Tra Libano e Israele un accordo asimmetrico e impraticabile

L’accordo negoziato tra Libano e Israele escludendo Hezbollah sta accentuando le divisioni tra le forze politiche libanesi, col rischio di condurre a una nuova guerra civile. Il ritiro israeliano è, infatti, subordinato a condizioni irrealizzabili e alla rinuncia, da parte del paese aggredito, della possibilità di rivolgersi a tribunali internazionali per ottenere giustizia. Nel frattempo, i bombardamenti di Israele continuano.

Idee e progetti per un’altra Europa

L’Europa rischia di essere spazzata via dalle ambizioni geopolitiche degli Stati Uniti (che le hanno delegato un’anacronistica guerra alla Russia) e dalla subalternità della sua leadership. Non si uscirà da questa situazione senza una proposta di alto profilo che miri a fare dell’Europa un luogo di diritti per tutti e con passaggi intermedi ineludibili come una trattativa realistica per la fine della guerra in Ucraina.

Petrolio italiano per le forze armate israeliane

Il genocidio di Gaza da parte dell’esercito israeliano non sarebbe possibile senza rifornimenti di carburante o petrolio greggio da parte di Paesi esteri. I fornitori sono, dunque, complici del genocidio. Tra loro, l’Italia che ha inviato centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio e altri combustibili ad aziende israeliane collegate alla filiera di approvvigionamento energetico delle Forze armate di Tel Aviv.