Il numero di persone massacrate è stato così elevato da superare la capacità dello Stato di smaltire i morti. Le scorte di sacchi per cadaveri erano esaurite e la disponibilità delle ambulanze insufficiente. Le immagini di obitori e cimiteri con corpi accumulati e camion carichi di cadaveri documentavano non solo una tragedia, ma una emergenza umanitaria per la popolazione iraniana. Anche in questo caso, le stime sul numero delle vittime variano notevolmente: il Governo iraniano ha riconosciuto più di 3.000 morti e l’organizzazione statunitense HRANA (Human Rights Activists News Agency), i cui dati si sono rivelati affidabili durante le precedenti repressioni, ha dichiarato un totale possibile di circa 22.000 persone decedute come conseguenza della violenta repressione delle manifestazioni antigovernative.

Invitare gli iraniani a ribellarsi al Governo teocratico sciita che detiene il potere assoluto nel sangue, mentre li si bombarda, sono l’ennesima testimonianza della minaccia ai diritti civili e umani della politica di onnipresenza e di interesse di parte dell’Amministrazione statunitense. Gli attacchi israeliani e statunitensi contro l’Iran continuano. L’Iran risponde con missili e droni contro postazioni militari statunitensi nei Paesi del Golfo. Israele ha intensificato la distruzione di Beirut e buona parte del sud e dell’est del Libano perseguendo l’obiettivo storico di incorporare il Libano meridionale a Israele. Nel frattempo, nella Striscia di Gaza il fragile cessate il fuoco è continuamente violato dall’esercito israeliano. Dall’ottobre 2025, oltre 550 persone sono state uccise e oltre 2000 ferite. Oltre alle perdite, gli abitanti della Striscia devono fare i conti con gli aumenti vertiginosi dei costi dei generi alimentari. Un chilo di pollo che prima della guerra costava 14 shekel (3,80 euro) oggi arriva a 25 (6,79). Il pesce congelato è passato da 8 a 23 shekel al chilo (da 2,17 a 6,25 euro); una confezione di trenta uova da 13 a 35 shekel (da 3,53 a 9,51 euro). Il costo dei pomodori è raddoppiato, quello dei cetrioli è triplicato. Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato alla fine del 2025 indicava che nell’anno precedente il reddito pro capite annuo a Gaza era precipitato a 503 shekel (poco più di 136 euro), rispetto ai 3.900 del 2022.

Le attenzioni internazionali su quanto accade nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania sono diminuite, eppure la situazione è ancora drammatica, i prezzi sono alle stelle… e alle stelle bisogna affidarsi per catturare l’attenzione, seppur momentanea, sulla tragedia di Gaza. “Stella stellina”, cantata da Ermal Meta al Festival di Sanremo 2026, il Festival della canzone italiana, racconta la vita spezzata di una bambina in Palestina («tra muri e mare»), durante la guerra a Gaza. «Volevo raccontare l’impotenza di fronte a una vita giovane che viene stroncata per la brutalità dell’essere umano. Mi sono immaginato una collina dalla quale aspettiamo una nuova primavera, una rinascita, la serenità e la fine delle guerre». Le canzoni servono anche a raccontare il tempo che stiamo vivendo e quindi anche Sanremo deve forse confrontarsi con il presente; il palcoscenico sanremese è un’opportunità… Le buone intenzioni, specie in determinati contesti, devono però mediare con interessi vari, non ultimi quelli commerciali, per cui Stella stellina è un brano molto world music, divisivo nella composizione, nei risultati e nelle intenzioni. Una canzone classificatasi ottava nella classifica finale che non rimarrà nella storia musicale e scomparirà rapidamente, come la maggioranza delle canzoni presentate, dal ricordo del tradizionale evento nazionalpopolare e che non entrerà neppure nel prossimo album di War Child Records per raccogliere fondi a favore dei bambini vittime di guerra nel mondo. Un’iniziativa che ebbe inizio con l’uscita dell’album HELP nel 1995, che riuniva artisti del calibro di Oasis, Blur, Massive Attack, Portishead, Radiohead e un supergruppo poco conosciuto, The Smoking Mojo Filters, composto da Paul Weller, Paul McCartney e Noel Gallagher. Negli anni successivi, War Child Records ha pubblicato altri quattro album e nel marzo 2026 il sesto a sostegno di War Child, una ONG inglese che fornisce aiuti immediati, istruzione, supporto specialistico per la salute mentale e protezione ai bambini colpiti dai conflitti in tutto il mondo.

Al calar della notte, il cielo si popola di stelle e di figure misteriose, le costellazioni, frutto della fantasia dell’uomo. Dipende però dal punto di osservazione in cui si è posti. A volte, sotto alcuni cieli, può capitare che tra le stelle si nascondano degli intrusi come missili e droni, allora il cielo notturno non è teatro di meraviglie, ma di dolore. Succede in Iran, in Libano, a Gaza…

Gli autori

Maurizio Bonati

Maurizio Bonati, medico, già direttore del Dipartimento di Salute Pubblica dell’Istituto Mario Negri IRCCS di Milano. Direttore di Ricerca&Pratica.

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One Comment on “Sotto il cielo dell’Iran, del Libano, di Gaza”

  1. Lo scritto di Maurizio Bonaiti è l’emblema di una tragedia che si sta consumando precipitosamente e in maniera per me e forse per molti incomprensibile. Il dio denaro che governa il potere di forze governative passa sopra civili adulti e sopratutto bambini che sono nati per vivere e non per morire cosi’. La medicina salva vite, la guerra le stronca. La medicina fatica e suda per guarire la maggior parte delle persone malate, la guerra in un lampo e senza rimorsi o freni distrugge le vite soprattutto di chi vorrebbe vedere il sole e la luce di un futuro legittimo. Quanto odio, quanta cattiveria, quanta scialleratezza, quanto estremismo pervade oggi molta gente, molti popoli, molte nazioni. Tristezza e rammarico invece di gioia e pace.
    Le riflessioni scaldano il cuore ma non ridanno la vita e questa è l’amarezza maggiore.

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