Genova, la nostra storia

Ci sono eventi che segnano le vite delle donne, degli uomini e di un intero Paese. Per la mia generazione il riferimento naturale è la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Poco più di trent’anni dopo, i fatti di Genova del 19-22 luglio 2001 hanno di nuovo segnato un’epoca e le generazioni che la abitavano. Ripercorrere quegli eventi è necessario, non solo per ricordare ma anche per andare avanti.

Come arrivammo a Genova: “Voi G8, noi 6 miliardi”

Le radici di Genova 2001 affondano nel tempo. Ma la sua organizzazione cominciò un anno prima. Non puntammo sulle differenze, ma su ciò che ci univa. Lo trovammo nello slogan “Voi 8, noi 6 miliardi”. Voi non avete nessun diritto di dominare il mondo: questo ci univa tutti. Decidemmo insieme ogni parola che avremmo detto, ogni azione che avremmo fatto. E quel metodo ci fece costruire un movimento così grande e plurale.

Genova 2001 è nata prima

Genova 2001 non nacque all’improvviso. Prima della notte più buia della nostra democrazia c’erano stati giorni entusiasmanti in cui ci sentivamo protagonisti di una nuova primavera. Stava nascendo “il movimento dei movimenti” con l’obiettivo di “agire localmente e pensare globalmente” e di “non essere complici ma reagire”. A Genova tutto questo si scontrò contro una repressione cieca. Ma quell’invito vale ancora oggi.

Parola d’ordine: repressione: Genova tra continuità e svolta

Anche se il luglio del 2001 a Genova non va ricordato solo per la violenza della polizia contro chi protestava, non c’è dubbio che la repressione del Genoa Social Forum ha rappresentato un tentativo di criminalizzare un intero movimento. Se quel tentativo è fallito per la massiccia reazione a livello nazionale e internazionale, le forme di quella repressione non erano nuove e non sono state dismesse dopo Genova.

L’informazione alla prova di Genova

Il G8 di Genova è stato per il nostro sistema dell’informazione un momento di svelamento. Sono venute a galla alcune delle sue tendenze più profonde: l’organicità ai poteri politici, la vicinanza alle forze di polizia, la diffidenza verso i movimenti sociali, la scarsa attitudine a mettere in discussione le scelte degli apparati. Ma, insieme, è emerso un giornalismo dal basso che ha aperto nuovi orizzonti per l’informazione.

Attualizzare Genova? Un’esperienza

Perché in centinaia di migliaia raggiunsero Genova, in quell’estate torrida, anziché andare in vacanza? Questa domanda mi spinse, giovanissima, a cercarne le ragioni e, poi, a prendere un treno e ad andare a Genova. Da allora, ogni anno, le iniziative di luglio sono una tappa obbligata per cercare di ribaltare una narrazione che vorrebbe rendere gli oppressi colpevoli dell’oppressione.

Al G8 di Genova non avevo ancora tre anni…

Nel luglio 2001 non avevo ancora tre anni. Mesi dopo, andando all’asilo, ho chiesto alla mamma di attraversare il marciapiede per non passare davanti a un commissariato di polizia. Così Genova – conosciuta attraverso i racconti dei miei genitori – mi ha segnata, offrendomi, poi, lenti di comprensione del conflitto sociale e della sua repressione. Ma per chi non ha avuto racconti diretti i fatti di Genova sono, spesso, sconosciuti.

La crisi non è solo politica e l’alternativa deve essere radicale

La crisi che stiamo vivendo non è solo della sinistra. È la crisi di un’intera forma di civiltà politica. Per questo l’alternativa non può limitarsi a cambiare il governo delle cose, ma deve interrogarsi sull’ordine che le produce e sulla possibilità di trasformarlo e tornare a praticare l’inchiesta sociale, a ricostruire legami nei territori, a produrre luoghi di elaborazione e di confronto, a connettere esperienze oggi disperse e frammentate.

Virginia Evans, Tutte le mattine di Sybil (Rizzoli, 2026)

Sybil Van Antwerp vive in una bella casa sulle rive di un fiume, vicino a Washington, cura il suo giardino e scrive tantissime lettere. Lo ha, in verità, sempre fatto, da quando era piccola e attraverso queste lettere ci racconta chi è, chi è stata, i suoi dolori, i suoi errori, i suoi rimpianti, le sue gioie, i suoi amori, insomma, la sua vita. Un romanzo epistolare emozionante e appassionante.

Silenzio

Sola vergogna è il silenzio

Il coro degli opinionisti “di sistema” in sostegno all’appello al disimpegno lanciato da Francesco De Gregori rovescia l’intera tradizione novecentesca sull’engagement dell’intellettuale e sulla colpa del silenzio di fronte agli orrori di cui si è testimoni. È la perfetta applicazione del credo neoliberista che considera il principio di responsabilità come un intollerabile ostacolo alla libertà individuale. L’ignavia diventa una virtù.